Il Recovery Plan detto anche RRF (Recovery and Recilience Facility) fa parte del programma europeo NGEU (Next Generation EU). Questo progetto è soprattutto un “progetto culturale europeo che qualifica gli obiettivi di sostenibilità dello sviluppo” e che è proiettato verso le future generazioni. Nella logica di NEXT GENERATION EU, “lo sviluppo sostenibile è legato alla riduzione strutturale delle asimmetrie e delle disuguaglianze, fra le aree geografiche e fra le persone” (Recovery Plan Italia – Speciale Il Sole 24 ore).

RECOVERY PLAN  (Così come approvato nel luglio 2020 poi modificato o rettificato  negli importi assegnati ai vari Stati dell’Eurozona).

Il Recovery Plan o RRF (Recovery and Recilience Facility), così come approvato dal Consiglio Europeo del 17 – 21 luglio 2020 (Mio articolo del 28 dicembre 2020 – L’Italia si gioca quasi tutto con il Recovery Fund) consta di un piano per la ripresa economica europea della consistenza finanziaria di 750 miliardi di euro così suddivisi:

  • I trasferimenti diretti ossia le sovvenzioni a fondo perduto, passano da 500 a 390 miliardi;
  • I prestiti salgono da 250 a 360 miliardi.

A seguito della suddetta delibera i trasferimenti che spettano all’Italia salgono da 173 a 208,8 miliardi tra finanziamenti a fondo perduto e prestiti da rimborsare (81,4 a fondo perduto e 127,4 come prestiti).

Il programma NGEU si avvale di due strumenti finanziari con lo scopo di immettere liquidità e sostegno agli stati membri dell’Eurozona. Tali strumenti sono:

  • Il REACT-EU valido per il periodo 2021-2022 per un totale di 47,5 miliardi, è uno strumento di sostegno degli Stati membri ed è stato creato con l’obiettivo di aiutare il rilancio delle loro economie;
  • Il RRF ((Recovery and Resilience Facility), dispositivo per la Ripresa e Resilienza, ha una durata di sei anni (2021-2026), ed è stato modificato negli importi ed ora ha una dimensione pari a 672,5 miliardi di euro, di cui 312,5 sono sovvenzioni a fondo perduto, e 360 miliardi di prestiti a tasso agevolato.

Sulla base di questi dati ogni Paese dell’Eurogruppo era (come lo è per chi non ha ancora presentato il proprio PNRR) obbligato a presentare il PNRR entro il 30 aprile 2021.

Il RECOVERY PLAN o PNRR presentato dal Governo Draghi il 30 aprile aprile 2021 ha a disposizione cifre diverse da quelle circolate e sopra indicate e diverse da quelle inserite nel Governo Conte bis. Il PNRR ha una dotazione di 248 miliardi di euro così suddivisa:

  • 191,5 miliardi di euro della RRF (Recovery and Recilience Facility), così divisi: 122,6 miliardi di finanziamenti sotto forma di prestiti e 68, 9 miliardi a fondo perduto;
  • 30,6 miliardi provenienti da “fondo complementare” totalmente finanziato da fondi pubblici nazionali.
  • 26 mld che sono stati aggiunti e finanziati dallo Stato e da finanziamenti strutturali europei per investimenti specifici (tra cui ad esempio l’Alta Velocità dell’autostrada Salerno – Reggio Calabria) e per il reintegro delle risorse del Fondo sviluppo e Coesione.
  • Restano fuori dal calcolo 13 miliardi del REACT EU (Acronimo di Recovery Assistance for Cohesion and the Territories.), strumento finanziario, componente del NGEU, interamente a fondo perduto.

Dei 191,5 miliardi di euro, la parte che non riguarda le sovvenzioni a fondo perduto (68,9 miliardi) e che è di 122, 6 sarà così impiegata: euro 53,5 in prestiti per nuovi progetti e euro 69,1 miliardi in prestiti per progetti esistenti.

STRUTTURA DEL PNRR

Il PNRR presentato dal Governo M. Draghi è strutturato in:

  • Sei aree di intervento;
  • Tre assi strategici;
  • Sei missioni.

