Premessa

Una riflessione sui termini attuali  della Questione settentrionale, non può prescindere  dalla lezione del PNRR sul futuro delle politiche pubbliche che, secondo il rapporto IFEL supera la solita lettura dicotomica tra successo e fallimento per orientare  l’analisi verso l’individuazione delle condizioni che possono rendere strutturali i miglioramenti osservati e correggere le criticità emerse.

La maggiore criticità emersa  e rappresentata dalla mancata realizzazione dello sviluppo sostenibile delle sette regioni dell’Italia Settentrionale perché le delibere delle relative giunte regionali sono state bocciare da Agenda 2030, essendo prive  della necessaria declinazione territoriale.

In effetti il PNRR ha funzionato di fatto come uno stress test delle strutture amministrative ,evidenziandone  le fragilità  che hanno impedito  di rendere strutturali  i miglioramenti  ottenuti ,impedendo  di disporre di un sistema istituzionale funzionante e di valide strutture  amministrative.

Dilettantismo quantificativo

A tal fine nessun aiuto viene dal Bando del Ministero dell’Ambiente (SNSvS6) perché ricorre alla strategia sbagliata di ricercare soggetti capaci di presentare un progetto di ricerca per un Vettore di sostenibilità. Infatti l’Agenda 2030 non ammette il ricorso a disposizioni burocratico – autorizzatorie di erogazione fondi a particolari soggetti affinché realizzino progetti di ricerca perché assegna un ruolo chiave solo ai governi degli enti territoriali chiamati ad ottimizzare l’integrazione delle politiche europee, nazionali e regionali con le sfide provinciali. Che fare ?

Poiché , i c.d i nuovi rimedi sperimentati, “missioni di sviluppo” “patti territoriali” ovvero “coalizioni locali in forma pattizia” si sono rivelati pessime tecniche di ricucitura del territorio l’unica soluzione e quella proposta da  Sabino Cassese che ha individuato la causa di detto clamoroso insuccesso di efficienza ed equità nel c.d.  “dilettantismo quantificativo”, (Come si  misura la democrazia, Solferino, Milano aprile  2026)  che ha ostacolato, per la  scarsa familiarità con i dati quantitativi,  la   coniugazione  del profilo giuridico con quello economico  della P.A locale, imposto  dalla sostituzione del Patto di Stabilità  con l’equilibrio di Bilancio.

In effetti  i politici ed i burocrati comunali, legati ad un’ottica essenzialmente giuridica, molto spesso, trovando insormontabili ostacoli nella coniugazione del profilo analitico con quello quantitativo imposto dalla nuova P.A “per Risultati”, hanno preferito continuare ad applicare i vecchi parametri burocratico-amministrativi del Patto di Stabilita Interno. Di qui la necessità di governare detta fragilità, non ricorrendo però ad interventi legislativi che richiedono tempi troppo lunghi e riempiendo di contenuto  la mobilitazione dei giovani che hanno votato NO, per difendere la Costituzione. Pertanto deve avere due  caratteristiche : fedele allo spirito costituzionale  e in grado di garantire risultati concreti perché  i giovani si stancano di aspettare

Il dilettantismo quantificativo delle sette regioni settentrionali

Una prima valutazione evidenzia la necessità  di rimediare  al “dilettantismo quantificativo” delle giunte di destra che, da  tempo, governano le sette regioni settentrionali :

a) ignorando l’evoluzione normativa

b) rivolgendosi solo ai propri elettori e non all’intera società

Per quanto  riguarda la prima carenza va rilevato  che le delibere relative alle strategie regionali di sviluppo sostenibile sono state  tutte adottate  assumendo  il coinvolgimento dei territori come condizione essenziale per realizzare gli obiettivi dell’Agenda 2030. Tuttavia sono anche accomunate nel  trascurare  l’individuazione del ruolo che le istituzioni locali devono avere nel definire un modello economico che includa fattori di sostenibilità, essendo rimaste legata all’impostazione generale della vecchia “Amministrazione di Procedure”, basata sull’osservanza della legalità come unico parametro di efficienza. Pertanto e stata trascurata l’evoluzione normativa che, sostituendo  il Patto di  Stabilità con l’equilibrio di Bilancio, ha richiesto il calcolo dei due parametri economici dell’equilibrio di bilancio e del concorso alla stabilità del debito pubblico.

