INSIEME ha incontrato Stefano Zamagni per approfondire la conoscenza della Enciclica di Papa Leone XIV – “Magnifica Humanitas”. Di seguito offriamo ai lettori la trascrizione della introduzione di Zamagni, oltre che il file audio video (CLICCA QUI)
Sono molto lieto di partecipare con voi a questo scambio di non solo di opinioni ma di idee. C’è un documento di portata epocale. In effetti la lettera ciclica magnifica Umanitas non giunge in attesa perché il Papa Leone stesso all’indomani della sua incoronazione al soglio pontificio la aveva anticipato. Così come dobbiamo ricordare che nel gennaio di quest’anno era stato approvato dal Papa, anche se non era un enciclica, questo documento del pontificio Dicastero della fede “Nova et vetera”, che anticipa buona parte, sia pure sviluppata in forma diversa dei contenuti dell’Enciclica, così come importante il discorso rivolto ai comunicatori il mese prima della pubblicazione dell’enciclica. Questo per dire due cose. Primo: di questa Enciclica va apprezzato lo stile espositivo. Non mi stancherò di ribadirlo, uno stile chiaro che non concede nulla a certi vezzi a volte tipici della nostra cultura italiana, quindi un linguaggio lineare tale per cui anche il non esperto, il non addetto ai lavori, è in grado di comprenderla totalmente,
Cosa che in altri casi non si era verificato. Ma soprattutto è rilevante il fatto che questa Enciclica di Dottrina sociale della Chiesa ha una novità, quella di anticipare i tempi. Per fare memoria, la Rerum Novarum di Leone XIII fu una riflessione da parte del Papa dell’epoca sulla prima Rivoluzione industriale. Nel 1891 c’era stato prima, alcuni decenni prima, la pubblicazione del Manifesto del Partito Comunista di Marx e di Engels. Poi, c’erano stati altri lavori sull’altro fronte, quello del liberalismo e così via. Il Papa dell’epoca ritiene di dover fare un po’ il punto della situazione. La stessa cosa dicasi per la “Quadragesimo anno” (di Pio XI, ndr) pubblicata appunto 40 anni dopo ed è una riflessione sulla seconda Rivoluzione industriale che, come sappiamo, ha la sua culla in terra di Germania, mentre la prima Rivoluzione ha la sua culla in terra d’Inghilterra. E della “Quadragesimo anno” tutti ricordano la esplicita presa di posizione del Papa dell’epoca a favore del principio di Sussidiarietà. Ovviamente, si capisce perché: quando esce nel 31 c’era già il Governo fascista e sappiamo cosa voleva dire parlare di sussidiarietà in un contesto di quel tipo.
Un’Enciclica che anticipa
Questa Enciclica di leone XIV arriva in anticipo. Il Papa mette, come dire, in guardia da quel che potrebbe accadere da adesso in avanti se non si intervenisse, come cercherò di dire in maniera molto precisa. Qual è il grande tema? Ormai lo sanno tutti, è quello dell’Intelligenza artificiale che e questo punto importante, non viene demonizzata così come neppure viene esaltata. Quindi, la posizione di Leone X è una posizione che rifiuta gli opposti estremisti, come si suol dire: né coloro i quali sono incantati dalle prodezze e dalle novità di questo nuovo strumento, ma neppure coloro i quali vedono solo ombre. In questo senso, mi viene sempre in mente la famosa vicenda di Platone quando nell’antica Grecia, parliamo di 2400 anni fa, si accese una forte discussione sull’opportunità o meno di insegnare ai bambini a leggere e scrivere e subito allora, come anche oggi, nacquero due partiti: da una parte, coloro i quali sostenevano che non era opportuno perché i bambini avrebbero perso l’uso della memoria. Altri, invece, che sostenevo il contrario. Andarono da Platone che era l’autorità massima suprema e gli posero il problema. E cosa disse Platone? La scrittura e la lettura sono un “phármakon”. “Phármakon” nella lingua greca ha due significati, medicina e veleno.
