L’Europa ha bisogno di una Costituzione. E di un salto generazionale. Ha bisogno di giovani che si riconoscano “europei”. E “vivano” l’istanza di pace da cui è nata. Aspirazione ideale ed insieme disegno concreto, politicamente avvertito, che tuttora deve rappresentare la sua cifra distintiva. L’orizzonte, anzi il destino verso cui – e non è un paradosso – la sospinge la sua stessa millenaria esperienza di guerre e di violenze che hanno intriso di sangue il suo suolo, fino all’orrore dell’Olocausto.
I “padri fondatori”, i profeti della sua unità politica, dopo due efferati conflitti mondiali, combattuti ferocemente, nel breve volgere di trent’anni, hanno sognato la via della pace e ne hanno avviato il faticoso cantiere. Il cammino verso la sua unità politica, ad ogni passo, deve fare tutt’ uno con la costruzione di un nuovo ordine internazionale, rispettoso dei diritti e della dignità di ogni popolo, multilaterale e finalizzato alla pace. Senza questa ambizione l’Europa non avrebbe respiro. Verrebbe tradita la sua ragion d’essere. La coerenza con lo spirito delle origini.
Ha bisogno di una generazione di giovani che la sottraggano al ricatto di culture consumate dal tempo ed appassite, rattrappite nelle loro ossificate posture ideologiche che siano, a destra, di stampo nazionalista oppure, a sinistra, radicali e massimaliste.
Per questo invochiamo una Costituzione. Una Legge Fondamentale con la quale l’Europa riconosca sé stessa, prenda atto del suo compito storico e lucidamente lo faccia suo. Compito che non è un’opzione tra le altre, ma ciò che viene preparato da lontano e dettato dal corso degli eventi, il ruolo “necessario”, che sta nell’ordine delle cose ed è ritagliato sulla sua misura, inaggirabile, tale da recare con sé un impegno irrecusabile di responsabilità. Con l’aggressione russa all’Ucraina, la guerra è tornata a mordere l’Europa e così il focolaio di conflitti che infiamma ed incenerisce quel lembo orientale del bacino mediterraneo che, a tutti gli effetti, le appartiene.
Le Costituzioni non nascono a tavolino. Nascono quanto la sofferenza di un popolo diventa la sua coscienza e lo costringe ad osare. E per l’Europa è questo il momento.
Domenico Galbiati