Un patto educativo globale, che coinvolga istituzioni scolastiche, ma anche artisti e media, e che proponga un nuovo modello di educazione per superare le emergenze del mondo. Collegato in videomessaggio alla Pontificia Università Lateranense, dove si svolge l’evento, Papa Francesco delinea in sette punti quello che lui ritiene essere il percorso da fare per cambiare il mondo a partire dall’educazione.

L’evento del Patto educativo globale era inizialmente previsto a maggio, ed era poi stato spostato al 15 di ottobre per via della pandemia ( CLICCA QUI ). Quindi, è stato ulteriormente rinviato all’anno prossimo, mantenendo però in questa data un incontro virtuale, lanciato da un videomessaggio del Papa ( CLICCA QUI ).

Papa Francesco chiede di impegnarsi in otto punti: mettere al centro di ogni processo educativo e formale la persona; ascoltare la voce dei bambini; favorire la piena partecipazione delle bambine e delle ragazze all’istruzione, vedere nella famiglia il primo e indispensabile soggetto educatore; educare ed educarci nell’accoglienza, aprendoci ai più vulnerabili ed emarginati; impegnarci a studiare per trovare altri modi di intendere l’economia, di intendere la politica, di intendere la crescita e il progresso; custodire e coltivare la nostra casa comune. A questi sette punti, si aggiunge l’impegno a portare avanti attività nei Paesi di origine, illuminati dalla Dottrina Sociale della Chiesa.

Sono punti che, in fondo, sono sempre stati connaturati con l’impegno della Chiesa, che da sempre, in ogni terra di missione od evangelizzata, ha messo su scuole e strutture educative che hanno incluso sempre tutti, ragazzi e ragazze, poveri ed emarginati. Un modello che Papa Francesco si sente di ribadire in questo evento, che si collega, per il suo riferimento all’economia, anche ad Economy of Francesco, anche questo rinviato all’anno prossimo ( CLICCA QUI ).

Nel suo intervento, Papa Francesco nota che la pandemia ha fatto soffrire i sistemi educativi di tutto il mondo, tanto che si parla, in modo “un po’ forte”, di “catastrofe educativa di fronte ai circa dieci milioni di bambini che potrebbero essere costretti a lasciare la scuola a causa della crisi economica generata dal coronavirus”, aumentando “un divario educativo già allarmante, con oltre 250 milioni di bambini in età scolare esclusi da ogni attività formativa”.

Ci vuole, per Papa Francesco, un nuovo modello culturale, che dia anche “una svolta al modello di sviluppo”, che “rispetti e tuteli la dignità della persona umana”, perché “la crisi che attraversiamo è una crisi complessiva”, per affrontare la quale “non bastano ricette semplicistiche né vani ottimismi”.

Per Papa Francesco, “educare è sempre un atto di speranza”, che serve a pensare in una logica diversa, perché “se gli spazi educativi si conformano oggi alla logica della sostituzione e della ripetizione e sono incapaci di generare e mostrare nuovi orizzonti, in cui l’ospitalità, la solidarietà intergenerazionale e il valore della trascendenza fondino una nuova cultura, non staremo mancando all’appuntamento con questo momento storico?”

Papa Francesco sottolinea che “l’educazione è una delle vie più efficaci per umanizzare il mondo e la storia”, e si propone “come il naturale antidoto alla cultura individualistica, che a volte degenera in vero e proprio culto dell’io e nel primato dell’indifferenza. Il nostro futuro non può essere la divisione, l’impoverimento delle facoltà di pensiero e d’immaginazione, di ascolto, di dialogo e di mutua comprensione”.

Papa Francesco chiede “una rinnovata stagione di impegno educativo”, attraverso un percorso integrale che vada incontro “a quelle situazioni di solitudine e di sfiducia verso il futuro che generano tra i giovani depressione, dipendenze, aggressività, odio verbale, fenomeni di bullismo”. Un percorso che non faccia rimanere indifferenti “di fronte alla piaga delle violenze e degli abusi sui minori, ai fenomeni delle spose bambine e dei bambini soldato, al dramma dei minori venduti e resi schiavi”, al quale si unisce anche il dolore per “le sofferenze del nostro pianeta”.

È in questa situazione, che include la crisi sanitaria, che il Papa propone un patto globale per l’educazione, sottolineando che “ci serve il coraggio di generare processi che assumano consapevolmente 1a frammentazione esistente e le contrapposizioni che di fatto portiamo con noi; il coraggio di ricreare il tessuto di relazioni in favore di un’umanità capace di parlare la lingua della fraternità”.

Papa Francesco sottolinea che “un mondo diverso è possibile e chiede che impariamo a costruirlo”. Per questo, l’impegno globale è quello di “dar vita, nei nostri Paesi di provenienza, a un progetto educativo, investendo le nostre migliori energie nonché dando avvio a processi creativi e trasformativi in collaborazione con 1a società civile”, tenendo come punto di riferimento della Dottrina Sociale della Chiesa.

Conclude Papa Francesco: “Un tale investimento formativo, basato su una rete di relazioni umane e aperte, dovrà assicurare a tutti l’accesso a un’educazione di qualità, all’altezza della dignità della persona umana e della sua vocazione alla fraternità. È tempo di guardare avanti con coraggio e con speranza”.

Ma il Papa ricorda anche che “le grandi trasformazioni non si costruiscono a tavolino, no. C’è una ‘architettura’ della pace in cui intervengono le varie istituzioni e persone di una società, ciascuna secondo la propria competenza ma senza escludere nessuno”.

Andrea Gagliarducci

 

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