Leone VIX ha recentemente proclamato San John Henry Newman Dottore della Chiesa. Prima convertitosi all’anglicanesimo e poi cattolico fu sacerdote, vescovo e cardinale davvero precursore dei tempi, al punto di essere considerato anche con sospetto. Il suo torto quello di credere convintamente nel ruolo dei laici, sia nella Chiesa, sia nella società. E’ da considerare uno dei precursori del Concilio Vaticano II e, certamente, uno dei teologi più attenti alle questioni sociali e convinto della necessità che i cattolici vivano intensamente la loro presenza pubblica.
Non a caso, su queste pagine, Stefano Zamagni Zamagni ha ricordato come già il cardinale Newman disse che i cattolici devono difendere la ragione e quindi la politica. Ma non una politica qualunque, bensì quella che si preoccupa della nostra convivenza (CLICCA QUI).
Pur avendo abbandonato il protestantesimo, san Newman ha lasciato una impronta così forte che anche i credenti non cattolici ne celebrano la forza del pensiero, come fece l’allora Principe Carlo – ora Re Carlo III – sottolineando come Newman abbia rappresentato la vita dello spirito contro le forze che svilivano la dignità umana e il destino umano (CLICCA QUI). E non è affatto un caso se a nominarlo cardinale fu Leone XIII già prima che Papa Ratti rendesse nota la sua Rerum Novarum che costituisce il primo intervento del Magistero sulle questioni sociali.
Il pensiero e l’azione di san Newman furono importante fonte d’ispirazione e di riferimento di studiosi come Romano Guardini, Erich Przywara, Edith Stein, Theodor Haecker, Henri de Lubac e Yves Congar. E, quindi, di convinti cristiani che rendevano concreto con l’impegno politico il valore più alto della carità, come nel caso di Sturzo, Dossetti ed Aldo Moro.
La forza e l’attrazione di Newman sono indirettamente confermati dall’aneddoto che riguarda l’altro cardinale britannico Mannigan, e raccontato da don Roberto Angeli nel suo “Pionieri del movimento democratico cristiano”. “Mannigan – scrive don Angeli – giovane promessa della Chiesa anglicana inglese, venne invitato nel 1845 dai superiori a confutare le tesi di Newman, ma finì al contrario per convertirsi anche lui al cattolicesimo ed alla sua visione sociale fino ad essere definito il “cardinale degli operai”. Fu lui a scrivere riferendosi all’Economia liberale: ”questa lugubre scienza che io posso rispettare, ma con la quale non posso vivere in pace”.