Tuttavia va tenuto presente che questo dilettantismo quantificativo determinato dalla scarsa familiarietà con i dati quantitativi  richiesti. dall’evoluzione normativa è, a sua volta, conseguenza di un’altra dimostrazione di dilettantismo quantificativo.

Mi riferisco alle leggi regionali sulla ristrutturazione dei poteri locali approvate a seguito della legge statale n.56/2014 che prevedono tutte sedi istituzionali, generalmente definite Conferenza — Regione /Citta Metropolitana, nella quale definire gli accordi necessari a realizzare l’efficientamento ,richiesto dalla  normativa  con il nuovo livello di governo locale. Tuttavia anche in questo caso le citate  normative si limitano  ad individuare, per il concerto tra i vari enti locali, criteri di carattere burocratico/amministrativo.

Infine anche questa manifestazione di dilettantismo quantificativo e la conseguenza di altra   precedente  manifestazione d’ identico profilo i cui effetti sono tuttavia diversi a seconda che si faccia riferimento alle regioni dotate di Città Metropolitana (Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto) e le regioni a statuto speciale private di Città Metropolitana da un’asimmetria del PNRR( Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia )

In particolare, per quanto  riguarda Liguria e una manifestazione di dilettantismo quantificativo è il “deragliamento” del  Piano  strategico della Citta metropolitana di Genova approvato dalla giunta Bucci che ignora.

A) l’evoluzione normativa del rapporto finanza locale/finanza statale(richiamata dall’art., 55 comma 2 dello Statuto della Regione Liguria), a seguito della riforma costituzionale del 2012

B) il principio di sussidiarietà, (richiamato dall’art.62 dello Statuto Regione Liguria), assegnando alla regione un ruolo accentratore che soffoca la Città Metropolitana di Genova ,addossandole nuovi vincoli burocratici .

Di qui l’impossibilita di definire, in base, ad un oggettivo  criterio di virtuosità finanziaria, le  mediazioni compensative necessarie. per realizzare l’interrelazione funzionale ed economica con le  3 Amministrazioni provinciali e le sei Unioni comunali ed accentuando il disallineamento  tra la regione e gli altri livelli di governo locale e  gli  squilibri territoriali

Anche Il Piano  strategico della Città Metropolitana di Venezia (2019/2021)  è la prova migliore dell’incapacità a  gestire detta importante fragilità  non essendo risultante  dell’attuazione della legge istitutiva (n.56-_2014), ma di provvedimenti  di aumento della spesa che rinviano  la concreta attuazione all’ effettiva disponibilità di risorse, impossibile a verificarsi.

Di conseguenza la Città metropolitana di Venezia  non è ancora riuscita ad assumere il ruolo di Motore dello sviluppo sostenibile, assegnatole 9 anni fa dalla legge istitutiva, perché non ha rispettato  la corretta procedura di elaborazione ( comma 44 art.1 legge n.56/2014)  e curato  essenzialmente il profilo geografico/descrittivo.

Infatti:

A) non si pone il problema di individuare un oggettivo criterio di virtuosità finanziaria col quale realizzare la mediazione compensativa all’interno dell’area metropolitana e con le province esterne;

B)  affidando a criteri discrezionali la mediazione compensativa all’interno dell’area metropolitana e con le province esterne, non ha assicurato l’interrelazione funzionale ed economica tra il Veneto metropolitano e il Veneto    non  metropolitano sulla quale si gioca lo sviluppo sostenibile  dell’intera regione. Infatti non consente a Verona, Vicenza, Padova, Rovigo, Belluno e Treviso di usufruire dei  benefici derivanti dall’Area Metropolitana nella quale si concentrano le maggiori opportunità d’investimento

C) Nessuna verifica empirica dell’effettiva funzionalità al concorso alla stabilizzazione del debito pubblico

Diversa e, invece, la situazione  della Lombardia e del Piemonte perché  le citta metropolitane di Milano e Torino  hanno potuto assumere il ruolo di Motori dello sviluppo sostenibile a seguito  di piani strategici elaborati vincendo la scarsa familiarietà  con i dati quantitativi grazie al ricorso a  mediazioni compositive  fondate sui criteri di oggettiva virtuosità finanziaria dettati dalla legge n.45/2014.

