Altro segno del degrado istituzionale dei nostri tempi. Niente di peggio di chi viene mandato a svolgere un ruolo di garanzia istituzionale nonostante sia chiaro che mai sarà in uno “stato di grazia” né, tanto meno, sarà illuminato dalla “grazia di stato”.
Eravamo abituati a credere che anche il Presidente del Senato fosse chiamato ad una responsabilità del genere. E, invece, vediamo Ignazio La Russa venire meno ed ingaggiare una battaglia contro Ranucci e Report in un chiaro tentativo di accreditare una decisione della Rai che molto probabilmente si rivelerà illegittima e immotivata. Ma intanto Ranucci sarà fatto fuori, quel che sopravviverà di Report si ritroverà fortemente condizionato nel periodo pre elettorale, quando le magagne di questo Governo potrebbero rivelarsi davvero scomode
Del resto, ieri sera alla 7, abbiamo sentito sciorinare dall’ineffabile Italo Bocchino la litania delle lamentele della destra per le trasmissioni di Report che, però, non è ancora mai stato smentito in tribunale e ci ha anzi spesso fatto sapere che cosa si combina nelle stanze che contano adesso, a livello nazionale e locale. Non piace? Ma lo abbiamo visto fare nel passato anche nelle stesse stanze occupate da altri.
E’ così che si spiega “l’Editto La Russa” che richiama alla memoria quello “bulgaro” di Berlusconi contro i giornalisti più scomodi dei suoi tempi.
La cosa che più fa specie, persino disgusta, è vedere come tutti i gazzettieri della destra osino parlare di una “questione morale” che sarebbe da considerare in relazione ai rapporti di Ranucci con Lavitola. Quando tutto continua a dirci che l’unico manovratore in questa vicenda è il secondo e il primo – come devono fare tutti i giornalisti – lo utilizzava come fonte.
Persino i giornali del principe dell’assenteismo in Parlamento, Angelucci, osano aprire bocca a conferma che non c’è più alcun decoro da rispettare, almeno formale. Il Tempo ha persino aperto il “vaso di Pandora” degli stipendi dei giornalisti di Report. Ha ottenuto, infatti, documenti riservati della Rai sui costi della trasmissione, ma mettendo a bollire un calderone in cui gli emolumenti personali sono mischiati con gli ingenti costi di produzione. È così opportuno che, per fare chiarezza agli occhi di noi contribuenti, che si comincino a conoscere gli stipendi di tutti i dipendenti Rai – soprattutto dirigenti e giornalisti – i doppi stipendi, i cosiddetti “fuori busta”, le nomine fittizie con funzioni mai svolte ma che servono a pagare meglio gli amici, i compensi dei conduttori, anche quelli alla guida di trasmissioni fallimentari. Gettare nel ventilatore cose maleodoranti non può essere accettato se non lo si fa in tutte le stanze di “Mamma Rai”, a partire da quelle dei piani alti.
E, infine, tornando al Presidente del Senato, come dimenticare che La Russa è stato – e lo è tuttora – il principale sponsor di quella Santanché accusata di aver frodato l’Inps e, quindi, tutti noi italiani.![]()