In teoria, i risultati delle elezioni locali nel Regno Unito dovrebbero sempre essere presi con le molle. Indicano certo una tendenza importante e, pur valendo più di un sondaggio, costituiscono però le occasioni di voto che marcano spesso la più grande lontananza dai seggi da parte dei britannici. Nel caso della chiamata alle urne di due giorni fa, però, c’è da considerare che si votava anche in Galles e in Scozia per il rinnovo dei parlamenti regionali. E allora, la sconfitta netta per il partito di governo laburista vale davvero molto di più dell’esito di un sondaggio di opinione.
Nel complesso, è giunto un segnale forte per il Governo di Keir Starmer e per i due principali partiti che rappresentano la continuità di un sistema giocato sull’accoppiata di bipolarismo e di un voto chew riguarda collegi esclusivamente uninominali. Labour e conservatori perdono molti dei loro seggi nei comuni dove si è votato e ne traggono vantaggio soprattutto la destra xenofoba – quella della Brexit più estrema, per intenderci – i liberaldemocratici e i verdi.
Innegabile la travolgente avanzata del Reform Uk di Farange anche se non guiderà molte amministrazioni locali giacché anche i conservatori hanno escluso ogni possibile alleanza. Da due seggi che aveva in precedenza, Farange supera ampiamente i 1200. Pure i liberaldemocratici – da sempre la “terza forza” per tradizione – ne hanno guadagnati tantissimi. Bene anche i verdi una settantina. I “green” e i “liberaldem” guadagnano soprattutto nelle città universitarie e nelle aree più tradizionalmente progressiste. Se questo fosse il risultato alle prossime elezioni politiche generali, insomma, ci si troverebbe in un quadro politico davvero frastagliato e con una profonda crisi del sistema bipartitico che da sempre caratterizza il Regno Unito.
Starmer paga in questo momento, come tanti altri paesi europei, una condizione economica resa difficile dai conflitti in atto e del conseguente aumento delle spese militari e dall’inevitabile accorciamento della coperta del welfare. Paga altresì per lo scandalo che ha visto l’uomo da lui nominato ambasciatore negli Usa, Peter Mandelson, coinvolto nel caso Epstein e, poi, le divisioni interne al suo partito che, ad esempio, non la vede allo stesso modo in materia di sostegno ad Israele e quel tanto di supporto assicurato alle azioni militari americane, così come sull’altro tema spinoso – quello tanto agitato da Farange – sul contrasto all’emigrazione.
Il campanello d’allarme più squillante per i laburisti è venuto dal Galles dove il partito della sinistra ha perso il ferreo controllo del Parlamento regionale, durato circa un secolo, incassando una batosta davvero pesante e vedendo addirittura la ex leader “labour “gallese, Eluned Morgan, risultare addirittura non eletta. Vincono sia gli indipendentisti di Plaid Cymru, sia l’estrema destra di Reform Uk. Anche in Galles disastro dei conservatori e di tutti gli altri partiti.
Anche in Scozia si è registrato un successo clamoroso per gli indipendentisti. In questo caso dello Scottish National Party che, così, molto probabilmente torneranno a chiedere di nuovo un referendum per potersi staccare dal Regno Unito.
In sostanza, il risultato ci dice che il bipartitismo tradizionale è in crisi; che cresce il voto di protesta; molti consigli locali rischiano di diventare ingovernabili perché dove ha vinto Farange nessuno ha i voti per guidare la municipalità. Il risultato del Galles, al momento, ci dice che gli indipendentisti da soli non sono in grado di dare vita ad un governo locale. Quello Unito si presenta come il regno … della frammentazione, dunque. ![]()