In una fase storica di trasformazione e, dunque, per forza di cose, di turbamento, la politica deve tornare alla fonte originaria della sua legittimazione democratica, cioè alla persona ed alle aggregazioni sociali cui questa concorre e nelle quali vive.
La “persona”, in quanto ontologicamente fondata, dunque a prescindere dal possesso o meno di qualunque attribuzione funzionale. Anzi, paradossalmente, è la totale deprivazione di queste ultime – come succede in soggetti gravemente compromessi dal punto di vista cognitivo e sensoriale – che mette a nudo ed impone, con più immediata evidenza, la dignità inalienabile della persona. Il “popolo”, non insieme sgranato di monadi, ma “unità vivente”, cioè consapevolezza di appartenersi reciprocamente e di insistere in un comune orizzonte di valori e, dunque, di destino e di senso compiuto delle cose.
La “sovranità” che al popolo appartiene e lo qualifica come soggetto attivo del processo storico. Lo “Stato” che – art. 2 della Costituzione – non precede la persona, bensì la segue. Non le dona quell’essenza che originariamente e costitutivamente, in sé, le appartiene, anzi da essa trae alimento come ipostasi della pluralità di relazioni che danno luogo ad una collettività. La “comunità continentale” – nel nostro caso l’Europa – e quella “internazionale” più vasta, come luogo in cui i diversi popoli – portatori, ciascuno, della propria originalità storica, culturale e morale – si incontrano e mettono a frutto la particolarità di ognuno in un rapporto di reciproca fecondazione e di comune arricchimento del valore umano.
Nell’ottica di un pensiero forte da costruire – e che non ceda ad un universalismo ingenuo, né ad un razionalismo supponente, ma neppure alla suggestione di una ragione “povera – questi concetti vanno assunti come punti fermi di una elaborazione politica che regga la fatica del tempo nuovo che viviamo. Nella convinzione che le cose del mondo, attorno a cui anche la politica si affatica, non si dissolvono in un riduzionismo progressivo e senza fine che allude ad una posa nichilista, bensì hanno in sé una consistenza oggettiva ed un dato di verità incontrovertibile.
Domenico Galbiati