Quindi la scrittura, lettura può essere la medicina oppure un veleno e questo dipende da voi insegnanti. Lui si rivolgeva agli insegnanti del suo tempo: fare in modo che sia una medicina. Ecco, direi che, mutantis mutandis, la stessa cosa si può dire di questo Papa che nei confronti dell’Intelligenza artificiale non prende una posizione aprioristicamente, né tipica dell’esaltato né del catastrofista, e questo è un po’ in linea con la storia del pensiero occidentale in generale, e soprattutto in ambito cattolico. Detto questo, quali sono i temi principali? Ne scelgo alcuni per ovvie ragioni di tempo. Il primo è il Lavoro. Cosa è della rivoluzione delle Intelligenze artificiali sulla questione del lavoro umano? Secondo è quello della democrazia. Qual è l’impatto delle nuove tecnologie del digitale sul principio democratico? Terzo, sulle diseguaglianze sociali. Il quarto è quello che riguarda il tema della guerra, che è in un certo senso una novità perché, come ormai tutti sappiamo, in questi ultimi tempi al seguito degli eventi tristemente noti, è sempre più massiccio l’utilizzo di strumenti di Intelligenza artificiale a scopi bellici. Infine, quello che più sta a cuore, come è ovvio, ad un Papa, è il riflesso sul piano propriamente ontologico. Cioè a dire quale che effetti ha questa rivoluzione dell’Intelligenza artificiale sulla natura dell’uomo.
I temi di cui ho appena detto riguardano le funzioni. Ma cosa ha da dire sulla natura? Allora, brevemente illustro questi cinque argomenti. Il tema del Lavoro è effettivamente un tema che è, e si comprende benissimo, all’attenzione di tutti. Perché qual è il punto? Il punto è che il Papa dice: “Attenzione, l’Intelligenza artificiale non è una tecnologia come le altre, ma è una quella che si chiama una ondata, cioè qualcosa che trasforma non solo un particolare settore della vita associata, ma virtualmente tutti i settori.
E allora il punto è che fino a qualche anno fa anche gli studiosi più avvertiti sostenevano che l’ingresso delle nuove tecnologie avrebbe provocato un effetto di sostituzione e oggi sappiamo che non è così. Non è così. Non è vero. E non è vero che le nuove tecnologie cancellano i cosiddetti posti di lavoro – anche se il termine posto di lavoro ormai è obsoleto – ma per intendersi quello che fanno è che trasformano l’attività lavorativa e i profili professionali. Voi direte è chiaro? E qual è la differenza? Per chi ha responsabilità politiche, o chi si occupa di politica, la differenza è notevole perché, se fosse vera l’ipotesi coltivata fino a qualche anno fa, quella cioè della sostituzione, non ci sarebbe nulla da fare se non applicare delle politiche di tipo assistenzialistico. Perde il lavoro? Verrà rimborsato, riceverà dei voucher, cosa a cui noi italiani siamo molto abituati. Se invece queste nuove tecnologie trasformano i profili professionali, l’implicazione è quella appunto di giocare d’anticipo modificando il sistema scolastico e universitario in modo tale da preparare i giovani e chi è meno giovani all’uso della cosiddetta “plasticità”, che è un termine che io non vedo mai usato.
Si parla, infatti, di flessibilità. Ma la flessibilità non c’entra niente con la plasticità, perché la flessibilità vuol dire che io questa mattina faccio, mi occupo di qualcosa; al pomeriggio mi occupo di altro. La plasticità invece è la capacità di modificare le proprie doti e qualità professionali in relazione alle circostanze o agli eventi nuovi che si prospettano.
