Premessa

Non deve sorprendere il lettore il fatto che, dopo aver richiamato la specificità dello sguardo cristiano sull’educazione rispetto ad altre prospettive (CLICCA QUI ), molti dei punti che andremo a presentare siano in realtà riscontrabili in diverse correnti del pensiero pedagogico contemporaneo. Ciò è dovuto al fatto che (così come accaduto per il mancato riconoscimento delle radici cristiane all’interno della Costituzione Europea del 2004) anche per quanto concerne l’evoluzione della riflessione in ambito educativo e pedagogico molto si deve alle esperienze, ai valori, e alle idee provenienti da secoli di cristianesimo incarnato nella pratica e nella teoria educative (senza però che tali fonti siano stati espressamente e adeguatamente riconosciute).

Dobbiamo inoltre richiamare e riconoscere le fondamenta valoriali e ideali su cui è stato costruito e tuttora si regge il sistema scolastico italiano, ci stiamo evidentemente riferendo ai principi costituzionali che ne sono alla base. Come noto, la Costituzione Italiana nasce dalla confluenza – tutt’altro che semplice e indolore – di schieramenti politici distanti tra loro e dalla capacità di confronto e dialogo dei padri costituenti; persone e personalità con esperienze, militanze, valori e ideali molto differenti quando non addirittura opposti (dai democratici cattolici ai comunisti, tanto per intenderci). Eppure pur partendo da prospettive tanto diverse e per molti versi contrastanti, ancora oggi e a più di 70 anni di distanza, desta meraviglia il modo col quale essi seppero giungere ad una sintesi tanto mirabile da fare della nostra carta costituzionale una dei documenti più innovativi ed esemplari nel suo genere.

I principi costituzionali che sono alla base del nostro sistema scolastico possono essere sintetizzati nella libertà di insegnamento, nel pluralismo, nel rispetto della persona umana, nel principio solidaristico, nell’uguaglianza, nella promozione della crescita umana, culturale e spirituale dei cittadini e nel conseguente solenne impegno da parte della Repubblica nel rimuovere gli ostacoli che impediscono o limitano tale sviluppo.

Passiamo ora a illustrare, sinteticamente e senza pretese di esaustività, i principi che qualificano la prospettiva cristiana sull’educazione.

La centralità della persona umana nella sua integralità. Si tratta di un caposaldo del pensiero cristiano fin dalle origini e che, in questa sede, non possiamo che esaminare per sommi capi.
A partire dal pensiero biblico che ci consegna l’idea dell’uomo creato a immagine e somiglianza di Dio, passando per S. Agostino che ravvisa tale somiglianza nella “trinità” di memoria, conoscenza e volontà, e poi per S. Tommaso e alla sua concezione di persona come sostanza individuale, giungiamo infine al neo-umanesimo integrale di E. Mounier e di J. Maritain. Queste posizioni teologico-filosofiche tradotte in ambito pedagogico si trasformano nell’attenzione data al bambino – persona umana in formazione – che deve essere al centro di ogni atto e processo educativo (principio sempre presente nei documenti normativi repubblicani: dai programmi ministeriali del 1955 fino alle Indicazioni Nazionali del 2012). Da questo principio conseguono il valore unico e la dignità assoluta della persona umana e la sua integralità ovvero la necessità di considerarla sempre come un unicum indivisibile (cuore, cervello, mani, spirito…) regolando similmente l’approccio educativo-didattico.

Il rispetto di sé, degli altri e delle regole della civile convivenza (a partire da quella scolastica). Dal punto precedente deriva come logica e naturale conseguenza quella del rispetto dovuto ad ogni essere umano in quanto creatura che porta in sé l’immagine di Dio, Suo figlio e nostro fratello al di là di ogni steccato e separazione etnica, politica e persino religiosa (cfr. San Paolo).
Inoltre fin dalla famosa espressione di Gesù: “date a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio” i cristiani si sono sempre posti in un rapporto di mutuo rispetto e collaborazione con le istituzioni politico-civili (nella misura in cui esse non contrastino e non violino apertamente quei principi sacri della vita e della persona che oggi chiamiamo diritti umani); una collaborazione nell’adempimento delle leggi e della vita civile e democratica per la costruzione della città degli uomini e per la realizzazione di quello che S. Tommaso, sulla scia dell’Etica Nicomachea di Aristotele, considera il bene comune.
Non è mai troppo presto per insegnare ai bambini il rispetto per gli altri e per le norme a partire proprio da quelle basilari (che in molti oggi considerano antiche e superate) e che si riassumono nelle semplici regole della “buona educazione”: salutare, chiedere per favore e ringraziare sembrano per l’appunto espressioni desuete ma è precisamente da queste piccole cose che trae origine l’educazione alla convivenza civile. Da queste premesse derivano infatti altrettanti “corollari” che oggigiorno trovano interesse e riscontro bipartisan al di là degli orientamenti ideologici (fatte salve alcune frange estremiste) quali il riconoscimento e l’educazione:

