Che la gestione di Roma sia un esercizio di equilibrismo capace di far scontenti tutti, residenti in primis, non è certo una novità. Tra cantieri infiniti, trasporti a singhiozzo e una quotidianità spesso complicata, le ragioni per criticare l’attuale amministrazione guidata da Roberto Gualtieri non mancano.

È legittimo, anzi è il gioco della politica, che Fratelli d’Italia abbia aperto la sua campagna elettorale per la Capitale partendo proprio da questi disagi. Tuttavia, analizzando da vicino i cavalli di battaglia scelti dai meloniani, emerge un cortocircuito logico difficile da ignorare.

​Il paradosso del turismo: risorsa nazionale o colpa locale?

​Il primo punto di attrito riguarda il cosiddetto “overtourism”, cioè il sovraffollamento turistico che sta trasformando quella nel Centro storico in una vita ai limiti dell’impossibilità per i romani.

Fratelli d’Italia accusa il Campidoglio di subire passivamente questa ondata. Peccato che, fino a ieri, il record assoluto di presenze e il boom di arrivi nella Capitale venissero celebrati come un trionfo patriottico proprio dal Ministero del Turismo, ancora in loro mano dopo essere già stato guidato da Daniela Santanchè.

​Quando i numeri salgono, il merito è delle politiche macroeconomiche del Governo; quando le metropolitane si affollano e le strade si riempiono, la colpa diventa improvvisamente del Sindaco … perchè non è dei loro.

Una narrazione a due registri che dimentica come il turismo di massa non si regoli con le bacchette magiche comunali, specie se a livello nazionale si è sempre spinto sull’acceleratore della quantità piuttosto che della sostenibilità.

​Tavolini selvaggi: la difesa corporativa contro il decoro urbano

​Ancora più evidente è la contraddizione che riguarda il fenomeno dei “tavolini selvaggi”. Passeggiando per il Centro storico, l’impressione è quella di trovarsi in un immenso ristorante a cielo aperto. Marciapiedi occupati, pedoni costretti a camminare in mezzo alla strada, auto e mezzi di soccorso talvolta imbottigliati: un’eredità delle deregolamentazioni post-Covid che oggi appare ingiustificata.

​Qui la posizione di Fratelli d’Italia si fa quasi acrobatica. Da un lato, si invoca il decoro urbano e la vivibilità per i residenti; dall’altro, storicamente, la destra si erge a scudo protettivo dei commercianti e dei ristoratori, un bacino elettorale tradizionalmente vicino alle loro posizioni. Cosa succederebbe se Gualtieri decidesse finalmente di varare un piano drastico di riduzione delle occupazioni di suolo pubblico, restituendo spazio ai cittadini? Assisteremmo ai pianti greci della destra in difesa della “libera impresa” o agli applausi per il ripristino dell’ordine? La risposta appare scontata.

​Sicurezza: la delega di responsabilità sul Viminale

​Infine, c’è il tema della sicurezza, sollevato di recente anche dal Vicepresidente della Camera in quota FdI, Fabio Rampelli. Stazioni ferroviarie fuori controllo, microcriminalità e percezione di insicurezza sono i temi caldi del dibattito televisivo. Ma qui si assiste al rimpallo più clamoroso. La sicurezza pubblica, l’ordine nelle strade e il presidio delle grandi infrastrutture (come le stazioni Termini e Tiburtina) dipendono direttamente dal Ministero dell’Interno e dalle Forze dell’Ordine, istituzioni saldamente in mano al Governo centrale.

​Pensare che l’emergenza sicurezza di una metropoli da tre milioni di abitanti possa essere risolta esclusivamente dal corpo della Polizia Locale (i vigili urbani), le cui competenze sono principalmente legate a viabilità, commercio ed edilizia, è un errore grossolano o, più probabilmente, una scusa retorica. Se Roma è insicura, i primi a dover rispondere della carenza di organici e di strategie di pattugliamento sono proprio i ministeri guidati dalla maggioranza di governo.

​Carte in regola

​Criticare chi governa Roma non è solo un diritto dell’opposizione, è un dovere. E noi cittadini abbiamo davvero tanto da lagnarci nei confronti dell’Amministrazione Gualtieri, così come di quasi tutte le precedenti. Ma per essere credibili bisognerebbe presentarsi davanti agli elettori forti di una coerenza interna. Finché Fratelli d’Italia continuerà a contestare al Comune dinamiche che dipendono dai propri ministeri o a difendere categorie che quel disordine contribuiscono a crearlo, le sue denunce rischieranno di suonare come pura propaganda elettorale, priva di reali soluzioni alternative per il futuro della Capitale. E Roma resterà sempre la stessa: bellissima, e con la forza di resistere a tutto, compresa la bassa qualità della sua classe dirigente.

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