La prima parte di questo articolo è stata pubblicata ieri (CLICCA QUI)

L’ antropologia del Male ( o della Necessità) come fondamento della società

L’ antropologia del Male ( o della Necessità) come fondamento della società. Così  descrive stupendamente i tratti essenziali del pensiero di Javert, Victor Hugo nelle pagine che preludono all’ atto finale, ma conseguente, del suo suicidio che si compie una volta che l’ ispettore, catturato durante l’insurrezione del 1830 ed affidato al suo perseguitato, viene lasciato libero e  “graziato” dall’ex detenuto Valjean.

“ La sua massima angoscia era  la scomparsa della certezza.  Si sentiva sradicato. Il suo codice era svuotato. Sino ad allora, sua unica misura era stata la legge, ora  gli si stava rivelando il sentimento. Gli si stava rivelando un mondo nuovo, non più condanne definitive, ma  la possibilità di una lacrima nell’occhio della legge , una giustizia di Dio che procedeva in senso contrario alla giustizia degli uomini…. Era costretto a riconoscere che la bontà esisteva. Quel forzato era stato buono. E anche lui, cosa inaudita, era stato buono. Dunque stava deteriorandosi. Si trovava vile, si faceva orrore. Per Javert l’ideale non era essere umano, grande o sublime,  era essere irreprensibile…..L’ordine era il suo dogma e questo gli bastava; da quando aveva raggiunto l’età adulta ed era un funzionario, metteva nella polizia tutta la sua religione  essendo, e noi qui usiamole parole senza la minima ironia, e nella loro accezione più seria, essendo spia come si è sacerdote”. (Victor Hugo, I miserabili, Firenze, Bulgarini, 1989, pp.444,445, ediz. orig.1862)

La intransigenza di Javert è il segno della sua estrema fragilità. E’ la costituzione paranoide di ogni moralismo integralista come direbbe Recalcati  ( Massimo Recalcati, La legge della parola, Torino, Einaudi, 2022, p.355). E’ la falsa sicurezza dell’uomo che afferma  nel suo cuore, come lo stolto della Bibbia, che Dio non c’è- o che la giustizia non esiste come precisa Hobbes-  dato che solo il Male morale- la potenza del negativo-  è l’unica  realtà ubiquitaria e permanente.  Un Male che oggi i media ci mettono continuamente davanti come se fosse onnipotente, un Male dato da  “un impasto  imprevisto in cui si saldano , provenendo da luoghi sociali agli antipodi, frustrazione di  moltitudini disperse,  tanto disgregate quanto imponenti,  e arroganza di minoranze ristrettissime, smarrimenti collettivi, e solitarie auto percezioni di onnipotenza” (Aldo Schiavone  Occidente senza pensiero, Il Mulino, 2025, p. 31) Ed un Bene che è essenzialmente assenza di Bene, come se la luce fosse la mancanza di buio!

Il diritto senza pietà  e la guerra ibrida non servono allora né a realizzare la giustizia, né a portar alla pace, ma finiscono per avere un effetto forse eteronomo e non voluto, forse, divengono veicoli dell’induzione di una antropologia del Male come fondamento dell’essere. L’antropologia della Necessità che abbiamo conosciuto con la crisi dell’ Euro e della finanza nella forma dei una onnipotente Necessità, e poi abbiamo incontrato di nuovo nella pandemia oggi è divenuta l’antropologia del Male come predominio della forza che sembra ormai caratterizzare il mondo  e che impone la preparazione alla guerra.

Nel mondo interconnesso, ma privo di vere relazioni, nella società dell’incertezza e del rischio, o della “competizione”,  la paura è il principale legame che tiene unite le persone e gli Stati, in luogo della fede e della fiducia nell’altro. L’ UE di oggi a livello istituzionale ne è l’esempio migliore, o forse dovremmo dire peggiore. La paura che non conosce amici ma solo nemici. E che è alla base del linguaggio sulla competizione e di quello bellico, oggi non più solo metafora anche in Europa, entrata nell’epoca della weaponisation  più disperata. Diritto alla sicurezza più che sicurezza dei diritti. Logico che il diritto penale sia prima ratio non  ultima ratio.

Il diritto senza la giustizia,  le guerre senza la pace, un modello al collasso

Gli scenari aperti dalle guerre di Ucraina e dal massacro di Gaza non sono soltanto quelli di una distruzione senza limiti, ma quelli di una guerra che tende all’infinito, che non conosce più paci o pace ma soltanto armistizi e tregue più o meno durature. Dettate solo dalle convenienze economiche dei più forti. Perché sta succedendo questo? Perché siamo giunti al cuore del problema. Vale a dire siamo giunti al fondamento antropologico, ormai divenuto mediatico e virale,  su cui si finisce per fondarsi tanto il diritto quanto la contemporanea e attuale “ragion bellica” ( Tommaso Greco) la giustificazione della guerra , non più come guerra giusta ( cui si ricorreva ancora nel 1990 durante la prima guerra del Golfo), ma come guerra necessaria ( che è la guerra ibrida ubiquitaria e polimorfa, non separabile dalla competizione ordinaria,  cui dobbiamo adattarci).

