Evviva! La Commissione Europea ha adottato, il 14 dicembre scorso, il suo parere sul Documento programmatico di bilancio dell’Italia per il 2023, presentato dal Governo italiano, che ha aggiornato il Documento analogo presentato dal Governo Draghi, nell’ottobre 2022. Per questo, il Governo e i partiti che lo sostengono sono usciti con proclami di giubilo e di autocompiacimento poiché il primo documento di rilievo approvato dal nuovo Governo – base per la preparazione della Legge di Bilancio 2023 – avrebbe avuto l’approvazione della tanto temuta Commissione Europea.

Tanto giubilo è giustificato? Per saperlo, occorre conoscere le motivazioni date dalla Commissione stessa e queste sono sintetizzabili nei termini seguenti. Nel complesso, il Documento programmatico di bilancio aggiornato dell’Italia è in linea con le Raccomandazioni del Consiglio Europeo del luglio 2022: l’Italia limita la crescita della spesa corrente primaria (cioè al netto della spesa per interessi) a livello nazionale e prevede di finanziare investimenti pubblici per realizzare le transizioni verde e digitale e per la sicurezza energetica. L’Italia ha rapidamente attuato misure in risposta all’aumento dei prezzi dell’energia, ma è importante che queste misure vengano concentrate in modo particolare a favore delle famiglie più vulnerabili e sulle imprese esposte, in modo da preservare gli incentivi volti a ridurre la domanda di energia. Queste misure dovrebbero essere ritirate man mano che le pressioni sui prezzi dell’energia diminuiranno.

La Commissione ritiene, però, che l’Italia non abbia ancora compiuto progressi per quanto riguarda la parte strutturale delle raccomandazioni di bilancio contenute nelle Raccomandazioni di bilancio del Consiglio Europeo del luglio 2022, che invitavano l’Italia ad adottare e attuare adeguatamente la legge delega sulla riforma fiscale per ridurre ulteriormente le imposte sul lavoro e aumentare l’efficienza del sistema fiscale. Inoltre, secondo la Commissione Europea, il documento programmatico in parola comprende misure che non sono coerenti con la parte strutturale delle predette Raccomandazioni di bilancio; in particolare per quanto riguarda l’evasione fiscale (con riferimento all’uso obbligatorio dei pagamenti elettronici e le soglie legali per i pagamenti in contanti nonché a ipotesi di condoni fiscali) e la spesa per pensioni, con inasprimento dei criteri di età, al fine di ridurre il peso delle pensioni nella spesa pubblica.

A proposito della parte strutturale delle Raccomandazioni di bilancio del Consiglio Europeo del luglio 2022 – per la parte che qui interessa – è ribadita la necessità di prendere provvedimenti, nel 2022 e nel 2023, al fine di assicurare, nel 2003, una politica di bilancio prudente, cioè una politica di bilancio aggregata sostanzialmente neutra, limitando la crescita della spesa corrente primaria al di sotto della crescita del PIL potenziale a medio termine, tenendo conto del perdurare del sostegno temporaneo mirato alle famiglie più vulnerabili agli aumenti dei prezzi dell’energia e alle persone in fuga dall’Ucraina; essere pronta ad adeguare la spesa corrente all’evoluzione della situazione; aumentare gli investimenti pubblici per le transizioni verde e digitale e per la sicurezza energetica, tenendo conto dell’iniziativa REPowerEU, anche avvalendosi del Dispositivo per la ripresa e la resilienza e di altri fondi dell’Unione Europea; perseguire, per il periodo successivo al 2023, una politica di bilancio volta a conseguire posizioni di bilancio a medio termine prudenti e ad assicurare una riduzione credibile e graduale del debito e la sostenibilità di bilancio a medio termine attraverso il suo progressivo risanamento, mantenendo il ritmo delle riforme e degli investimenti. Inoltre, adottare e attuare adeguatamente la legge delega sulla riforma fiscale per ridurre ulteriormente le imposte sul lavoro e aumentare l’efficienza del sistema, in particolare mediante una revisione delle aliquote d’imposta marginali effettive, l’allineamento dei valori catastali ai valori di mercato correnti, la razionalizzazione e la riduzione degli oneri, anche per l’IVA, e delle sovvenzioni dannose per l’ambiente, assicurando comunque equità e riduzione della complessità del codice tributario.