  • alla diversità sia essa di tipo fisico, culturale, religioso (stranieri, disabili…);
  • alle emozioni e alle relazioni; solo bambini, giovani e adulti equilibrati saranno infatti capaci di riconoscere le proprie ed altrui emozioni instaurando relazioni positive con i propri simili in ambito familiare, professionale e sociale (cfr. F. Bonafede – M. Soprani, Empatico sarà lei! 2010);
  • alla collaborazione e alla cooperazione per la costruzione del bene comune al di là degli interessi individuali o di quelli di una singola parte sociale o politica;
  • alla solidarietà, al volontariato e al valore del servizio, oggi considerati patrimonio comune della civiltà e della socialità ma che hanno un evidente profondo radicamento nella tradizione cristiana (basti pensare alle molteplici e straordinarie forme e manifestazioni delle opere di carità);
  • alla pace e alla mondialità (diversa dalla globalizzazione); dobbiamo ricordare e rivendicare che lo sguardo universale (cattolico) è proprio della concezione cristiana dei rapporti tra gli esseri umani;
  • all’approccio ecosostenibile; espressione che ad un primo sguardo pare essere un’icona della postmodernità ma che a ben vedere affonda le sue radici nell’insegnamento biblico-cristiano dell’uomo custode (e non padrone) del creato come ci hanno efficacemente ricordato le encicliche di Giovanni Paolo II e di Papa Francesco.

Sin qui i principi e i valori cristiani che possono pacificamente essere condivisi anche da persone, gruppi e istituzioni che non sono disposte a riconoscere una comune origine e appartenenza valoriale cristiana (a tal proposito risulta particolarmente interessante mettere in relazione i due saggi “Perché non possiamo non dirci cristiani” di B. Croce – 1942 e “Perché non sono cristiano” di B. Russell – 1957). Va evidenziato come una tale convergenza consenta di lavorare nelle scuole statali con una sintonia e una comunanza di intenti che possono concorrere in misura determinante alla buona educazione delle nuove generazioni.

Ma nella prospettiva e nella concezione cristiana dell’educazione vi è un plus che possiamo sinteticamente definire come la   dimensione verticale dell’esistenza rispetto alla quale, a maggior ragione in una società liquida come la nostra (Z. Bauman), è più probabile trovare se non aperta opposizione una ancor più letale indifferenza. Come cristiani siamo però pertinacemente convinti del fatto che, diversamente da quanto propugnato da Edgar Morin (cfr. Insegnare a Vivere manifesto per cambiare l’educazione – 2014), la vita non si risolve unicamente su un piano di orizzontalità; siamo certi che vi sia dell’altro: un anelito, un’aspirazione insistente e nascosta (S.Agostino) verso l’Altro che ci interpella attraverso le grandi domande di senso sull’esistenza individuale, sull’umanità e sul mondo (una prospettiva quest’ultima riconosciuta, verso la fine della sua lunga vita, anche da Martin Heidegger – campione dell’esistenzialismo –che nel 1966 dichiarò: “Ormai solo un Dio ci può salvare”).

Alla luce di queste ultime considerazioni siamo pertanto convinti che una completa ed efficace educazione non possa prescindere:

  • dalla conoscenza e dal riconoscimento dell’impronta cristiana nella storia e nella civiltà;
  • dall’educazione dei bambini e dei giovani al Bello, al Vero, al Buono e al Giusto;
  • dall’apertura verso il Trascendente.

Tutto questo senza mai dimenticarci che l’educazione è cosa del cuore (Don Bosco) e che non si può essere insegnanti senza voler bene e volere il bene di coloro che si ha il compito e la grazia di educar

Marcello Soprani