Stavolta è stato il Ministro per la Protezione civile Nello Musumeci a provocare la dura reazione dei giudici per attacchi all’indipendenza della magistratura. Intervenendo a una manifestazione in Sicilia il ministro ha detto che la magistratura è politicizzata: “è sotto gli occhi di tutti. E anche la stampa svolge un ruolo importante. Il magistrato ha il compito di fare il ‘killer’ e la stampa ha il compito di darne notizia”.  Musumeci ha aggiunto che ci sono casi di uomini e donne della politica incriminati e sbattuti in prima pagina come mostri, accusati di infamie e poi prosciolti o assolti. Ma non si è fermato qui. Non ha controllato le parole ed ha attaccato anche la stampa. “Non c’è dubbio che in questa filiera – ha detto – una componente essenziale sia stata certa stampa e ancora oggi quando si pubblicano estratti di atti riservati mi chiedo chi trasmette dal Palazzo di giustizia alla redazione quel documento riservato ? Da cittadino l’augurio che mi faccio è che magistratura e politica ritrovino le ragioni del loro equilibrio”.

Dopo queste incursioni verbali si ritrovi l’equilibrio ? Tutto è possibile, ma che bisogno c’era di attaccare due presìdi della democrazia ? Perché un attacco così improvviso, a freddo ? Il governo è intervenuto più volte sulla giustizia, Musumeci lo sa. Perché un salotto estivo deve trasformarsi in una platea cosi violenta ? Ha creato un nuovo conflitto, il ministro. Con tutto quello che c’è da fare in termini di protezione civile e di emergenze, il responsabile politico della sicurezza del territorio poteva risparmiarsi questa incursione. Desiderava fare notizia ? Avere visibilità aggiuntiva, oltre l’incarico ministeriale ?  Se voleva accendere un altro fuocherello in un autunno che si annuncia bello caldo, beh, ci è riuscito.

Il senso delle parole

Nessuno assolve nessuno, su giustizia e potere dei media, sia chiaro. Tutti commettono, commettiamo, errori. Ma il modo in cui si sviluppano le critiche, le parole che si usano, sono il riflesso di un pensiero.  “Magistrati  killer” ? Inconsapevole (?) del lessico si vuole assolvere a priori la politica dalle malefatte ? Ma non è la legge che attribuisce questo potere ai giudici ? Non ci sono le aule di tribunale, gli avvocati, le prove, le indagini a condannare io scagionare ? Ancora di questo discutiamo e per di più con un politico di lungo corso ? E la solita nota di “certa stampa”. Il ministro (giornalista a sua volta) conosce bene la velocità delle querele e delle “frenate” alla stampa. Il fantasma del binomio stampa-magistratura non sarà mai  sconfitto finché non si accetteranno le regole  di una democrazia viva che contiene difetti, esagerazioni, dibattito.  Giorgia Meloni, nemmeno lei tenera con i giudici (vedi la riforma sulla separazione delle carriere)  non ha mai usato le espressioni di Musumeci. Diciamo che ci sta più attenta e magari glielo dirà anche al suo ministro.

Sospetti e propaganda 

A ogni modo le espressioni di Musumeci sono gravi e offensive hanno ribattuto i magistrati. ” Definire i magistrati ‘killer’ non è solo un insulto gratuito, ma un tentativo di delegittimare chi ogni giorno applica la legge nell’interesse dei cittadini” dice una nota della giunta esecutiva dell’Associazione nazionale magistrati (Anm). Chi ricopre incarichi di governo dovrebbe misurare le parole, invece di alimentare sospetti e propaganda contro chi ha il solo compito – costituzionale – di rendere giustizia. Diamo un senso alle parole, allora ? “I killer, puntualizzano i magistrati, sono quelli che la magistratura italiana, in collaborazione con le forze dell’ordine, assicura alla giustizia rendendo l’Italia il Paese con il tasso di omicidi più basso dell’Unione europea. La magistratura non è né braccio armato, né strumento politico: chi la descrive così dimostra di non avere rispetto né per le istituzioni né per la verità”. Tutto, a meno che il ministro non voglia sentirsi parte di “quelli accusati di infamie e poi prosciolti o assolti”.

Nunzio Ingiusto

Pubblicato su www.italianotizie24.it/

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