Si è perso o si è voluto distruggere il modello antropologico di Grozio, di Althusius e di altri fondatori della modernità,  la tradizione filosofico-politica che sulla socievolezza ha insistito e  “ che possiamo chiamare aristotelica,  che arriva fin dentro la modernità [che] ci parla ancora della possibilità  di penare un modello diverso di relazioni, anzi di pensare le relazioni….Si tratta di ricordare , come faceva ad esempio Victor Hugo,  che “i vecchi simboli genesiani  sono eterni” e che  “ nella società umana così come è , fino al giorno in cui  una più grande luce la cambierà, ci sono  sempre due uomini, uno superiore, l’altro sotterraneo: quello conforme al bene è Abele, quello conforme al male è Caino” ( Tommaso Greco, Critica della ragione bellica, Laterza, 2025, p. 17).

Noi oggi, entro la società liquida e priva di relazioni benché interconnessa abbiamo l’individuo in competizione o conflitto, abbiamo la cieca “volontà di vivere” che  conosce solo volontà di potenza o di potenziamento dell’ Io,  che mira a realizzare una intelligenza fuori dell’ Io concreto , da lui completamente libera ed autonoma  tendenzialmente capace di imporsi al suo creatore umano, una creatura che domina il proprio creatore umano, esattamente come sembra fare la guerra, che dai calcoli umani è prodotta.

Come fermare questa forza inarrestabile che produce competizione  e conflitto se non con una forza uguale e contraria? Se ragioniamo così è evidente che non crediamo più che a fondamento dell’essere ci sia l’aspirazione ad un  Bene con la maiuscola o la minuscola che noi dobbiamo perseguire ma solo una forza incontrollabile che dobbiamo dominare e che non passiamo più chiamare apertamente Male , ma che col male cioè con la forza irragionevole e bruta deve essere fermato.

Se solo il male ha consistenza, non il bene, cioè, se solo Caino  esiste e non Abele, che  non è mai esistito, come sostengono i teorici antirealistici della “Realpolitik”, il bene comune  non può più essere il principio da cui partire per riorganizzare la società mondiale. Semplicemente il bene comune non esiste, come lo stolto del noto Salmo della Bibbia dice in cuor suo a proposito del Dio che non esiste. La pace e la giustizia non esistono, esistono tregue e norme che ancora chiamiamo con quei nomi, pensano, nel loro cuore, evitando ovviamente di dirlo gran parte dei politici, i funzionari UE . gli uomini di governo e mostrano di pensarlo le masse crescenti dei servi sciocchi, talvolta anche acculturati,  che fanno a gara nell’omaggiare i presumibili vincitori di turno.

Oggi però qualcuno, al di là dell’ Oceano, è andato oltre questo nichilismo che basa la propria forza sul tacere, sul non rispondere, sul nascondere, sull’evitare il confronto. Qualcuno sta dicendo ad alta voce che la giustizia e la pace non esistono, che esiste solo il potere, la forza bruta e si può avere la pace solo  brandendo la minaccia della forza, armata o finanziaria.  Esattamente come in una associazione a delinquere, come nei “magna latrocinia” cui si riducono sempre gli Stati quando viene meno la giustizia, così come nota Sant’ Agostino.  Per farlo però il potere politico deve non  solo nascondere la realtà, ma deve a convincere  che ogni mostruosità sociale è naturale o inevitabile o necessaria, imposta dai tempi duri e dalla Storia. Che  diritti umani e giustizia sono una variabile dipendente, sempre e comunque. Che i vincoli europei di bilancio sono “sacri e inviolabili” quando rendono incompatibili i diritti, ma non lo sono più di fronte alle esigenze belliche decisamente più “sacre”. Ma come sostenere questo tra persone ragionevoli e mentalmente libere?

La democrazia vera ed il confronto libero non hanno mai avuto bisogno di  ridicoli “scudi” contro l’errore. Anzi, come ci ha spiegato John Milton agli albori della modernità, hanno sempre bisogno dell’errore. Solo le dittature, le oligarchie corrotte e i promotori delle guerre ingiuste,  invece devono averne paura, perché hanno bisogno della certezza dogmatica che deve negare il dubbio, e quindi anche la verità, per poter esistere. Hanno bisogno di ciò che ormai chiamiamo post-verità

Proclamare ad alta voce  la non esistenza del bene rischia di segnare l’inizio della fine  per il potere irresponsabile. Come lasciano pensare le dilaganti manifestazioni, impreviste ( e probabilmente imprevedibili) nella forza e nel numero, contro il massacro di Gaza ma anche contro il dilagare della guerra globale. Le guerre senza pace sono anche guerre senza fine, esattamente come il diritto senza giustizia è il regno della forza senza limite. Per questo i fondamentali della vita sociale ( verità pace e giustizia) impongono oggi di porre un limite a questa disastroso duplice assolutismo, impongono di prendere atto che questa antropologia pseudo-realistica della inesistenza del “bene” e della “relazione”, che non accetta il “realismo” dei limiti umani,  è insostenibile, tanto nella vita interna degli Stati, negli ordinamenti giudiziari quanto nelle relazioni internazionali, e conduce il potere stesso ad autodistruggersi sotto il peso dei suoi disastri. Come è sempre successo nella storia. La tragica fine di Javert è allora un monito terribile e solenne. Per ogni potere irresponsabile, che si occupi di diritto o di pace non cambia le cose.

Umberto Baldocchi

About Author