Cambiare impianto scolastico ed universitario
Questo concretamente vuol dire che il nostro impianto scolastico e universitario va cambiato radicalmente. Cosa che invece non avviene e questo Governo le sbaglia tutte sotto questo profilo perché pensa di trattare la questione educativa con aggiustamenti di corto raggio, tendenti a migliorare qualche efficienza, quando invece il problema è di tenere conto di quanto ormai si va discutendo da qualche anno, al seguito di una grande indagine di natura empirica svolta in America da un Premio Nobel e dalla sua squadra che hanno messo in evidenza come nella realtà di oggi le “cognitive skills”, cioè le abilità cognitive continuano e continueranno a essere importanti, ma meno importanti delle “character skills”, cioè delle abilità di carattere. E quali sono le abilità di carattere? Non sono altro che le applicazioni delle virtù secondo l’etica delle virtù aristotelica. La nostra scuola punta ancora sulle abilità cognitive. Lo studente deve sapere tutte le materie più o meno a memoria. Eh, questo è ridicolo perché quelle conoscenze nel corso di qualche anno diventeranno obsolete e quindi la persona che già si trova ad occupare l’attività lavorativa rischia di essere scalzata. Se invece si punta all’educazione delle “character skills”, è chiaro che uno delle abilità di carattere è la resilienza, un’altra è la fortezza. quelle che noi chiamiamo le virtù cardinali.
Quindi, la persona, se viene educata a quello in tempo relativamente breve è in grado di cambiare il proprio profilo professionale. Se io invece costringo a imparare le cose che sono state prodotte e andavano bene nel passato, non lo aiuto di certo quando questo avverrà. Ecco allora la prima la prima conseguenza, ed è importante perché carica coloro i quali si occupano di politica di una grande responsabilità, e in Italia non si sta facendo niente. Poi ci sono singole eccezioni, ma veramente singole eccezioni per la bontà l’intelligenza di qualche docente, di qualche scuola, ma io sto parlando del sistema nel suo complesso. La seconda area dove il Papa interviene in maniera forte – neppure io me l’aspettavo così forte – è quello della democrazia.
La democrazia e le diseguaglianze
A questo riguardo vorrei richiamare la vostra attenzione. Non ho visto leggendo che in Italia ancora si parli di quello che sto per dire e cioè che il 6 aprile di quest’anno, quindi poco più di un mese fa, Open AI ha pubblicato un documento di notevole portata. Il titolo è “Industrial Policy for the intelligence age, Ideas to Keep People first”. Traduco: La politica industriale per l’era delle intelligenze artificiali, idee per porre le persone al primo posto e chi lo ha illustrato è stato Sam Haltman, il capo appunto di Open AI. E se voi leggete il documento – e mi meraviglio, è uscito il 6 aprile, ma in Italia nessuno ne ha parlato, ma mai possibile? Ma i nostri giornalisti cosa fanno? – vedete che Altman propone a se stesso, ma anche ai suoi colleghi, di introdurre una tassa sui robot, un fondo pubblico di ricchezza nazionale, la settimana lavorativa di 32 ore a parità di salario, meccanismi automatici di sostegno al reddito ogni qualvolta la disoccupazione causata dall’Intelligenza artificiale supera una certa soglia e va avanti per concludere dicendo che se siamo gli artefici di quello di cui stiamo parlando, dobbiamo anche noi imprenditori farci carico delle conseguenza di rimediare alle conseguenze.
Allora, uno che ha la testa sulle spalle si chiede “Ma il giorno in cui questo atteggiamento si diffondesse e venisse seguito da altri? Cosa ne è del principio democratico? Cosa ci sta a fare la politica? Eh, se fanno tutto loro. In altre parole, se ad un certo punto la “disruption” legata all’ingresso delle intelligenze artificiali produce risultati di quel tipo, e a curare queste malattie sono colori quali le hanno causate, capiamo subito che la politica democratica scompare. Noi sappiamo che Aristotele, il fondatore, quello che ha cognato la parola Democrazia e quello che ha scritto il primo trattato sulla Democrazia, l’ha definita come – testuali parole sue – “governo del popolo per il popolo, con il popolo”. E allora, nel momento in cui le decisioni vengono prese dalle grosse “companies” c’è il desiderio da parte di coloro i quali detengono un potere economico di acquisire un potere politico. Cioè, ormai al grande capitale della California, per intendersi, non importa più solo il potere economico, per dirlo con una battuta.
