Di “etico” nella recente Determina dell’AIFA n. 998 dell’8 ottobre 2020 c’è solo uno Stato (contrapposto allo stato laico di diritto) che un po’ alla volta a ritmo incalzante sta cercando imporre un pensiero unico falsificando la realtà.

È paradossale che per ottenere un antibiotico occorra la ricetta medica, e per un prodotto che devasta l’equilibrio riproduttivo femminile e distrugge la vita umana, se il concepimento è avvenuto, se ne possa fare a meno al punto che anche minori di età possono usufruirne andando direttamente in farmacia. La chiamano “contraccezione di emergenza”, ma è un inganno: un conto è impedire che il concepimento avvenga; un conto è intervenire per distruggere il concepito.

Certo, ad ogni assunzione di Ellaone non corrisponde in automatico un aborto in fase molto precoce, ma è altamente probabile che molti figli concepiti siano eliminati se il numero delle confezioni vendute è alto (nel 2018 sono state vendute oltre 260.000 confezioni di EllaOne – pillola dei 5 giorni dopo – e altrettante di  Norlevo/Levonelle – pillola del giorno dopo). In ogni caso è chiaro che si tratta di un prodotto – che sarebbe più appropriato chiamare “intercettivo” o “contragestativo” –  messo a punto per contrastare in tutti i modi l’esistenza di un nuovo essere umano. E dire che l’articolo 1 della legge 194 impone allo Stato di tutelare la vita umana sin dal suo inizio e di evitare che il ricorso all’aborto sia considerato mezzo di controllo delle nascite!

Siamo di fronte a una nuova abortività clandestina che va a moltiplicare in maniera occulta gli aborti. Quattro almeno gli aspetti drammatici da considerare e meritevoli, ciascuno, di approfondimenti:

1) il palese tentativo di cancellare, nella mente, nei cuori, nelle coscienze, anche solo il pensiero che in gioco ci sia un concreto e reale, unico e irripetibile essere umano che ha bisogno solo di tempo e spazio per manifestarsi in ciò che già è. Lo sguardo è rifiutato, il figlio negato in partenza, il dubbio cancellato. Qui c’è il tema della cultura dello “scarto mondiale” e della sempre maggiore banalizzazione dell’aborto attraverso la banalizzazione della sessualità;

2) l’abbandono di ragazzine minorenni rimandate a se stesse nella gestione di un aspetto dell’esistenza più grande di loro. Un’amica ginecologa mi ha scritto «Certe adolescenti usano la pillola post 5 gg anche ogni settimana!! La dose di ulipristal si accumula e potrebbe portare a danni epatici gravi come Esmia ritirato da poco! Immaginati ora che non serve la ricetta… poi una sola compressa è più comoda delle 28 della normale pillola contraccettiva, per la quale occorre assolutamente la ricetta!!». È assurdo ritenere che un sito internet – come è stato annunciato – sia una guida per orientare delle giovanissime donne, in età puberale o adolescenti, nell’ambito della sessualità, sottraendole al saggio filtro di una valutazione medica visto che si tratta di sostanze che incidono anche sulla salute;

3) la caricatura della informazione che a giudicare da come vengono presentate queste pillole non è attendibile. L’espressione  “contraccezione di emergenza” è tipica dell’antilingua  (si dice una cosa per coprirne un’altra), ed è ragionevole la diffidenza riguardo alle informazioni contenute nel sito annunciato dall’AIFA;

4) la matrice utilitaristica di scelte che alleggeriscono la sanità da aborti un epoca gestazionale più avanzata e che sgravano i medici di base dall’onere di compilare ricette. Insomma, se pensiamo ai diritti umani fondamentali – alla vita, alla salute, alla corretta informazione – e auna medicina a servizio dell’uomo, la deriva è lampante. Ma altrettanto lampante è il dovere di non assuefarsi, di non rassegnarsi, di non restare indifferenti, di non cedere di fronte a ciò che vuole distruggere la vita, i legami, la giovinezza, la bellezza dell’amore umano tra un uomo e una donna, il senso della scienza, le fondamenta della civiltà.

È chiara l’urgenza di una generale “mobilitazione delle coscienze” e in particolare, è necessaria una seria e approfondita riflessione sull’obiezione di coscienza dei farmacisti alla luce dei principi costituzionali, della libertà di coscienza riconosciuta dalle carte sui diritti umani, ma anche alla luce dell’art. 9 della legge sull’aborto che abilita a sollevare obiezione di coscienza il personale sanitario ed esercente le attività sanitarie. Il riconoscimento del concepito come “uno di noi” non può che essere il presupposto di questa auspicabile grande e partecipata mobilitazione.

Marina Casini Bandini 

 

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