Non interessa entrare nei sentimenti interiori di Giorgia Meloni, così come di qualunque altro politico nostrano. Tra l’altro, in taluni casi, davvero non sappiamo cosa ci si troverebbe. Ci rendiamo conto, però, che il passato pesa. E’ inevitabile che venga chiesto conto anche di quello a chi decide di mettersi in prima fila. Il bello della democrazia e di quella sua forma particolare, che va anche al di là degli schemi tradizionali, sviluppata con il diffondersi del digitale non lascia niente d’inevaso, persino impietosamente. Se guardiamo alle vecchie democrazie, quello di “fare le bucce” a tutti, comunque, non è una novità. E anche la carta stampata e le televisioni continuano a farlo. Un fenomeno da noi sconosciuto perché le “bucce” vengono fatte solo agli sconfitti, anche se è importante, prima, verificare che lo siano davvero … perché non si sa  mai.

E’ comprensibile che sia imbarazzante ritrovarsi con l’album di famiglia e foto di vecchie, ingombranti frequentazioni. Questo vale, in questo periodo particolare, anche per i rapporti con Vladimir Putin, e per una consistente schiera di politici nostrani. E non ci si può fare niente. Del resto, quelli di Fratelli d’Italia non possono proprio lamentarsi. A maggior ragione per il ripetersi di atteggiamenti da veri e propri neofascisti che tanti esponenti del partito di Giorgia Meloni giungono fino ad ostentarli. Purtroppo, anche in sedi istituzionali come accaduto in occasione di alcune uscite pubbliche di loro eletti o nel corso di riunioni di consigli comunali. C’è un’anima neofascista che rispunta ad ogni piè sospinto. Inutile girarci attorno.

Se Berlusconi arriva a dire, stando almeno a quello riportato da alcuni giornali, che la Meloni spaventa, è molto probabile che si riferisca proprio a quello. Anche se su questa paura ha finito per volarci sopra pur di raggiunge un accordo sui posti. Indirettamente ammettendo una certa quale inutilità del suo tentativo di offrire una faccia più palatabile agli occhi di un elettorato che, in fondo, come accadde ai tempi di Mussolini, considerava comunque i fascisti, lo stesso fu all’interno della nobiltà tedesca per i nazisti, una banda di cialtroni che, però, facevano comodo come manovalanza. Poi sappiamo come è andata a finire.

In ogni caso, il problema politico della Meloni è altro: quello del nazionalismo populista in Paese molto più moderno ed articolato rispetto a quello che vide le gesta politiche di Giorgio Almirante e, soprattutto, in considerazione di tutta la complessità e il preminente rilievo delle relazioni internazionali. In primo luogo, quelle con i paesi dell’Unione europea che non possono, neppure nel caso di una netta vittoria da parte del centrodestra a guida Meloni, essere sottovalutate.

Così preoccupano i collegamenti in corso con gente come Orban finito nuovamente nella bufera per le sue ultime dichiarazioni sulle razze dal sapore evidentemente “primatista”, se non addirittura nazista. Ovviamente, cadute senza che alcuna presa di distanza venisse da Meloni e Salvini.

Sono cose serie e non basta prendersela per la pubblicazione di foto che, in realtà sono compromettenti solamente per chi ha la coda di paglia e reagisce con la disinformazione di massa. Perché quando manca la sostanza non c’è il coraggio di fare davvero i conti con un passato che pesa e, ad esempio, buttare fuori dal partito tutti coloro che dimostrano di essere rimasti dei fascisti.