Tuttavia i risultati positivi  di questa  ottima gestione della fragilità del dilettantismo quantificativo sono stati sostanzialmente  sterilizzati dalle impostazioni neo centraliste  con le quali le giunte Fontana  e Cirio  hanno regolamentato i rapporti Regione –Citta metropolitana.

Infine, per quanto riguarda le  tre regioni a statuto speciale  il dilettantismo  quantificativo non ha consentito  di rimediare  ai danni derivanti dalla mancanza di una citta metropolitana. A causa del neocentralismo  regionalista  non sono riuscite a realizzare  le interrelazioni  economiche e funzionali tra le regioni ed i diversi livelli di governo locale, pregiudicando, cosi, lo sviluppo sostenibile, di dette regioni.

La gestione della gracilità del dilettantismo quantificativo delle 7 regioni  settentrionali

 Invece il  Modello del Piano  Strategico della Citta Metropolitana di Milano   governa questa  fragilità delle 7 Regioni settentrionali   grazie al  vantaggio cumulativo di eliminare le due carenze che hanno determinato il dilettantismo quantificativo delle sette regioni innanzi dimostrato.

In particolare, per quanto riguarda l’evoluzione normativa la sussidiarietà rappresenta, la spina dorsale del Piano Strategico  della Citta Metropolitana  di Milano a differenza  delle leggi regionali  sul riassetto dei poteri locali che  non hanno recepito  la profonda innovazione introdotta dalla legge n.56/2014 che ha adeguato l’ordinamento degli enti locali   al principio di sussidiarietà, legando  la spesa pubblica  ad una verifica dell’efficienza e dell’efficacia dell’utilizzo delle risorse finanziarie assegnate. In altri termini attua l’evoluzione normativa essendo corretto nel  metodo (sostituzione dal 1 /01/2016 del Patto di Stabilita con l’equilibrio di Bilancio) e nel merito (conciliazione del profilo giuridico con quello economico).

In particolare, la capacita del Piano strategico della Citta metropolitana di Milano di gestire il dilettantismo quantificativo  è legata da un nesso di logica continuità  col  sano pragmatismo lombardo del Sindaco di Milano, Beppe Sala( Dividendo di Milano Società: per azioni, Giulio Einaudi, Torino 2020) che,  trova fondamento nell’attualità del modello di Carlo Cattaneo recepito dalla riforma costituzionale del 2012.

Tuttavia per evitare la tradizionale carenza di “messa a terra “ che caratterizza troppo spesso  le riforme strutturali in Italia e necessario far riferimento  al modello di Finanza Locale di Antonio De Caro , approvato all’unanimità dalle Assemblee ANCI di Parma(2021) e di Bergamo (2022 ). Consiste  nel proiettare sul territorio la “Qualità delle Istituzioni  comunali “, non ricorrendo alla spesa storica ma alla capacità dei comuni di realizzare il Buon Andamento della Pubblica Amministrazione Locale: osservanza della legge, equilibrio di bilancio e concorso alla stabilità del Debito Pubblico

Da questo schema completo  deriva  il criterio di  oggettiva virtuosità finanziaria necessaria per una elaborazione del Piano strategico atto a far assumere alla citta metropolitana il ruolo di Motore dello sviluppo sostenibile  che consente  di estendere anche alle aree esterne i risultati ottenuti nell’area metropolitana, contribuendo così all’aumento della loro competitività e, quindi, dell’intera regione. In particolare il Piano Strategico ,con la produzione di beni comuni territoriali elimina il disallineamento tra Milano e le 11 province esterne all’area  metropolitana  , saldando  la Lombardia metropolitana alla Lombardia non metropolitana, condizione per lo sviluppo sostenibile della intera regione.

Viene cosi eliminata una delle conseguenze più importanti del dilettantismo quantificativo della Giunta Fontana, che tratta i rapporti Regione /Citta Metropolitana come se fossero semplici spostamenti di risorse finanziarie da un ente ad un altro, come tale subordinato esclusivamente a formalità/autorizzatorie che soffocano i diversi livelli di governo locale, aggiungendo ai vincoli burocratici statali anche quelli regionali.

