Liberatasi del fardello della Legge di bilancio, un fardello che ha dimostrato come lei e i suoi non fossero affatto “pronti” come sonoramente e pomposamente dichiarato durante e dopo la campagna elettorale, Giorgia Meloni torna a parlare dei temi che le sono cari e più familiari. Magari, destinati a dimostrarsi più complicati di quelli legati al provvedimento finanziario di fine anno. Più complicati perché ancora maggiormente divisivi di quanto non sia stato il dover seguire un percorso obbligato, già largamente preparato dal Governo Draghi.

Nella conferenza stampa di ieri, Giorgia Meloni è stata forzata ad intervenire sulla questione del Msi che tanto ha animato le cronache politiche degli ultimi giorni, a seguito delle dichiarazioni del Presidente del Senato La Russa e della sottosegretaria Rauti. Quella della Presidente del consiglio è stata una risposta ambigua perché non ha affrontato l’eredità del neofascismo che neppure il passaggio dal Movimento sociale ad Alleanza Nazionale, che pure la vide personalmente partecipe, ha risolto pienamente. Eppure, è questione che pesa. Anche in relazione all’idea di introdurre il presidenzialismo che ha sempre costituito un obiettivo dell’estrema destra italiana che non ha mai accettato pienamente la nostra Carta costituzionale, democratica, popolare, antifascista.

Già abbiamo accennato alla similitudine con la “doppiezza” togliattiana (CLICCA QUI) e dobbiamo dire che Giorgia Meloni è sulla buona strada per emulare quello che fu a lungo il capo del Partito comunista italiano. A conferma che, come ci dice la storia, spesso gli estremi si toccano, se non altro nel metodo e nell’azione politica.

La Meloni proprio non sembra in grado di liberarsi da un fare retorico e non riesce a non addentrarsi nei meandri dell’immaginifico, con un pizzico di civettuola autoesaltazione. Si è spinta già a parlare di una sua eredità. Quella del presidenzialismo su cui ha battuto per decenni Giorgio Almirante e tutta la destra estrema, oltre che i golpisti della P2.

C’è da riconoscere che questa storia del presidenzialismo potrebbe costituire un’importante occasione per scuotere le coscienze e far interrogare davvero l’intero Paese sul proprio presente e sul proprio futuro senza snaturare  la storia del nostro processo democratico. Quello che ha portato l’Italia nel novero delle nazioni più moderne senza la necessità di affidarsi ad una cultura della gestione verticistica lasciata nella piena disponibilità del solo  “uomo( o donna) della provvidenza”.

Noi un’eredità l’abbiamo già ricevuta ed è quella della Repubblica parlamentare che è nostra intenzione difendere. Anche perché siamo ben consapevoli che questa storia del presidenzialismo è solo una delle strade attraverso cui  si vuole cancellare la sostanza e lo spirito della Costituzione antifascista.