AREE DI INTERVENTO

Il NGEU (Next Generation EU)ha come obiettivo la ripresa economica sula base della spinta che sarà data dalla interconnessione combinata della transizione ecologica, digitalizzazione, competitività e inclusione sociale. Il PNRR (elemento del NGEU) per l’Italia si baserà su sei aree di intervento sulla base del regolamento RRF (Recovery and Recilience Facility) che sono le seguenti:

  • Transizione verde;
  • Trasformazione digitale;
  • Crescita intelligente sostenibile ed inclusiva;
  • Coesione sociale e territoriale;
  • Salute e resilienza economica, sociale e istituzionale;
  • Politica per le nuove generazioni, l’infanzia e i giovani.

ASSI STRATEGICI

Il PNRR che rappresenta “l’azione di rilancio del Paese” si sviluppa intorno a tre assi strategici: a) digitalizzazione e innovazione; b) transizione ecologica; c) inclusione sociale.

  • La Digitalizzazione e innovazione: Attraverso la digitalizzazione e innovazione dei processi produttivi di beni e servizi, ci sarà un miglioramento generale della nostra economia tale da poter competere con le economie degli altri Paesi e di adeguarsi, al loro livello, in ciò privilegiando l’integrazione digitale e innovativa dei settori economici dell’Europa e così permettere all’Italia di diventare “protagonista della competizione tecnologica globale”. (Da un mio articolo del 5 marzo 2021).

Attraverso tale Piano miglioreranno la digitalizzazione e l’innovazione dei processi produttivi e verranno promossi investimenti in tecnologie, infrastrutture e processi digitali, tali da “Migliorare la competitività italiana ed europea, favorire l’emergere di strategie di diversificazione della produzione, e migliorare l’adattabilità a cambiamenti dei mercati” (Da PNRR del Governo DRAGHI).

  • Transizione ecologica: L’Agenda 2030 che riguarda “lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite”, considera la Transizione Ecologica la “base del nuovo modello economico e sociale di sviluppo su scala globale”. (Recovery Plan Italia del 12 gennaio 2021 – Speciale il Sole 24 Ore).

Avviare la Transizione ecologica significa “ridurre le emissioni inquinanti, prevenire e contrastare il dissesto del territorio, minimizzare l’impatto delle attività produttive sull’ambiente”  (Da PNRR del Governo DRAGHI). L’attuazione della transizione ecologica permetterà di consegnare in eredità alle future generazioni una economia più sostenibile.

Nella TRANSIZIONE ECOLOGICA vengono privilegiati i progetti riguardanti i settori della cultura e del turismo su cui dovranno essere fatti investimenti strategici.

L’INCLUSIONE SOCIALE  si basa su tre priorità che sono le seguenti:

  1. Parità di genere;
  2. Protezione e valorizzazione dei giovani;
  3. Superamento dei divari territoriali.

L’attuazione delle suddette priorità permetterà il miglioramento della coesione territoriale e aiuterà la crescita dell’economia, eliminando e/o riducendo le disuguaglianze esistenti anche a seguito degli effetti della pandemia.

L’inclusione sociale, permetterà pertanto uno sviluppo sostenibile che riguarda la “crescita inclusiva e coesione sociale e territoriale, accanto alla transizione verde e digitale…su cui poggiare la programmazione e il contenuto del PNRR e in base ai quali verrà valutato dalla Commissione europea l’impianto complessivo del Piano.” (Recovery Plan Italia – Speciale Il Sole 24 ore).

MISSIONI

Il PNRR si articola in 6 missioni che sono le stesse della versione del Governo Conte ma che si differenziano per le somme messe a disposizione per ognuna di esse. Le missioni sono le seguenti:

  • Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura;
  • Rivoluzione verde e transizione ecologica;
  • Infrastrutture per una mobilità sostenibile;
  • Istruzione e ricerca;
  • Inclusione e coesione.

La missione n. 1 che riguarda la Digitalizzazione, Innovazione, Competitività e cultura, viene così finanziata: 40,32 mld dal PNRR + 0,8 miliardi dal REACT- EU + 8,74 miliardi dal fondo complementare. Essa “sostiene la transizione digitale del paese, nella modernizzazione della pubblica amministrazione, nelle infrastrutture di comunicazione e nel sistema produttivo” (Da PNRR del Governo DRAGHI). Ha come obiettivo di permettere la diffusione in tutto il Paese della banda ultra-larga e di garantire il coinvolgimento internazionale delle imprese e la “competitività della filiera industriale”. Importante obiettivo sarà di investire in Turismo e cultura;

