Se ne raccontano già di tutti i colori. Aveva ragione Clemanceau, lo statista francese che firmò il trattato di Versailles, quando sostenne che “non si raccontano mai tante balle quante se ne dicono prima delle elezioni, durante la guerra e dopo le partite di caccia”.

Possiamo cominciare da Letta, sfibrato dalle trattative per il cosiddetto “campo largo”. Promette di rivedere le imposte di successione per assicurare ai diciottenni un bonus da diecimila  euro per affrontare la vita, sia essa di studio o di lavoro. Che il segretario del PD abbia fatto bene i conti c’è da dubitare: le nuove leve dei diciottenni in Italia sono poco meno di 300.000 all’anno. Il fabbisogno per questo” bonus” è quindi di tre miliardi di euro. Attualmente il gettito dell’imposta di successione non arriva a un miliardo di euro e l’idea di Letta è quella di rivedere l’imposta purché riferita solo ai grandi patrimoni. Ebbene, le famiglie italiane con patrimoni superiori ai cinque milioni sono poco meno dell’uno per cento del numero delle famiglie. Senza ricorrere a calcoli di matematica attuariale è facile dedurre che triplicare l’attuale gettito non è facile. Senza considerare la scarsa fantasia per il solito ricorso ai bonus (in luogo di borse di studio e corsi di formazione pagati) ed  esponendo la proposta così sommaria  alla fortissima campagna berlusconiana che vede la sinistra con la volontà di “tassare casa e risparmi”.

Ed è proprio di Berlusconi anche l’ultima trovata elettorale: la proposta di piantare un milione di alberi. Per carità di patria limitiamoci a definirla patetica: il PNRR ( Missione 2, capo C4) prevede già di piantare 1,6 milioni di alberi entro quest’anno e altri cinque milioni entro i prossimi due anni. Ma i signori consigliori dell’ottuagenario ex presidente li leggono i giornali?

Anche se i programmi dei partiti non sono ancora ufficialmente noti (vengono sempre per ultimi, prima i collegi) affollano già i social alcuni contenuti che una volta si ripetevano come slogan ed oggi sono diventati *hashtag. Tra questi prevale il messaggio della Meloni “più assumi meno paghi” spiegato sommariamente con la proposta di minor carico fiscale per le imprese con un costo del lavoro più alto rispetto al fatturato. Come se il lavoro non fosse un fattore della produzione ma piuttosto un optional a discrezione dell’imprenditore. Una follia per un Paese dove decine di migliaia di offerte di posti di lavoro non trovano risposta perché mancano le competenze. E soprattutto per un Paese che tra gli ultimi in Europa per produttività del lavoro.

E siamo solo all’inizio. Il periodo nel quale il sole si trova nel segno zodiacale del Leone non è finito e poi ne avremo ancora per un mese. Complice una legge elettorale che impone le ammucchiate: da una parte quella che va da Sinistra Italiana, che si professa comunista e che ha votato 55 volte contro Draghi, fino a Di Maio; dall’altra quella che va da Salvini (quasi sempre seminudo in questo inizio di campagna elettorale) alla querula Meloni e a ciò che resta di ciò che fu Forza Italia.

Ma siamo solo all’inizio. Ne sentiremo ancora delle belle.

Guido Puccio