Premessa

Secondo la Banca d’Italia, l’attività economica nelle Marche è cresciuta solo dello 0,4%, ben al di sotto della media nazionale (0,7%), mentre l’industria marchigiana continua a soffrire con un +11% di imprese in difficoltà e con un calo del fatturato che colpisce indistintamente piccole e grandi imprese ed, in particolare,  quelle più orientate all’export. Anche l’Istat denunzia un peggioramento del benessere, determinato dalla riduzione dell’offerta di trasporto pubblico ed un  arretramento della qualità della sanita pubblica.. Che fare?

Il policentrismo marchigiano 

Una riposta immediatamente, praticabile  a detto interrogativo  deve partire dalla considerazione della mancanza nelle Marche di una Citta metropolitana, dovuta ad un’asimmetria del PNRR. Aggravata dalla caratteristica dimensione policentrica dello sviluppo economico delle Marche, caratterizzato da fenomeni di coalescenza territoriale. Trattasi di Comuni contigui che, di fatto, conducono alla formazione di “nuove città “composte da  11 sottosistemi insediativi (cosiddetti poli, aree urbane  funzionali) che si aggiungono alle 9 Unioni di Comuni Montani, 5 Unioni di Comuni  e 5 Amministrazioni Provinciali . Di qui l’ostacolo rappresentato dal come realizzare la regolamentazione dei trasferimenti  finanziari all’interno di detti specifici livelli di governo locale e tra di essi ed il capoluogo regionale Ancona.

Il fallimento della politica economica regionale di questi  anni e dovuta al non  essere riuscita ad individuare  una soluzione che garantisca  la sostenibilità finanziaria della cosi complessa articolazione  dei livelli di governo locale che contraddistingue  il policentrismo marchigiano.

La ricucitura del territorio

Questa incapacità a ricucire il territorio, è stata determinata dal mancato accompagnamento del  processo di coalescenza territoriale con quello istituzionale a causa di una  politica economica regionale che, ignorando l’evoluzione normativa, non e stata capace di risolvere  il problema della mancanza di una  citta metropolitana.

Invece l’attuazione della profonda ristrutturazione del rapporto Stato/Enti locali determinata dalla sostituzione del Patto di Stabilità  con l’equilibrio di Bilancio  ha contraddistinto la gestione della Sindaca Valeria Mancinelli  sino al 2023  del Comune di Ancona, tanto che il 12 febbraio 2019 le è stato attribuito  il World Mayor Prize 2018.Trattasi di un riconoscimento  conferito dalla City Mayors Foundation al sindaco che ha apportato “contributi eccezionali alla sua comunità e la cui visione del vivere urbano sia pertinente a paesi e città di tutto il mondo”.

Pertanto, completando questa  coraggiosa iniziativa, imposta dall’evoluzione normativa, è possibile conciliare la coalescenza territoriale con quella istituzionale, individuando un criterio di oggettiva virtuosità finanziaria, la   misurabilità empirica delle interdipendenze fiscali. Saranno  cosi  realizzate  le mediazioni  compositive all’interno dei diversi livelli di governo locale e tra di essi ed Ancona, garantendo l’ottima allocazione delle risorse e sostituendo la mancanza di una Citta Metropolitana. Infatti la  sostenibilità finanziaria  del policentrismo marchigiano viene realizzata perché l’effettiva operatività di dette mediazioni compositive, consente  di  eliminare le disfunzioni della governance determinate dal diverso peso demografico dei comuni, superare egoismi municipalistici, la storica frammentazione territoriale, la tradizionale modestia decisionale in ambito territoriale ed individuare, il punto di equilibrio tra le esigenze di responsabilità degli amministratori e quelle di solidarietà.

Ancona capoluogo regionale Policentrico ed Ammagliato

Con la  ricucitura del territorio cosi realizzata, Ancona  diventa, una città capoluogo regionale diversa da ora perché  divenuta capace  di assicurare l’integrazione tra i poli, aumentandone il grado di connessione e riducendo uno dei difetti fondamentali del policentrismo spontaneo: la gerarchizzazione tra i poli, con il rischio di compromettere la solidarietà intercomunale e più in generale la coesione territoriale.

Con questo  sistema permanente di governo del territorio, che coinvolge  tutto  il capitale produttivo, cognitivo e innovativo della Regione, viene assicurata  la territorializzazione marchigiana dello sviluppo sostenibile, richiesta  dall’Agenda 2030 e non ancora realizzata.

Conclusioni

Poiché l’attuazione di detta proposta dovrà superare l’ostacolo di quei politici e burocrati comunali contrari all’attuazione della Pubblica amministrazione “per Risultati” è necessario  prevedere il ricorso ad un aiuto  istituzionale  che può essere  dato solo dalle Fondazioni di origine bancaria. Dotate del “vantaggio competitivo” dell’essere nate dalla scissione tra la gestione dell’attività creditizia e la proprietà conferita in capo alla Fondazione, ( legge n219/1990).  possono contare su un’esperienza d’integrazione dell’aspetto giuridico con quello economico dell’attività amministrativa, maturata ben 26 anni prima dell’abolizione della vecchia Pubblica amministrazione “per Procedure”. Inoltre, detta anzianità d’istituzione ha determinato una netta evoluzione dall’ originario tratto identitario di “ente di beneficenza” dedito alla mera erogazione di contributi, al ruolo sempre più nevralgico di propulsore e innovatore di progettualità territoriali nel difficile passaggio del sistema degli enti locali alla nuova regolamentazione.

In conclusione  ritengo, che un confronto tra Ancona e i capoluoghi regionali  delle altre sette regioni prive di citta Metropolitana  consentirà  di realizzare la territorializzazione dello sviluppo sostenibile anche  in dette regioni.

Antonio Troisi

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