Mentre da noi si comincia a riparlare di “flat tax” che ha forti aspetti di iniquità da altre parti del mondo vengono indicazioni diverse. In Austria, Marlene Engelhorn, studentessa 29enne, discendente della famiglia proprietaria di BASF, una delle più grandi aziende chimiche del mondo, ha deciso di rinunciare al 90% di un eredità che assomma a ben quattro miliardi di euro.

“Non voglio essere ricca” ha detto per spiegare una scelta decisamente contro corrente ai nostri giorni. A suo avviso, è una questione di correttezza: “Non ho fatto nulla per ricevere questa eredità. Questa è pura fortuna alla lotteria delle nascite e pura coincidenza. Non dovrebbe essere una mia decisione cosa fare con i soldi della mia famiglia, per i quali non ho lavorato”.

Nel gennaio di quest’anno, negli Stati Uniti si sono fatti vivi i “Milionari patriottici” chiedendo: “Fateci pagare più tasse». Un messaggio sottoscritto da ben 102 milionari che reclamano un fisco più giusto. Riprendono un po’ le considerazioni di Warren Buffett, uno degli uomini più ricchi del mondo, che rivelò di vergognarsi perché pagava  meno tasse della sua cameriera. I “Milionari patriottici” hanno condotto uno studio secondo il quale un’imposta progressiva sul patrimonio, che parta dal 2% per chi ha più di 5 milioni di dollari e salga al 5% per i miliardari, potrebbe servire a raccogliere oltre 2.500 miliardi, una somma in grado di portare 2,3 miliardi di persone al di sopra del livello dalla povertà e garantire assistenza sanitaria e protezione sociale a quanti vivono nei paesi a basso reddito.

Agli agitatori nostrani di un sistema di tassazione che non rispetta la progressività è proprio il caso di suggerire di continuare a scoprire l’America non solo quando fa comodo sposare lo improvvisamente riscoperto spirito atlantista, ma anche per altro.