A tre anni dall’avvio del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che ha messo in campo risorse senza precedenti per modernizzare il Paese, Giuseppe Maria Milanese, Presidente Confcooperative Sanità, è intervenuto su Il Sole 24 Ore per constatare come l’Italia non abbia ancora colto fino in fondo l’occasione sul fronte della sanità territoriale.

Un Paese anziano e un welfare sulle spalle delle famiglie

L’Italia è ormai una “società senile di massa”: 14,5 milioni di over 65, il 24 % della popolazione, e oltre 4 milioni di non autosufficienti, destinati a superare i 5 milioni entro il 2050. Ma l’assistenza resta affidata soprattutto ai nuclei familiari, con più di un milione di badanti e 7,2 miliardi di spesa privata l’anno.
Il modello è ancora familistico e frammentato, incapace di dare risposte strutturate alla crescente domanda di cure domiciliari e servizi di comunità.

Adi in crescita solo formale

L’Assistenza domiciliare integrata (Adi) avrebbe dovuto essere il pilastro della riforma. I numeri ufficiali sembrano positivi – 1,5 milioni di anziani seguiti, oltre l’11 % degli over 65 – ma in realtà la qualità e l’intensità delle prestazioni si sono ridotte: mediamente 14 accessi l’anno per paziente, meno che in passato, e incremento delle cosiddette cure “fast”, interventi singoli e superficiali (+39 % rispetto al 2021), mentre diminuiscono i piani assistenziali personalizzati. In sostanza, cresce l’Adi “prestazionale”, ma non la vera presa in carico continuativa.

Una giungla normativa e poca integrazione

A complicare il quadro c’è una grande disomogeneità regionale: più di 90 provvedimenti normativi diversi regolano l’assistenza domiciliare, generando diseguaglianze e scarsa libertà di scelta.
La carenza di personale qualificato e la prevalenza dei gestori pubblici, spesso unici in ogni distretto, frenano il pluralismo e l’innovazione.

Il nodo del “chi” e del “come”

Il Pnrr ha finanziato strutture nuove – Case e Ospedali di Comunità, centrali operative territoriali –, ma rimane aperta la domanda: chi lavorerà davvero in questi luoghi, con quali professionisti e quali modelli di gestione? Senza risposte, il rischio è di creare contenitori senza contenuto, privi del sistema di servizi che dovrebbe animarli.

Una lezione da non dimenticare

Come la “manna dal cielo” del racconto biblico, il Pnrr è un dono che non può durare all’infinito. Se non si costruisce una riforma stabile del territorio – integrazione tra sanitario e sociale, presenza del privato sociale accanto al pubblico, équipe multidisciplinari, assistenza continuativa di 200‑250 ore per paziente – la manna finirà per insegnarci soltanto una lezione amara: abbiamo sciupato un’occasione storica per umanizzare e modernizzare la sanità italiana.

 

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