E l’attesa continua, si spera che questa sia la volta buona. Concrete aspettative per un nuovo inizio di una forza politica laica, aconfessionale, europea, democratica, popolare, d’ispirazione cristiana: insomma, recupero del “popolarismo”, svanito nel nulla in questo tempo storico.

Politica Insieme sta tentando attraverso il “Manifesto” del Prof. Zamagni e le tante energie presenti su tutto il territorio nazionale di riconquistare uno spazio fondamentale nel panorama politico nazionale. La presenza di tante donne e uomini lasciano ben sperare. Ci sono ancora illusi, presuntuosi, ambiziosi, visionari che avvertono l’esigenza di riscoprire una storia politica peculiare, originale, che un secolo fa riuscì a dare lustro alla politica italiana.

L’impegno ad agire di fronte ad una politica neutra, grigia, sempre più povera, sostenuta da un sistema elettorale balordo, che le tenta tutte pur di mantenere in vita consorterie elitarie e oligarchie variopinte (Renzi ancora ieri proponeva un ritorno al maggioritario, perché più conveniente per lui) è doveroso.

Sono i segni concreti della causa prima dell’allontanamento di tantissimi cittadini dall’interesse per la cosa pubblica. Questa simil-democrazia suscita in moltissimi cattolici e non, delusi e stanchi di inutili appelli e inconcludenti proclami, forme di risentita reazione. Ci si augura che sensibilità antiche e nuove, senza troppi timori e con rinnovato slancio, guardando al messaggio cristiano di giustizia e pace sociale, possano contribuire a ricostruire una organizzazione di partito, funzionale alla costruzione di una “buona società” incentrata sul bene comune.

Più volte si sono progettate le azioni da svolgere per organizzare le volontà, metterle insieme, farle diventare soggetto di proposta per consolidare l’unità della nostra Italia: solidale, moderna, competitiva in Europa e nel mondo nell’era della globalizzazione, ma alla fine tutto è risultato vano. Si ripiega optando per delegare ogni azione ad altri (caso mai scadenti surrogati), ma il tentativo fallisce. Ovvio. Non può essere esaustivo delle peculiarità dei cattolici, educati come sono ad agire e a confrontarsi, secondo il proprio paradigma culturale, etico, politico, sociale.

La storia non si ripete, ma l’ambizione a voler rappresentare nella vita pubblica ideali cristiani è più che legittima, qualcosa di simile a quanto realizzato, pur tra insufficienze e incomprensioni, nel XX secolo. E’ vero che la condizione di anomìa, una delle cause della trasfigurazione della politica, ha cancellato culture e storie, ma ciò non può significare che i cattolici devono essere condannati a vita alla diaspora, perché se è certamente vero, come dice qualcuno, il principio che l’unità politica dei cattolici non è un dogma non lo è neppure la loro divisione. Il crollo del Muro(1989) non ha portato, ancora oggi, la già sinistra comunista di origine marxista ad interrogarsi sul suo ubi consistam, ciò nonostante è legittimata come forza di governo. Lo stesso dicasi per coloro le cui scaturigini vanno ricercate nelle dottrine totalitarie reazionarie del XX secolo, che hanno prodotto solo tragedie e morte.

I cattolici che nella loro storia non hanno avuto gulag o lager purtroppo oggi si ritrovano ad essere minoranza irrilevante, se non addirittura ingombrante e fastidiosa. L’opera svolta da tanti amici, vecchi e nuovi, per far crescere il nostro Paese, garantendo libertà e democrazia, e mettendo a disposizione della comunità nazionale un patrimonio culturale, morale, storico, politico, sociale accumulato in più di un secolo spesso è stata banalizzata, svilita, offesa.

E’ arrivato il tempo di pacifiche reazioni a tutto ciò. Esaurito l’attuale momento di crisi sanitaria, politica e istituzionale la questione sarà di stringente attualità. I cattolici e i tanti che ne condividono gli ideali dovranno essere pronti, per riconquistare il loro posto nella storia d’Italia ed essere forza imprescindibile di proposta per favorire crescita, sviluppo, benessere e istituzioni moderne.

Raffaele Reina