La missione n. 2 che riguarda la Rivoluzione verde e Transizione ecologica, viene così finanziata: 59,47 miliardi dal PNRR + 1,31 miliardi dal REACT- EU + 9,16 miliardi dal fondo complementare. Essa è “volta a realizzare la transizione verde ed ecologica della società e della economia per rendere il sistema sostenibile e garantire la sua competitività” (Da PNRR del Governo DRAGHI). La missione 2 comprende interventi per l’agricoltura sostenibile e, nel migliorare la gestione dei rifiuti, promuovere l’economia circolare. Tale missione inoltre permette e crea azioni di investimenti e ricerca in energia rinnovabile e sviluppa la filiera industriale nell’ambito della transizione ecologica e la mobilità sostenibile. Nell’ambito sempre della rivoluzione verde e transizione ecologica verranno promosse azioni di efficientamento del patrimonio immobiliare pubblico e privato e “iniziative per il contrasto al dissesto idrogeologico, per salvaguardare e promuovere la biodiversità del territorio e la riforestazione”. Si dovrà inoltre, attraverso una gestione sostenibile ed efficiente, garantire l’utilizzo pieno senza dispersione delle risorse idriche.

La missione n. 3 che riguarda le Infrastrutture per una mobilità sostenibile, viene così finanziata: 25,4 miliardi dal PNRR + 6.06 miliardi dal fondo complementare. Tale missione “si pone l’obiettivo di rafforzare ed estendere l’alta velocità sul territorio nazionale e regionale dando una particolare attenzione al Mezzogiorno (Da PNRR del Governo DRAGHI). Essa “promuove l’ottimizzazione e la digitalizzazione del traffico aereo” e garantisce l’interoperabilità, cioè l’interscambio e l’interazione nel campo della piattaforma logistica nazionale (PNC) per la rete dei porti con una attenzione particolare a quelli dell’Italia meridionale.

La missione n. 4 che riguarda la Istruzione e Ricerca, viene così finanziata: 30,88 miliardi dal PNRR + 1,93 miliardi dal REACT- EU + 1 miliardo dal fondo complementare. Essa “punta a colmare le carenze strutturali, quantitative e qualitative, dell’offerta dei servizi di istruzione nel nostro Paese , in tutto il ciclo formativo” (Da PNRR del Governo DRAGHI). In questa Missione sono previsti tra gli altri i seguenti interventi: 1) l’incremento degli asili nido; 2) l’aumento dell’accesso alle Università; 3) la riforma del sistema di reclutamento e formazione degli insegnanti; 4) il miglioramento del sistema di ricerca e di trasferimento tecnologico.

La missione n. 5 che riguarda la Coesione e Inclusione, viene così finanziata: 19,81 miliardi dal PNRR + 7,25 miliardi dal REACT- EU + 2,77 miliardi dal fondo complementare. La missione “investe nelle infrastrutture sociali”, rafforza le politiche attive del lavoro e sostiene il sistema duale e l’imprenditoria femminile” (Da PNRR del Governo DRAGHI), inoltre tende a facilitare il mercato del lavoro e renderlo accessibile. E’ formata da tre componenti:

  1. Potenziare le politiche attive sul lavoro con particolare attenzione ai centri per l’impiego, il servizio civile, il sostegno all’imprenditoria femminile;
  2. Potenziare le infrastrutture e l’inclusione sociale con interventi sulla disabilità, e migliorare “il ruolo dello sport come fattore di inclusione”;
  3. Effettuare interventi speciali per l’inclusione territoriale, con “il rafforzamento delle Zone Economiche Speciali (ZES) e la Strategia nazionale delle aree interne”. Particolare attenzione verrà data al Servizio Civile Universale e al Terzo Settore.

La missione n. 6 che riguarda la Salute, viene così finanziata: 15,63 miliardi dal PNRR + 1,71 miliardi dal REACT- EU + 2,89 miliardi dal fondo complementare. In questa missione verranno perseguiti due obiettivi:

  1. Il rafforzamento della prevenzione e dell’assistenza sul territorio;
  2. Il miglioramento delle dotazioni del S.S.N.

Per quanto riguarda al sanità sarebbe opportuno utilizzare il finanziamento del MES sanitario di cui ho parlato ampiamente in miei precedenti articoli ( CLICCA QUI  e QUI ).

RIFORME PREVISTE COME CONSEGUENZA DEL PNRR

A margine del PNRR esistono una serie di misure tese a riformare il sistema economico-sociale del nostro paese.

Le riforme previste sono le seguenti e si dividono in riforme orizzontali, abilitanti e settoriali.