Identiche considerazioni per la Città Metropolitana di Torino che potrà estendere anche alle province esterne all’area metropolitana il beneficio dell’eliminazione della polverizzazione dei comuni, tipica del territorio piemontese, a seguito  della sostituzione del neo-centralismo regionale della Giunta Cirio con la concertazione  Regione –Citta Metropolitana  secondo il criterio di oggettiva virtuosità finanziaria  imposto dalla legge n.56/2014.

Invece Genova e Venezia, eliminate le criticità determinate dal dilettantismo quantificativo, verranno abilitate a Città Metropolitane Policentriche  atte cioè a realizzare  l’integrazione trai poli  aumentandone il grado di connessione, e riducendo uno dei difetti fondamentali del policentrismo spontaneo: la gerarchizzazione tra i poli, con il rischio di compromettere la solidarietà intercomunale e più in generale la coesione territoriale.

Per le tre  regioni a statuto  speciale viene eliminato  l’ostacolo allo sviluppo sostenibile rappresentato dalla mancanza  di una Città Metropolitana. In particolare per la Valle D’Aosta viene migliorato e consolidato definitivamente  il risultato ottenuto dal Piano unitario di Valutazione della Politica regionale di Sviluppo, consentendo alle  otto Unioni di Comuni  di catturare gli spillover effects  prodotti  da Aosta nel cui territorio   si concentrano o le maggiori possibilità d’investimento. Inoltre, abilita la Provincia d Trento a realizzare il sistema regionale integrato previsto dal comma1art.79 dello Statuto, trasformando il Trentino Alto Adige in una regione europea. Infine per il Friuli Venezia Giulia, la gestione della fragilità del dilettantismo quantificativo della giunta Fedrigo risolve il problema dell’interrelazione funzionale ed economica tra il capoluogo regionale Trieste  ed i 216 comuni perché:

1) attua il processo di riforma, impostandolo sugli obiettivi della Ue

2) verifica le effettive conseguenze  con l’evidenza empirica.

I 1502 Sindaci della Lombardia,i1180Sindaci del Piemonte,i603 Sindaci del Veneto, i 234 Sindaci della Liguria, i 65 Sindaci della Valle d’Aosta, i 282 Sindaci del Trentino Alto Adige, ed i 215 Sindaci del Friuli Venezia Giulia riempiono di contenuto  la mobilitazione dei giovani che hanno votato NO:

Per quanto riguarda  la seconda carenza, rivolgersi cioè aduna sola parte della società e non al suo complesso, bisogna tener presente che gli 8000 sindaci, avendo approvato all’unanimità l’attuazione  della sostituzione del Patto di Stabilita con l’equilibrio di Bilancio hanno assunto il ruolo di soggetti portatori d’interesse istituzionale alla realizzazione dello sviluppo sostenibile. Pertanto, i circa 6000 sindaci ,espressione del campo largo, devono costituire in mora  i restanti 2000, espressione della destra, perché se queste distinzioni sono state a livello nazionale superate in chiave istituzionale non possono essere  artificiosamente  ricreate a livello regionale nel quale tutti i sindaci debbono  continuare  ad impegnarsi   congiuntamente  ricorrendo allo stesso riferimento normativo per comporre ad unità  gli inevitabili  contrasti  che emergeranno dalle singole regioni

Questo vale In particolare per i sindaci delle sette regioni settentrionali  che non possono piu  rinnegare detta decisione ed il relativo ruolo quando si tratta di realizzarne la declinazione territoriale.

Inoltre  detto modello e riuscito a fare del rispetto dell’evoluzione normativa il riferimento per coinvolgere ‘l’intera società,  dotando la difficilissima  mediazione compositiva  degli  apprezzamenti antagonistici  degli  8000 sindaci. di un’effettiva operatività  che ha eliminato  le disfunzioni delle diverse origini  politiche dei  sindaci, della diversa collocazione territoriale e  peso  demografico dei comuni  e  della  tradizionale  modestia decisionale in ’ambito territoriale. La conferma di questa capacita di composizione dei contrasti d’interesse è rappresentata dalla partecipazione degli 8000 sindaci al Fondo di Solidarietà comunale ANCI che con il suo meccanismo perequativo dimostra l’effettiva funzionalità di detta commissione nella  conciliazione tra il profilo giuridico e quello economico  imposto dall’evoluzione normativa.