Non si divertono più a fare soldi. Ormai è troppo facile per loro. Quello che vogliono acquisire è il potere politico nel senso letterale del termine. Ecco allora, perché il Papa lo dice molto chiaramente nella prima parte nell’introduzione. Dice: Ieri, erano gli Stati a guidare l’innovazione tecnologica – ieri per dire nel passato. Oggi, sono parole sue che cito a braccio, invece sono attori privati. quelli che guidano la danza nella gestione. E questo voi capite che è un qualcosa di inedito, mai successo nella storia dell’umanità. E il Papa lascia intendere chiaramente di rivolgersi soprattutto a chi si occupa di politica per dire: “Ma vi rendete conto che vi stanno espropiando ?”. Poi dopo non possiamo lamentarci se ormai il dibattito politico è ridotto alla maniera che viviamo non solo in Italia, ma anche altrove. Una terza area di implicazione delle cinque che ho indicato è quello che concerne l’aumento della diseguaglianze sociali. è un aumento endemico e sistemico.
Endemico vuol dire che è un aumento generato dal modo in cui il sistema economico funziona, perché in altre epoche le disuguaglianze erano collegate a fatti di natura. Decine di milioni di persone dovevano morire di fame, arrivava un terremoto. Oggi, l’aumento delle disuguaglianze è generato dal sistema stesso per il modo in cui funziona. Questo ovviamente solleva un duplice problema. Primo, è sostenibile una situazione simile? Ovviamente no, non c’è bisogno di essere esperti né di sociologia né di economia o di scienza politica per capire, per comprendere che non può durare a lungo una situazione di questo tipo. Avete visto che sono stati pubblicati nei giorni scorsi ad opera della Banca d’Italia i dati secondo cui anche nel nostro Paese il 10% controlla il 60% della ricchezza nazionale. E andiamo ancora bene perché in America è l’1% che controlla il 60%.
E’ ovvio che l’aumento endemico e sistemico delle diseguaglianze mina alla radice il principio democratico ed è ancora una volta Aristotele a scriverlo. Lui dice: se vogliamo la democrazia dobbiamo garantire non un’assoluta, ma una relativa eguaglianza che tenga conto del principio di proporzionalità delle caratteristiche di tutti. Cioè la democrazia non può funzionare in presenza di eccesso di diseguagliati. La dittatura, sì, anzi tutte le dittature. Il dittatore comanda lui, tutti devono obbedire e non si discute. Ma in democrazia non è possibile. D’altra parte lo saranno anche i sassi. Se in Italia la partecipazione alle elezioni è ai livelli di cui tutti sappiamo, bisogna pure che ci chiediamo come mai. Possibile che siamo diventati tutti lazzaroni o tutti ignoranti? E perché chi si vede escluso dalla partecipazione e dai frutti della dell’aumento della ricchezza, quasi per ripicca, non vuole più pensare di occuparsi della cosa comune. Ecco allora perché anche su questo il Papa spende delle parole quando ad esempio cita la metafora della “mano invisibile”. Ma Adam Smith non funziona più, se mai ha funzionato. In effetti, non ha mai funzionato. Non solo per ragioni propriamente, come dire, morali, che sarebbero sufficiente, ma anche per ragioni sia economiche, ma soprattutto politiche. Le disuguaglianze sono un qualcosa di scandaloso. Scandaloso perché, come ho detto prima, non sono il frutto di disavventure o di scarsità oggettive. Ma di quelle che Giovanni Paolo II aveva chiamato, nella “Sollecitudo rei socialis”, “strutture di peccato”. E’una stata una grande enciclica perché Giovanni Paolo II ebbe il coraggio, per la prima volta nella storia della Dottrina sociale della Chiesa, di introdurre il concetto.Cosa sono le “strutture di peccato”? Lui dice: il male che noi osserviamo non è solo dovuto al cattivo comportamento delle persone, quello lo si è sempre saputo. Ma il male che noi osserviamo nelle nostre società è anche, e oggi massimamente, conseguenza di istituzioni, di regole del gioco che tendono a produrre il male, a prescindere dalla volontà delle persone.
Pensiamo alla finanza speculativa. Le regole della finanza speculativa inducono, anche coloro i quali avrebbero altre intenzioni, a produrre i risultati nefasti che sappiamo. Pensiamo alle regole del commercio internazionale che stanno determinando forme nuove di neocolonialismo, ma in una maniera veramente brutale. Ecco, allora anche su questo il Papa spende parole molto forti proprio per significare che non è tanto colpa dell’Intelligenza artificiale, è la colpa di chi si serve dell’Intelligenza artificiale per rafforzare e perpetuare questi atteggiamenti.