Tra le riforme orizzontali si annoverano le seguenti:

  • Pubblica Amministrazione: obiettivo di tale riforma è migliorare i servizi resi ai cittadini e pertanto sarà necessario incrementare l’assunzione dei giovani e diffondere maggiormente il grado di digitalizzazione;
  • Giustizia: l’obiettivo principale e ridurre la durata dei procedimenti giudiziari con accelerazione nella eliminazione dei procedimenti arretrati.

Tra le riforme abilitanti si annoverano le misure di semplificazione in modo da rendere la legislazione più coerente con gli obiettivi da raggiungere e promuovere la concorrenza quale strumento di coesione sociale e crescita economica, tale da rendere equo e sostenibile il sistema afferente alla produzione e lo scambio. Queste misure si rifletteranno sull’efficacia ed efficienza degli investimenti.

Tra le riforme settoriali si annoverano quelle che riguardano innovazioni normative per specifici “ambiti di intervento” o settori economici tali da renderli più efficienti.  Queste riforme hanno, attraverso progetti ad alto “rendimento sociale, l’obiettivo di rendere sostenibile il debito pubblico attraverso la crescita economica, l’incremento della produttività e dell’occupazione e il miglioramento del rapporto DEBITO PUBBLICO/PIL.

Concludo la parte relative alle riforme con le affermazioni del prof Cingolani, Ministro della Transizione Ecologica che in merito alla sua azione, attraverso il PNRR, così afferma: “Non ci possiamo permettere il lusso di seguire norme troppo arzigogolate. E’ una sfida nella sfida. A volte ho la sensazione che sia più facile combattere l’ineluttabilità della natura, con le sue emergenze, che l’ineluttabilità delle norme che in fondo le facciamo noi”. (da il Corriere della Sera di mercoledi 09/06/2021).

Quanto detto è un chiaro riferimento all’intenzione di sburocratizzare il sistema amministrativo ed economico italiano ed un primo passo, per permettere la piena attuazione in tempi rapidi del PNRR, è stato dato dal decreto semplificazioni.

Un’ultima notizia riguarda l’assegnazione della prima tranche del finanziamento del PNRR:

Infatti la presidente della Commissione Europea Ursula Van Der Leyen ha dichiarato che “la settimana prossima l’esecutivo comunitario darà la sua approvazione ad un primo pacchetto di piani nazionali”. Al fine di finanziare l’operazione di cui al Piano NGEU, il commissario al bilancio Johannas Hahn “ha precisato che da qui alla pausa estiva, Bruxelles intende lanciare tre emissioni obbligazionarie con le quali iniziare a finanziare il Fondo per la ripresa da 750 miliardi di euro. (Da Il Sole 24 ore del 09 giugno 2021).

A margine del PNRR faccio le seguenti considerazioni:

  • Nel PNRR i progetti presentati dal Governo di M.Draghi e inseriti nelle sei missioni sopra accennate, sono stati costruiti tenendo presenti due aspetti fondamentali: a) l’alto profilo economico-sociale, ecologico e digitale dei progetti che devono essere di alta utilità economico-produttiva con creazione di ricchezza e flussi di ricchezza reali; b) l’elevato tasso di rendimento sociale (così come definito da M.Draghi in una intervista al giornalista del Corriere della Sera Federico Fubini).

Un elevato Tasso di rendimento socialedei progetti permetterà di ottenere i finanziamenti UE, in quanto essi produrranno ricchezza reale e daranno inizio alla crescita economica della Eurozona. Pertanto il “tasso di rendimento sociale” dei progetti del PNRR dovrà essere elevato e aver superato i tests di ingresso previsti, così da permettere e giustificare gli investimenti pubblici e assicurare la ripresa economica e la prevista creazione di posti di lavoro. I progetti che si rileveranno utili permetteranno quindi di rendere sostenibile il debito pubblico con il loro tasso di rendimento sociale positivo e iniziare la conseguente crescita economica. (Dal mio articolo Recovery Plan: dal Governo Conte 2 al Governo Draghi CLICCA QUI ) Il rendimento di ogni progetto dovrà essere elevato e tale da superare i test di approvazione in modo da soddisfare oltre alla variabile reddituale con tasso di profitto maggiore del tasso di interesse di mercato, anche quella sociale riguardante il passaggio del “massimo ofelimitario della collettività   di cui V. Pareto parla nei suoi scritti sociologici.(Vedi mio articolo  Crisi politica e pandemia CLICCA QUI ). In tal modo si permetterà il raggiungimento della sostenibilità del debito pubblico.

