Dal 22 febbraio al 22 marzo, per la prima volta dal transito di San Francesco, le sue spoglie saranno esposte in un evento di straordinaria rilevanza spirituale e simbolica per la Chiesa e per il mondo intero. Inoltre, dal 10 gennaio 2026 fino al prossimo anno, Papa Leone ha indetto il Giubileo francescano, nel contesto degli 800 anni dalla morte di San Francesco, offrendo un tempo privilegiato di grazia, riconciliazione, perdono e rinnovamento interiore, capace di parlare non solo ai credenti ma a ogni uomo in ricerca. Fra Emiliano Antenucci, rettore del Santuario della Vergine del Silenzio di Avezzano, che propone una lettura intensa e attuale della figura del Poverello di Assisi e della sua eredità spirituale. Le sue parole aiutano a riscoprire il cuore del messaggio francescano – pace, fraternità, minorità, misericordia – mostrando come San Francesco continui ancora oggi a interrogare, ispirare e orientare il cammino dell’umanità con la forza disarmante della semplicità evangelica.
L’intervista
“Il significato di questo Giubileo francescano, iniziato quasi subito dopo la chiusura del Giubileo della Speranza, è profondamente legato ai temi della pace, del perdono e della misericordia. Francesco è il santo dell’indulgenza della Porziuncola, colui che dice: ‘Vi voglio tutti in Paradiso’. È un messaggio attualissimo – spiega fra Emiliano Antenucci a Interris.it -. San Francesco può parlare al mondo di oggi soprattutto con il linguaggio dell’umiltà, dell’umanità e della radicalità evangelica della sua vita”.
Vivere il Vangelo alla lettera
San Francesco ha vissuto il Vangelo alla lettera. “Il suo è un richiamo alla sincerità, alla semplicità e alla minorità. Proprio questa dimensione della minorità è centrale – racconta fra Emiliano -: significa fraternità, servizio, guardare gli altri non dall’alto verso il basso ma come fratelli, sullo stesso orizzonte. Il 22 febbraio, per la prima volta nella storia, verranno esposte le spoglie di San Francesco. Per noi cristiani questo ha un significato profondo, perché Francesco è l’uomo che unisce l’umanità e anche Oriente e Occidente. La spiritualità francescana è universale, parla a tutti”.
Il santo della pace e della speranza
San Francesco è il santo più amato dagli italiani e quello più rappresentato nella letteratura, nell’arte, nel teatro, nel cinema. Il Poverello di Assisi, afferma il rettore del santuario della Vergine del silenzio, ha un’attrattiva unica, come santo ma anche come uomo, come figura capace di parlare ai popoli di tutto il mondo. “È stato anche un esempio di dialogo interreligioso. Oggi più che mai sono importanti la mediazione e il dialogo, soprattutto per la pace – aggiunge -. Francesco è il santo della pace: la speranza è che in questo anno santo a lui dedicato si possa raggiungere la pace tra Russia e Ucraina, ma anche nelle altre 54 guerre nel mondo, di cui spesso non si parla. Ci ricorda l’importanza del dialogo anche con chi è diverso, con tutti. È stato davvero un un fratello universale”.
Guardare al mondo con gli occhi di San Francesco
“Sarebbe bello, anche oggi, guardare il mondo con gli occhi di Francesco, con semplicità. Lui guardava il mondo come lo guarda Dio: con amore, misericordia e bontà – ha spiegato -. La bontà è una virtù rara ma fondamentale ed è disarmante. Siamo ancora capaci di guardare gli altri, noi stessi e il mondo con bontà e amore? Se uno fa un cammino serio di fede e di umanità, questo è possibile”.
Un anno dedicato al perdono
“Per chi fa parte della grande famiglia francescana, questo Giubileo è una grande grazia. Il mio santuario è stato luogo giubilare della Speranza nel 2025, e quest’anno lo è di nuovo per il Giubileo francescano. È un dono, soprattutto perché permette di esercitare di più il sacramento della confessione e di offrire a tante persone l’esperienza concreta del perdono di Dio – afferma fra Emiliano -. Al di là delle manifestazioni e degli eventi, questo è soprattutto un anno dedicato al perdono. Dobbiamo vivero questo anno con spirito francescano: semplicità, spontaneità, parresia, schiettezza. Come Gesù che lava i piedi agli apostoli, così Francesco è stato umile tra i lebbrosi e scrive nel suo Testamento: ‘Ciò che mi sembrava amaro si trasformò per me in dolcezza di anima e di corpo’. Francesco è il santo che riesce a perdonare tutti. E il perdono è liberante: prima per chi lo dona, perché è grazia, e poi per chi lo riceve”.
Intervista di Manuela Petrini pubblicata su www.interris.it