Pertanto, tale testimonianza realizzerà per gli amministratori lo stato di conoscenza necessario per rendersi conto di non dover rimanere legati ai meccanismi burocratico-amministrativi del Patto di Stabilita ,essendo agevolmente superabili le difficolta incontrate nella sua sostituzione con l’equilibrio di bilancio

E questo uno schema che  recupera quello dell’art.2 della Costituzione rappresentativo dalla sua realistica  visione dei processi che determinano i bisogni collettivi.  Non trattasi di una somma aritmetica   ma algebrica diritti(positivi)e doveri(negativi) che determinano la necessita di una  composizione dei contrasti d’interesse, fisiologici al vivere civile.

Invece il dibattito in atto ignora  l’art 2 ritenendo che i  programmi politici  si  trasformino automaticamente e mirabilmente in fini della società. Si spiega cosi perché i giovani si siano affidati alla Costituzione rifiutando  il consenso a partiti politici incapaci di conoscere la realtà e, quindi, di governarla.

Chi paga ?

La mancanza di risorse del bilancio dello Stato e di quello della UE e l’impossibilità di ricorrere ai Fondi del PNRR che scade a giugno 2026viene risolta  ricorrendo ai Fondi della coesione che sostituiscono quelli del PNRR.

Chi Controlla?

Poiché l’evoluzione normativa non consente più il ricorso ai soliti discorsi “omnicomprensivi” e, pertanto, velleitari ho effettuato la verifica empirica di quanto affermato che ha dato risultato positivo e che, se ritenuta utile, metto a disposizione.

Conclusioni

In conclusione, il mancato sviluppo sostenibile delle 7 regioni più sviluppate d’Italia è da attribuire alle giunte regionali di destra che da  troppo tempo le amministrano col dilettantismo quantificativo del  continuare ad applicare i vecchi parametri burocratico-amministrativi del Patto di Stabilita  avendo considerato insormontabile l’ostacolo della coniugazione  del profilo giuridico con quello economico dell’attività amministrativa, imposto  dalla riforma costituzionale del 2012. Inoltre,  si sono rivolte solo ad una porzione della società, la propria parte politica.

Per governare questa specifica fragilità è necessario ricorrere al metodo del Piano strategico della Citta Metropolitana di Milano (2025-2027) basato sulla sussidiarietà, imposta dall’evoluzione normativa conseguente alla suddetta riforma, che ha legato la spesa pubblica aduna verifica dell’efficacia e dell’efficienza dell’utilizzo delle risorse  finanziarie  impiegate.

In effetti il ricorso a questo modello  ha consentito, per ognuna delle sette Regioni, l’eliminazione dei Colli di Bottiglia alla declinazione  territoriale dello sviluppo sostenibile, determinati da detto  dilettantismo quantitativo. E così possibile saldare le regioni dotate  di Citta Metropolitana alle regioni private di Città Metropolitana da un’asimmetria del  PNRR, condizione necessaria per lo sviluppo sostenibile della intera Italia.

Infine questa risposta consente anche di riempire  di contenuto la mobilitazione dei giovani che hanno votato NO, perché :

1)realistica:  non rinvia ad un nuovo provvedimento legislativo  dai tempi lunghissimi ;

2) praticabile: finanziata  con i Fondi di Coesione e non dal bilancio dello stato o da  quello UE ,peraltro privi di risorse  disponibili;

3)verificabile, empiricamente e non con i soliti  discorsi “omnicomprensivi” e, pertanto, velleitari ;

4)fattibile : supera con il fondo di solidarietà ANCI la polarizzazione Comuni ricchi/Comuni  poveri e recupera  lo schema istituzionale dell’art.2 della Costituzione, impegnando tutti i  sindaci ,espressione della intera società.

Francesco Vassallo  e Antonio Troisi  

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