Tenete conto della vicenda di Claude Mythos: è una piattaforma introdotta da poco da Anthropic di Dario Amodei di origine italiana di cui oggi tutti parlano. Mythos ha la caratteristica di scoprire le magagne, cioè le aporie, le cose che non vanno, nelle piattaforme degli altri. E’ quindi è capace di inserirsi in questi, diciamo, chiamiamoli buchi per neutralizzare le piattaforme dell’avversario. C’è bisogno di essere esperti di arte militare per capire le implicazioni concrete. Per non parlare poi delle armi nucleari su cui il dibattito è rimasto acceso. Infine, è sul quinto piano al quale il Papa dedica le osservazioni più pungenti, cioè quelle riguardanti il piano ontologico. Ontologico vuol dire quella parte della filosofia metafisica che si occupa della natura delle cose. Cosa ne è della natura dell’essere umano alla luce di quanto stiamo osservando?
Transumanesimo, post umanesimo
Per rispondere a questa domanda conviene che si faccia memoria della nascita a partire dalla fine degli anni ’80 del secolo scorso di quel progetto prettamente filosofico, non tecnologico, che è il “transumanesimo” e di lì a poco, negli anni ’90 il post umanesimo.
Se ne parla poco per l’importanza che hanno perché la gente tende ad essere superficiale. Siccome lì il linguaggio che bisogna usare, e le categorie di pensiero, sono quelle filosofiche, non quelle tecnologiche, si pensa che sia inutile. E invece bisogna partire da lì. Il progetto transumanista viene creato da uno scienziato e da un filosofo. Nick Bostrom. di Oxford e l’altro Ray Kurzweil, che sta in California. Arrivano nel 2007 a fondare in California una nuova università che si chiama University of Singularity. Questa è un’università che, come voi potete immaginare, è molto patrimonializzata perché è sostenuta finanziariamente dalle “companies”, dalle sette sorelle. Quindi potete immaginare quanti soldi hanno a disposizione e che risultati stanno ottenendo perché scelgono personalmente gli studenti. Tutti possono fare domanda, però per essere ammessi ti fanno un, come dire, lavaggio del cervello di diversi giorni e, quindi, stanno formando una nuova classe dirigente. Peter Thiel è uno di questi che segue direttamente questa università e Peter Thiel, quello che due mesi fa è venuto a Roma, dove per 4 giorni ha svolto un seminario organizzato da una sedicente associazione, ma chiaramente un presta nome, dove ha chiarito quali sono i punti che qualificano il progetto transumanista.
Trans in latino vuol dire oltre. Quindi transumanesimo vuol dire oltre l’umanesimo, oltre l’uomo. L’idea di base è sostanzialmente questa: l’essere umano è a uno stadio del processo dell’evoluzione, non è l’ultimo stadio. Quindi, l’essere umano ha i meriti che vanno riconosciuti, però si arriverà ad un punto di “singolarità”, ecco perché si chiama Università del singolarismo. E’ una parola, singolarità, mutuata dalla fisica: vuol dire il punto in cui cambia regime. E adesso non entro nei dettagli, anche perché non sono sufficiente sufficientemente qualificato, ma si arriverà ad un punto – loro hanno messo la data 2045 – allorquando saremo in grado di sostituire totalmente l’essere umano, cioè tutte le funzioni che da secoli, da millenni sono state associate essere umano saranno svolte appunto dall’Intelligenza artificiale cosiddetta “generale”. Ancora non c’è la generale. Abbiamo adesso la Intelligenza artificiale “agentica”, ma non quella ancora generale. Così a quel punto dell’uomo non ci sarà più bisogno.