Aggiungo inoltre la seguente considerazione: la condizione minima del rendimento economico-sociale dei progetti, al fine di rendere sostenibile il debito pubblico, è che il tasso di profitto degli stessi, che di solito deve superare la condizione dell’impresa marginale, deve  comunque soddisfare, come condizione necessaria e sufficiente dell’equilibrio economico dell’impresa, la copertura da parte dei ricavi del costo economico-tecnico, concetto così come calcolato in  economia-aziendale e in ragioneria nella rappresentazione della configurazione dei costi (aggiungendo pertanto al costo complessivo, cui fa riferimento l’impresa marginale, i valori figurativi del tipo compenso all’imprenditore, gli interessi di computo, ecc…).

  • Per quanto riguarda la situazione del debito pubblico, formatosi in aggiunta a quello esistente, durante e post pandemia bisogna fare una doppia considerazione:
  • Una prima riguarda il debito pubblico formatosi e che si andrà a formare nel periodo della pandemia (a gennaio 2021 il debito pubblico era di 159 miliardi di euro circa e dovuto a ripetuti scostamenti di bilancio approvati dal Parlamento italiano nell’anno 2020 e nel 2021). Per rendere neutro tale tipo di debito, faccio propria la proposta del prof Carlo Cottarelli da me già citata in un mio articolo dal titolo “L’Italia si gioca tutto con il Recovery Fund” e di cui riporto quanto segue: “Tali debiti dovrebbero essere assorbiti dalla BCE e congelati in una riserva straordinaria, come suggerisce in un suo articolo l’economista Carlo Cottarelli. L’assorbimento dei debiti da sussidi pubblici, come i finanziamenti dalla BCE, eliminerebbero due problemi che sorgono ad ogni finanziamento e che sono:
  • Il pagamento degli interessi;
  • La possibiltà che alla scadenza il finanziatore (Banca e/o società o Ente) potrebbe, a richiesta, non rinnovare il debito creando seri problemi di liquidità”. (Antonio Mascolo – L’Italia si gioca tutto con il Recovery Fund del 23/01/2021);
  • Una seconda considerazione riguarda gli interventi post pandemia.

Per dar corso alla possibilità di attingere alle risorse del Recovery Fund, gli investimenti in una prima fase (in costanza di pandemia) andranno suddivisi tra “piani incentrati su transizione verde (green deal) e/o clima, digitale e sostegno ai lavoratori disoccupati più colpiti dalla crisi”. A questi investimenti di cui al Recovery Fund (R.F.), per aumentare la produttività anche in altri settori, dovranno essere affiancati, in una seconda fase (post pandemia), investimenti in infrastrutture attraverso l’impiego di capitale pubblico e di capitale privato. Perché questa seconda fase possa poi partire, bisognerà che la liquidità immessa nel sistema non vada dispersa in spese improduttive o di sola assistenza (anche se necessaria visti i danni da covid-19), ma venga rivolta alla creazione di maggiore produttività e di maggiori consumi. La liquidità dovrà pertanto trasformarsi in credito e in solvibilità (credito tramutato in investimenti in attività di impresa, solvibilità derivante dai redditi positivi al netto della remunerazione dei fattori della produzione CLICCA QUI).

Concludo questo mio scritto con un riferimento di piena adesione a quanto Papa Francesco ha detto nel messaggio inviato alla FAO, “l’Agenzia delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, in occasione della 42.ma sessione della conferenza mondiale dell’organizzazione ONU”( CLICCA QUI ).

Riporto la seguente frase del messaggio che è altamente indicativa di quale tipo di economia parla Papa Francesco. Nel messaggi alla FAO, a cui mi sento di aderire pienamente, viene scritto quanto segue: “….è importante, soprattutto, garantire che i sistemi alimentari siano resilienti, inclusivi, sostenibili e capaci di fornire diete salutari e accessibili a tutti. In questa prospettiva, è proficuo lo sviluppo di un’economia circolare, che garantisca risorse per tutti, anche per le generazioni future, e che promuova l’uso di energie rinnovabili. Il fattore fondamentale per riprendersi dalla crisi che ci flagella è un’economia a misura d’uomo, non soggetta solo al profitto, ma ancorata al bene comune, amica dell’etica e rispettosa dell’ambiente.”

Antonio Mascolo