Effettivamente, come già notato in altra occasione, se si osservano più attentamente gli atteggiamenti e le dichiarazioni di Giorgia Meloni, sulla base del presupposto che aspiri a guidare l’Italia da Palazzo Chigi, ci si accorge come, di fatto, le manchi la stoffa per un passo del genere.

In fondo, si può dire che valga, anche nel campo della politica, quel “principio di falsificazione” che Popper propone per le teorie scientifiche. Le quali vanno abbandonate al loro destino e, per forza di cose, sostituite da un nuovo paradigma, se, per quanto corroborate da molte conferme, vengano contraddette anche da un solo dato sperimentale. Succede anche a personaggi pubblici, sicuramente abili e, non si può negarlo, anche preparati e competenti, dotati di quella facilità di eloquio che spesso cela una sostanziale inconsistenza destinata ad emergere solo alla distanza, per molti aspetti costruiti ad arte da qualificati professionisti della comunicazione, eppure sempre passibili di scivolare d’ un tratto in un gesto, in una presa di posizione che, di per sé, basta a tradirne la effettiva statura.

Pare che la Meloni abbia postato sui suoi social il video dello stupro subito, in pieno giorno, in una via di Piacenza, da una signora ucraina, da parte di un richiedente asilo. E questa volta ha avuto ragione Enrico Letta di rilevare e stigmatizzare l’uscita improvvida della leader della destra.

Il fatto in oggetto è sicuramente grave e va apertamente denunciato. E tutti hanno il diritto ed il dovere di farlo, ovviamente pure la Meloni. Ma da lì a sollevare l’argomento in chiave elettoralistica, ci corre lo spazio della declinazione propagandistica di un fatto che, per di più, assunto in quest’ottica, ha il sapore di una strumentalizzazione offensiva, anzitutto per la persona che ha subito un tale grave affronto.

Non c’è privacy, non c’è’ riguardo, non c’è rispetto per la persona, non c’è pudore e tutto può essere volgarmente esibito, pur di soffiare sul fuoco di una contesa elettorale barricadiera e confusiva.

Chi si propone di governare il Paese, ha il dovere, anzitutto, di rispettare la capacità critica di ogni elettore, cui deve proporre temi argomentati, proposte strutturate, visioni e prospettive che poco o nulla hanno a che vedere con forme di consenso ricercate e strappate su un’onda emozionale, per di più allusiva ad una inclinazione xenofoba evidente, per quanto non espressamente dichiarata.

Si dirà che, nel complessivo proporsi della Meloni, questo è un episodio del tutto marginale e minore. E può essere vero, senonché la fenomenologia insegna come molte volte basti una frase oppure un cenno, un comportamento del tutto occasionale ed irriflesso, una caduta di stile per rivelare un universo mentale povero , altrimenti riposto.