Ricreare passione civile e partecipazione attiva alla vita democratica. Concorrere, quanto più possibile, a sanare la piaga dell’astensionismo elettorale. Evocare la responsabilità personale dei cittadini, ognuno nella sua singolarità, secondo l’ autonomia di pensiero e la libera capacità critica di ciascuno. Ribadire il radicamento costituzionale del nostro ordinamento democratico. Affermare, a fronte delle profonde disparità sociali, l’ uguaglianza; il valore incontrovertibile della persona; la pari dignità di ognuno: riferimenti che Costituzione e Magistero della Chiesa condividono e sostengono congiuntamente.

Ruffini avanza una proposta politica autonoma, che nasce fuori dal girone infernale del bipolarismo.
Programmaticamente aperta al contributo della società civile, dei corpi intermedi , degli stessi singoli
cittadini.

Alternativa alle due destre estreme da una parte, al “campo largo” dall’altra. Avversa ad ogni ipotesi di fusione e di sincretismo confusivo tra culture e forze politiche differenti. Diretta a suggerire la formazione di una coalizione popolare e liberal-democratica.

“Coalizione”, come ce l’ha insegnata De Gasperi e come si evince dal riferimento all’ Ulivo e dal richiamo ad Aldo Moro, cioè alleanza tra forze che, affrontandole apertamente, trasformano le loro differenze in un fattore di forza piuttosto che di dispersione. Ricercando non un compromesso, ma mediazioni di alto profilo che, rispettando l’ identità di ogni forza, compongano i loro interessi particolari nel superiore interesse generale del Paese.

Infine, sul piano della forma che sempre è sostanza, Ruffini ha restituito misura e dignità al linguaggio della politica.
L’ argomentazione invece dell’ invettiva. La ragionevolezza invece della dismisura, delle urla, degli strepiti, dei toni sguaiati, delle sceneggiate ad effetto di cui quotidianamente è intessuto il discorso pubblico.

Un percorso, quello di Ruffini, da seguire con attenzione, osservandone gli sviluppi, soprattutto da parte di chi, come noi, fin dalle proprie origini, ha fatto dell’ autonomia il proprio punto di forza.

Domenico Galbiati

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