Il Ministro Carlo Nordio stupisce talvolta per il “candore” apparente delle sue esternazioni. Ieri non si è smentito in occasione dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario, pomposo rituale italiano, che, però, giunge poco a ridosso della contestata riforma dell’organizzazione della Magistratura la quale poco ha a che vedere con l’auspicata riforma della Giustizia di cui abbiamo invece bisogno. E la cosa ha animato – certamente più che in molti anni precedenti, e bisognerebbe tornare ai tempi di Berlusconi per ritrovare tanta animazione – un vero e proprio scontro tra lui e le più alte cariche della magistratura cui è spettato tenere il discorso di circostanza.
Il “candore” del Ministro lo abbiamo avvertito quando – dopo la vera e propria bufera scatenatasi con l’approvazione del provvedimento che porta il suo nome e che finisce dritto dritto a referendum i prossimi 22 e 23 marzo prossimi – ha detto che ora giunge il momento del confronto. Noi, in realtà, nella nostra ingenuità, abbiamo sempre pensato che prima si fa il confronto e, poi, si stendono le leggi. Soprattutto, quelle che hanno un rilievo costituzionale ed inerenti questioni tanto delicate come quelle che intervengono su di un altro Potere dello Stato. Facile contestargli allora che molto dialogo è difficile impostarlo quando le Camere sono state portate a quattro voti bloccati senza possibilità di assistere ad un autentico confronto parlamentare. E questo vizio di fondo – forse Nordio non si è accorto di quanto lo rivelasse egli stesso – è proprio evidente nelle pieghe del suo ragionamento quando ha detto: “Il rinnovo di questo momento solenne non ne diminuisce l’emozione, ma ne accresce il significato, perché esprime una stabilità di governo che costituisce un fattore decisivo per la credibilità interna e internazionale del nostro Paese”. Insomma, quel che conta non è il funzionamento della Giustizia, ma la “stabilità di governo”.
Il suo “candore” il Guardasigilli l’ha poi confermato quando ha ancora una volta negato che l’Esecutivo voglia mettere sotto di sé la Magistratura inquirente come i contrari a questa riforma – che non cambierà nulla per i cittadini – sostengono. E i contrari intravedono la prossima operazione di assoggettamento resa possibile dalla divisione dei magistrati in due corpi separati. E a questo punto c’è davvero da chiedersi se Nordio abbia assaporato l’analogo “candore” con cui il suo collega agli esteri, e Vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani, se n’è uscito dicendo che “La separazione delle carriere non basta. Dobbiamo liberare la Polizia Giudiziaria dal controllo dei Pubblici Ministeri“. Cosa contraria all’art 109 della Costituzione il quale, al contrario, dice che l’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria. Insomma è già pronta la scorciatoia per raggiungere l’obiettivo che è sempre in cima ai pensieri di questa maggioranza oramai in pieno assetto di guerra contro i Magistrati.
Questi sono capaci di tutto e, quindi, siamo in preoccupata attesa degli sviluppi, sperando che una destra migliore e davvero disponibile ad accettare il gioco democratico – di cui l’equilibrio dei Poteri è una delle fondamenta basilari- si presenti sulla scena politico – parlamentare del Paese. ![]()