È ancora  richiamato – nelle premesse – il mancato rispetto, da parte del bilancio dell’Italia, della coppia di valori (rispettivamente 3 % e 60 %) del rapporto fra deficit pubblico e PIL e del rapporto fra debito pubblico e PIL [vedi “Debito pubblico: fonte di tutti i mali?”, Politica Insieme, 7.02.2021 e “Non si deve morire a causa del debito pubblico”, Politica Insieme, 8.02.2021], ma «la Commissione [Europea] considera, nella sua valutazione di tutti i fattori significativi, che il rispetto del parametro per la riduzione del debito implicherebbe uno sforzo di bilancio troppo impegnativo e incentrato sul periodo iniziale, il che potrebbe a sua volta compromettere la crescita. La Commissione ritiene pertanto che il rispetto del parametro per la riduzione del debito non sia giustificato dalle attuali condizioni economiche eccezionali. Come annunciato, la Commissione non ha proposto di avviare nuove procedure per i disavanzi eccessivi, nella primavera del 2022, e valuterà nuovamente se sia necessario proporre l’apertura di tali procedure nell’autunno 2022» (punto 13 delle Raccomandazioni di bilancio del Consiglio Europeo del luglio 2022).

Si può dire che, nella seconda parte del paragrafo precedente promana lo spirito di Next Generation EU, anche se si parla di sospensione delle clausole del Patto di Stabilità e Crescita e non di abolizione o di modificazione delle stesse in direzione meno invasiva.

Inoltre, esplicita raccomandazione è di procedere:

a) con l’attuazione del Piano di ripresa e resilienza (PNRR), in linea con i traguardi e gli obiettivi indicati nella decisione di esecuzione del Consiglio Europeo e concludere rapidamente i negoziati con la Commissione Europea sui documenti di programmazione della Politica di coesione per il periodo 2021-2027, al fine di avviare l’attuazione dei programmi;

b) con la riduzione della dipendenza complessiva dai combustibili fossili e la diversificazione delle importazioni, superando le strozzature per accrescere la capacità di trasporto interno del gas, sviluppando interconnessioni delle reti di energia elettrica, accelerando il dispiegamento di capacità supplementari in materia di energie rinnovabili e adottando misure per aumentare l’efficienza energetica e promuovere la mobilità sostenibile.

In conclusione, si può quindi dire che la Commissione Europea non ha bocciato il Documento programmatico di bilancio dell’Italia per il 2023, ma non lo ha promosso appieno; ci sono diverse insufficienze con riferimento al contrasto all’evasione fiscale, a un parziale condono fiscale, alla possibilità di rifiuto dei pagamenti digitali e al rinnovo di vari regimi temporanei di accesso anticipato alla pensione.

La Commissione Europea ha accettato – seppure con alcune riserve – il Documento in parola principalmente perché la principale preoccupazione della Commissione è il quadro dei saldi contabili del bilancio aggregato del settore pubblico; è un approccio di tipo contabile a livello aggregato e non qualitativo, se non per quegli aspetti in grado di produrre effetti tangibili sui saldi finanziari pubblici. Può essere stato utile che il nuovo Governo abbia presentato il Documento programmatico di bilancio non come nuovo, ma come aggiornamento di quello approvato, a ottobre, dal Governo Draghi, contando forse sul fatto che la firma del Presidente Draghi potesse ben predisporre la Commissione Europea nei confronti del Documento.

Ad ogni modo, l’Aggiornamento comprende vari provvedimenti – come misure a favore delle famiglie, fondi supplementari per il sistema sanitario, proroga della riduzione temporanea del cuneo fiscale per i lavoratori a basso reddito, innalzamento della soglia di fatturato per i lavoratori autonomi e gli altri soggetti aventi diritto al regime forfettario dell’imposta sul reddito con aliquota del 15%, rinnovo di vari regimi temporanei di accesso anticipato alla pensione, con inasprimento dei requisiti di età – che vanno ad aumentare il disavanzo di bilancio di un importo pari a circa lo 0,7 per cento del PIL. Questi interventi sono finanziati con misure di compensazione (nel complesso di pari importo), quali la revisione dell’imposta straordinaria sugli extra-profitti delle società energetiche, entrate supplementari derivanti dai meccanismi di compensazione nel settore elettrico, una copertura ridotta del reddito di cittadinanza, la riduzione dell’indicizzazione ai prezzi delle pensioni che superano il quadruplo della pensione minima, la revisione di crediti d’imposta, la razionalizzazione della spesa corrente.

Daniele Ciravegna