Adesso tutti corrono a chiudere il caso dell’ “agguato” a Mattarella. Però, come nel caso di Pulcinella, anche la Verità, che ha provocato il caso putiferio, ridendo e scherzando, si confessa.
Mentre il giornale di Maurizio Belpietro continua con i suoi attacchi a grappolo ai consiglieri del Quirinale, getta involontariamente un altro raggio di luce su un altro dei tanti motivi di critica a Mattarella, oltre quello diretto alla sua ferma posizione sull’Ucraina. Posizione che non può che trovare l’ostilità del quotidiano della destra che, notoriamente, sostiene le posizioni di Salvini.
Dobbiamo notare come continui il silenzio su chi e su come sia stato “ascoltato” il Consigliere di Mattarella. Di persona o attraverso una intercettazione? Questione non di poco conto visto il livello della persona coinvolta. Ma su questo tutto si tace in un Paese che ha affidato ad uno stato estero – che non fa parte neppure della Nato – molto della nostra sicurezza. Un Paese in cui si è probabilmente spiato anche Papa Francesco con un uso improprio del Graphite di Paragon senza che qualcuno del Governo si sia degnato finora di fornire spiegazioni.
Intanto, dibattiamo sulla possibilità che un Consigliere di Mattarella abbia proprie opinioni sulla politica italiana ed ardisca parlarne con degli amici mentre sono insieme a cena perché tutti tifosi della Roma. Ma questo è un Paese dove si è perso ogni senso del discernimento e, dunque, la capacità di aver ben presente una scala di valori e di priorità cui riferirsi.
Ammesso che il Garofani possa aver fatto male a lasciarsi andare a valutazioni che, essendo personali, restano opinabili da parte di altri – di sicuro non piacciano alla Meloni e ai suoi – forse sarebbe il caso di preoccuparsi di più di quanto concerne la pratica disinvolta di intercettazioni e del loro uso a fini di parte.
Ciò premesso, torniamo alla Verità che ci spiega uno dei motivi dell’agguato organizzato contro Mattarella. Perché questo era l’obiettivo. Metterlo in difficoltà dopo avergli sentito ribadire la fermezza nel sostegno all’Ucraina. Cosa su cui si è appena registrato l’unanimità del Consiglio superiore di difesa. E questo non va bene a Matteo Salvini.
C’è anche da considerare che siamo in uno scenario mondiale estremamente complesso. Perché Trump – che ha assolutamente bisogno di una pace a qualunque costo – è tornato a trattare direttamente con Putin. A quel che sembra, a dispetto delle posizioni di Zelensky ed anche dell’Europa. Ed è questo il punto: arriveremo anche in Italia ad una scelta su quale parte stare? Già il Ministro Crosetto, pur allineandosi alle decisioni del Consiglio di Difesa, sembra parecchio dubitare adesso sui risultati della linea tutta improntata al sostegno all’Ucraina fino alla vittoria e di cui si è sempre fatta portabandiera Giorgia Meloni.
Una linea del resto molto “all’italiana”. Basti ricordare che il vantarsi di aver partorito l’idea di applicare anche all’Ucraina l’art 5 della Nato – quello che prevede l’intervento a favore di un paese membro in caso di attacco – fu immediatamente seguito dalla precisazione che, comunque, mai un soldato italiano sarebbe intervenuto sul suolo ucraino. Cosa che può essere del tutto legittimo non prevedere, ma bisognerebbe, allora, essere più chiari sull’applicabilità dell’art 5.
La realtà è che in politica estera – ma più segnatamente sulla vicenda ucraina -il Governo è completamente diviso. Tre partiti, tre posizioni diverse. Salvini con Putin, Tajani con l’Europa. Giorgia Meloni che si barcamena e che ha il terrore di dover scegliere tra Bruxelles in difesa di Kiev e Trump che potrebbe finire per disimpegnarsi né più né meno come Biden fece in Afghanistan.
Alla Meloni e a Salvini, però, l’agguato a Mattarella va benissimo perché non c’è solo la questione dell’Afghanistan. Ed è la stessa Verità a raccontarcelo quando dipinge il Consigliere Garofani come l’artefice di un disimpegno del Quirinale dall’accordo con Elon Musk su Starlink, corteggiato sia dalla Presidente del Consiglio, sia dal suo vice Salvini.
Quindi, il problema – come abbiamo sostenuto sin dall’inizio di questa querelle, non era e non è quello delle opinioni personali di un consigliere di Mattarella …
Giancarlo Infante