L’anniversario del sacrificio di Giovanni Falcone ha dato la possibilità al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di toccare due temi cruciali per il Paese: mafia e Magistratura ( CLICCA QUI ). Finiscono, entrambi, per ritrovarsi collegati all’interno della necessità di assicurare “il positivo svolgimento della vita della Repubblica”.

E’ evidente che l’indebolimento della credibilità della Magistratura, lo ha ben sottolineato Mattarella, finirebbe per indebolire ” anche la lotta al crimine e alla mafia”. Ma è chiaro che queste due questioni pongono in maniera stringente, ma si sente che il nostro Presidente della Repubblica li avverte anche come urgente, quella più generale di far prevalere ” la voce della società contro condizionamenti illeciti, intrighi, prepotenze, violenza sopraffattrice; la voce dell’Italia che chiede che tutti e ovunque possano sentirsi realmente e pienamente liberi nelle proprie scelte e nelle proprie iniziative. In definitiva, la voce della civiltà e della storia”.

L’intervento di Mattarella è giunto in occasione dell’anniversario della strage di Capaci in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre uomini delle forze dell’ordine: Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Tenuto in quell’aula bunker di Palermo dove, comunque, la mafia ha subito una delle sue più importanti sconfitte giudiziarie e culturali.

Il messaggio è essenziale e senza tentennamenti: “Nessuna zona grigia, nessuna omertà né tacita connivenza: o si sta contro la mafia o si è complici dei mafiosi. Non vi sono alternative”. Il Presidente della repubblica, Sergio Mattarella, non lascia margini sull’atteggiamento da tenere nei confronti di uno dei più estesi e subdoli sistemi criminali al mondo.

Come ha ben detto che Capo dello Stato, però, la mafia “esiste tuttora”, “non è stata ancora definitivamente sconfitta”, “estende i suoi tentacoli nefasti in attività illecite e insidiose anche a livello internazionale”. Ecco perché, concordando pienamente con Sergio Mattarella, diciamo anche noi che ” è necessario tenere sempre la guardia alta e l’attenzione vigile da parte di tutte le forze dello Stato”.

La lotta alla mafia non è qualcosa da lasciare sui titoli dei giornali. Richiede invece un’attenzione costante in tutti gli ambiti dell’attività istituzionale e pubblica. Da quelli che riguardano gli appalti, le distorsioni dell’economia reale, dalle attività usuraie, al controllo della prostituzione e del caporalato o del traffico degli esseri umani, in particolare per ciò che riguarda gli immigrati. Il Paese, purtroppo, nonostante l’impegno costante di tanti validi magistrati e moltissimi rappresentanti delle forze dell’ordine non è ancora pienamente preparato. E’ un fattore anche di natura culturale, in base al quale, ad esempio, si continua a pensare che la mafia e le altre organizzazioni criminali siano solo un fatto che riguarda solo alcune aree del Mezzogiorno. Invece, tutto ci continua a dire che la “piovra” vive e alberga soprattutto dove c’è più ricchezza e dove c’è la possibilità di alterare le regole del mercato e delle attività economico finanziarie, intervenire nell’ambito della gestione dei rifiuti e delle energie alternativa e in quell’area agricola e trasformazione alimentare che oggi giustifica l’uso dell’espressione “agro-mafie”, senza per questo aspettarsi che i fenomeni mafiosi si esprimano secondo la consolidata letteratura rimasta in voga per troppo tempo.