Gli uomini possono anche continuare a vivere, anzi, potranno vivere sino a 120 anni e oltre, però non servirà. Ma qual è, voi mi direte, il il fine nascosto di questo progetto? Quello di mostrare la totale irrilevanza di Dio. Dio può anche esistere, ma è irrilevante, cioè non serve a niente, perché tutti gli attributi che abbiamo nel tempo assegnato alla divinità, alla trascendenza, saranno sostituiti. Capite allora perché questo è stato un grido d’allarme per tutte le religioni, eccetto una, c’è solo una religione che invece è parla a favore del transumanesismo ( i mormoni della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, ndr). Tutte le altre religioni, musulmani, ebrei, eccetera, no. Ovviamente se questo porterà ad una forma di loro convergenza, staremo a vedere. Però il Papa con questa Enciclica ha voluto, come dire, suonare l’allarme. Concretamente voi direte che cosa comporta questo? Comporta e questo è il punto veramente importante, l’algoretica non è più sufficiente. Ecco il punto. L’algoretica, parola che era stata cognata nel 2018, e che il Vaticano, il Vaticano di Papa Francesco aveva reso popolare quando organizzò la cosiddetta “Rome Call”, la chiamata di Roma, per l’applicazione dell’etica all’Intelligenza artificiale, oggi rimane, però non è più sufficiente. Perché l’algoretica vuol dire che nel momento in cui si progettano questi strumenti, nel momento in cui si progettano le piattaforme e si scrivono gli algoritmi, in quel momento bisogna tener conto di certi vincoli di natura etica. Cioè non basta occuparsi dell’uso che di queste tecnologie fanno le persone, soprattutto giovani. Il riferimento va a monte, prima ancora dell’uso, a chi si occupa di addestrare queste macchine, nel trasferire le informazioni e soprattutto i big data, certi principi. Ora questo deve continuare, però non basta.
Sapete che è stata usata una metafora del seguente tipo: l’algoretica è come il guard rail delle autostrade. Perché c’è il guard rail? Per evitare che le auto percorrendo una autostrada passino dall’altra parte e si scontrano con le altre. Ora, l’algorettrica è un gard trail. Qual è però la novità che in questa Enciclica viene portata all’attenzione di tutti? Che è necessario pensare anche alla “safeguard”. Non basta il guard rail, ma è necessario il “safeguard”, cioè bisogna, e qui c’è la proposta esplicita, avviare un progetto di educazione pastorale per educare le persone che, a contatto con queste nuove tecnologie, dovranno essere capaci di non rimanere sopraffatti o comunque manipolati. E questo è una novità perché fino a poco tempo fa si pensava che bastasse stabilire delle regole etiche.
Il Papa poi dice che bisogna prima metterci d’accordo su qual è la matrice etica che vogliamo applicare. Cosa di cui nessuno vuol parlare. Perché voi sapete che le matrici etiche sono tre. C’è la matrice etica utilitarista – perché l’utilitarismo è un’etica, sapete? – c’è la matrice etica deontologista, legata a Kant, e l’etica delle virtù che nasce con Aristotele e si perfeziona con Tommaso d’Acquino. Voi sapete che la posizione ufficiale della Dottrina sociale della Chiesa è l’accoglimento dell’etica delle virtù, né utilitarismo né deontologismo. In greco vuol dire il dovere obbligato. L’etica deontologista dice che le cose si fanno per dovere. E basta. L’etica utilitarista dice che le cose si fanno per l’utilità che quella certa azione va a determinare. Un’utilità che può essere misurata con il metro del profitto o con altri metri, non importa.
L’importante è che le cose si fanno se convengono e non in base a intenzioni o altri principi. L’ettica delle virtù è quella che dice è lecito moralmente ogni comportamento che va nella direzione di migliorare il bene comune. Il bene comune, come sappiamo, è qualcosa di molto specifico che non va inteso in senso banale, come spesso viene usato. Quindi il Papa dice: non basta parlare di algoretica, perché se io addestro la mia intelligenza sulla base dei canoni dell’etica utilitarista, vi farò fare delle cose di un tipo piuttosto che altro. Da ciò le allucinazioni che ogni tanto vengano denunciate. Le discriminazioni sono conseguenza di questa. Ma una volta chiarito questo, però bisogna porsi il problema di come a livello propriamente culturale, e quindi educativo, sia possibile correggere. Perché il Papa dice una cosa: ma mai è possibile che di queste nuove tecnologie giorno dopo giorno, minuto dopo minuto se ne parli in tutti i modi” e non si parli mai del progetto educativo che serve ad evitare fenomeni di incapsulamento, di manipolazione, di perdita della libertà e così via.
