Sceneggiatori, registi alla Bettini e vari attori si affastellano attorno al cantiere della cosiddetta “quarta gamba”, che dovrebbe rappresentare l’asso nella manica che spariglia il gioco a favore del “Campo largo”.

Il nostro sistema politico si è incaprettato da solo e non riesce a sciogliere i legacci che, di fatto, lo paralizzato. La “quarta gamba” finisce per assomigliare al gioco dei “quattro cantoni”. C’è un giocatore in più che sta in mezzo e cerca di sistemarsi al meglio in uno degli angoli del quadrato, soppiantando un altro, non appena si apra uno spiraglio quando due compagni di gioco si scambiano la posizione.

E’ una partita che sta tutta in un perimetro più o meno largo, ma comunque circoscritto e chiuso. Un gioco che passa da una configurazione del quadrato all’altra, dunque apparentemente nuovo, in effetti sempre uguale a sé stesso e ripetitivo. Una schermaglia del tutto “dentro” il sistema, nella misura, appunto, in cui si sviluppa in uno spazio blindato. Se qualcuno irrompesse dall’esterno lo schema salterebbe e la partita finirebbe lì.

Anche il nostro attuale sistema politico si sviluppa dentro una “bolla”, secondo quella logica autoreferenziale di ognuno dei suoi protagonisti che porta tutti ad accavallarsi confusamente gli uni sugli altri, girando in tondo, senza approdare a nulla. Se non alla caccia del fantomatico “federatore”, senza che la sinistra si accorga di concepire una tale figura come una sorta di variante addomestica del cosiddetto “uomo forte” che piace alla destra. Senonché, si perde – se pure aritmeticamente si dovesse prevalere – quando si è costretti, in mancanza della propria, a mimare la cultura dell’ avversario.

Il “federatore” dunque”. Umile artigiano della politica, più paziente di Giobbe, che, lavorando di pialla, martello, chiodi e cacciavite, dovrebbe comporre e tenere assieme le tessere di un mosaico che è spigoloso soprattutto laddove dovrebbe essere, invece, di per sé, più armonico. Ad esempio, sul piano della politica estera Oppure, in ordine alla concezione di fondo delle politiche sociali.

L’Italia – INSIEME lo sostiene da sempre – ha bisogno di un una nuova proposta politica, finalizzata alla “trasformazione” del nostro sistema. Una forza autonoma che non si lasci omologare al bisticcio quotidiano nei due poli e tra loro, ma parli direttamente alla responsabilità civile dei corpi intermedi e dei singoli cittadini, cercando di evocare una passione civile spenta. Ci vuole coraggio e generosità per un passo del genere, ma è pur necessario che vi sia chi se ne faccia carico.

Abbiamo bisogno di verità e di un gesto liberatorio. Peraltro, anche quando appare scomposta e slabbrata, in effetti, la politica risponde ad una logica più robusta di quanto siamo disposti ad ammettere. Succede talvolta, addirittura, che piccole minoranze, purché siano creative e sappiano corrispondere all’istanza di quel particolare momento storico, possono mutare il corso degli eventi.

Domenico Galbiati

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