Umanesimo digitale
E per chiarire questo si è avvalso di una storiella di Gianni Rodari. Nel 1982, il nostro Gianni Rodari, molto famoso, secondo me, una delle persone più intelligenti che siano mai esistite, quando ancora dell’Intelligenza artificiale non si parlava, e quindi non la si sapeva, pubblica questa storiella intitolata “La macchina che faceva i compiti”. E racconta la storia di un omino che gira per un paese per vendere la macchina. Arriva a una casa dove un signore ha un bambino che va a scuola. E il omino spiega: “se si spinge il tasto rosso viene fuori il compito di matematica, se si spinge il tasto verde il compito di latino e via discorrendo.” E il bambino rivolgendosi al padre dice: “Papà, compramela, compramela questa macchina”. E il papà cede. A quel punto l’uomo si rivolge all’omino e gli dice quanto ti devo? Cosa devo darti? E lui dice, “Io non voglio non voglio soldi, non voglio niente. Voglio il cervello del tuo bambino. E così fa, prende il cervello e questo bambino privo di cervello comincia a svolazzare e per contenerlo, evitare di fracassarsi , lo mette dentro ad una gabbia. A quel punto il bambino – che sognava – si sveglia di soprassalto e rivolgendosi al padre gli dice: “Papà, fammi fare i compiti. Torno a fare i compiti.” Ecco, questa storia, nella sua semplicità, ci fa capire quello che lui aveva capito anche tanto tempo fa e cioè la macchina ti dà delle performance notevoli, però vuole la libertà, compra, non vuole i tuoi soldi, ma vuole la tua libertà. Cioè l’immagine del cervello che viene eh ceduto è l’immagine di una perdita di libertà. Se vogliamo possiamo usare anche il termine coscienza così, però ripeto, a me ha fatto specie che in un’epoca in cui non si parlava di queste cose uno come Gianni Rodari avesse capito qual è la e il Papa effettivamente insiste proprio su questo e quindi al posto del transumanesimo quello che lui propone in alternativa è un umanesimo digitale cristiano, proprio perché, come ho detto all’inizio, non vuole rinunciare al progresso tecnico, però deve essere un umanesimo digitale, non un transumanesimo.
Come vediamo, la grande sfida è antropologica, non è tecnologica, magari fosse solo tecnologica. E quindi l’invito che il Papa rivolge a tutti i cosiddetti uomini, nel senso di esseri di buona volontà, è quello di impegnarsi rimboccandosi le maniche per sviluppare il progetto di umanesimo digitale. Perché se noi non portiamo avanti un progetto così è inutile che ci lamentiamo poi che il trasumanismo va avanti. Ci lamentiamo di ciò che le cose sembrano determinare e però non abbiamo fatto niente.
Allora, ancora una volta voi capite che per chi ha preoccupazioni, interessi o altro da dire di natura politica, di fronte a sfide di questo tipo non può rimanere. E capite perché la quello che sta avvenendo non è solo, come ho detto all’inizio, un fatto puramente tecnologico da ingegnere, per intenderci. Così è stato nel passato quando è stata introdotta l’energia elettrica . Questa volta è ci vuole uno sforzo corale da parte di tutti. Se lo sapremo raccogliere ovviamente il tempo lo dirà, però Papa Leone ci insegna che amare l’esistente, cioè la realtà in cui siamo calati, è un atto di fede e questo apre alla speranza.
La speranza che un futuro migliore sia concretamente possibile quando lui termina con invocando la costruzione della civiltà dell’amore, intende esattamente questo. Sarebbe bene se tutti, ma anche a prescindere da partenenze varie, su queste aspetti si aprisse un dibattito serio per trovare soluzioni che sicuramente ci sono.
Per il video dell’intervento di Stefano Zamagni (CLICCA QUI)