Sabino Cassese  nella sua  lucida analisi ( Corriere della Sera del 21 luglio ) sottolinea l’assoluta impreparazione italiana  ad affrontare  le procedure di controllo dei fondi distribuiti dagli Stati UE. In effetti, dai  documenti ufficiali, risulta che vi sono solo promesse e proclami ma non progetti.

Che fare ? In realtà, detta carenza è la conseguenza  delle mancate riforme strutturali la cui realizzazione  è premessa  indispensabile per  rispondere all’interrogativo A tal fine uno spunto interessante può essere tratto dal recentissimo lavoro (Società : per  azioni , Giulio Einaudi, Torino 2020) col quale il Sindaco di Milano, Giuseppe Sala, conclude l’analisi  impostata col precedente lavoro ( Milano ed il secolo delle città, La nave di Teseo, Milano, 2018) sull’attualità del “sano pragmatismo lombardo “ come metodo per  produrre  un cambiamento positivo e progressivo della società.

Trattasi di una tesi alternativa al sindacalismo territoriale leghista che dimostra un’imperdonabile trascuratezza della storica tradizione lombarda delle autonomie locali che, con  Carlo Cattaneo, non mortifica, ma esalta il ruolo del Comune i cui  profili  giuridici vengono  integrati con  quelli economici, essendo l’ente locale anche espressione della dimensione  territorialmente disomogenea dello sviluppo economico.

Questo schema è   tratto   dalle Lezioni di Economia Civile del salernitano Antonio Genovesi, al quale venne affidata nel 1754, presso l’Università di Napoli, la prima cattedra di Economia al mondo. Su queste Lezioni si   è formata la cultura federalista non  solo di Cattaneo, ma di tutta la più illustre borghesia lombarda riformatrice (Verri, Beccaria, Rossignoli ) perché colpiti da un particolare importante: Genovesi non si limita a statuire  il principio che lo Stato è il garante della pubblica felicità, ma indica anche le norme di accompagnamento che ne assicurano l’effettiva realizzazione: entrate e spese funzionali  rispetto all’obiettivo e a una concezione  del servizio pubblico, locale e nazionale  ancor oggi attuale. (Michele Troisi, 1939 ) .

Pertanto, non è possibile giustificare l’ignoranza degli squilibri regionali, che non riguardano  solo il Sud, con il  metodo che contraddistingue il sano pragmatismo lombardo (applicare ai problemi concreti la  lucidità analitica) essendo nato  dalle pagine del campano Genovesi.

Tuttavia, questa originale intuizione  dell’importanza del contributo della scienza economica alla semplice statuizione giuridica di un principio, perché portatrice di nuove prospettive e capace di esaminare la realtà con maggiore  ricchezza, solo dopo molti anni  e stata recepita dalla riforma costituzionale del 2012 con  l’introduzione del primo comma art.97 . E’ stato, così, determinato  il riconoscimento, a livello costituzionale, di una nozione finanziaria di amministrazione pubblica ove l’equilibrio del bilancio e la sostenibilità del debito pubblico del complesso delle amministrazioni pubbliche vengono  ad assumere la funzione di veri e propri “parametri finanziari “  del principio del “buon andamento della Pubblica Amministrazione. Questa duplice valenza del buon andamento, è stata tradotta dalla legge n.56/2014 in un profondo rinnovamento del rapporto Stato Regione, tradotto nel  nuovo bilancio degli enti locali che ha sostituito il Patto di Stabilità Interno.

Di qui, il riconoscimento dalla migliore scienza  giuridica del superamento dell’impermeabilità alla scienza economica della Pubblica Amministrazione che non può più essere oggetto di un’analisi esclusivamente giuridico/formale ( Bernardo Mattarella, 2017 ). Il rapporto Stato/Regioni ha così subito delle profonde riforme strutturali, importanti ai nostri fini, perché sono il presupposto  della capacità di sottoporsi alle procedure stabilite  per controllare la gestione dei fondi  UE previsti dal recentissimo accordo.

In particolare,

1) Regionalismo  differenziato

garantisce  una reale promozione dell’autonomia regionale attraverso   l’intervento finanziario compensativo gestito dalle regioni con  meccanismi espliciti di cooperazione tra gli enti locali, rappresentati dal  ricorso alla flessibilità regionale (orizzontale e   verticale ). Inoltre, dette compensazioni  rimuovono  non solo le discontinuità presenti tra i livelli di governo locale dello stesso territorio regionale, ma anche quelle tra  regioni, attraverso il ricorso  alla flessibilità nazionale, alla quale è affidato il compito della perequazione interregionale. Viene, cosi, superata la  vecchia diatriba Nord ricco contro Sud povero attraverso un federalismo  solidale ma responsabile.

 2) Città Metropolitane motore dello sviluppo economico

La sostituzione  dei complessi meccanismi del Patto di Stabilita Interno con il più lineare pareggio di bilancio semplificato, consente alle città metropolitane di superare gli ostacoli che hanno impedito l’adozione dei piani  strategici, necessari per esplicare il ruolo di motori dello sviluppo regionale loro affidato dalla legge istitutiva.

3)Il governo della spesa sanitaria e l’equilibrio di bilancio

Consente la sostenibilità finanziaria dei singoli sistemi sanitari regionali necessaria per realizzare la strategia di fondo  del nostro SSN: rispettare il vincolo di bilancio congiuntamente agli obiettivi di fondo di universalità ed equità in un contesto di bisogni in aumento.

4)Politica delle infrastrutture statali

Nell’individuazione della infrastruttura da finanziare viene  abbandonato il criterio  della spesa storica  per ricorrere  alla capacità di gerarchizzare gli investimenti infrastrutturali in termini di impatto sul PIL, costi e sostenibilità economica e ambientale.

5)Patrimonio  culturale leva per il riequilibrio territoriale

Il Codice dei Beni Culturali, edizione 2020 ha potuto assicurare (cfr articoli 6 , 111, 112, 113 e 115) la funzionalità del  concorso dei Beni Culturali al riequilibro territoriale.  

6)Fondi UE

È possibile superare le criticità della passata gestione ricorrendo alla duplice valenza del buon andamento della P.A. che consente di verificare ex ante l’effettivo funzionamento dei progetti finanziati.

Queste riforme, avendo spostato l’attenzione dall’osservanza di formalità giuridiche (il piè di lista) all’effettiva capacità  di spesa ed al conseguimento dei risultati per i  quali è stata  stanziata, consentono  di affrontare  le procedure  di controllo della effettiva gestione dei Fondi UE perché:

a) svincolano il meccanismo di calcolo  dei saldi  dal  criterio della spesa storica (più spendi più ottieni), assicurandone la produttività  e la considerazione della  realtà territoriale, particolarmente  variegata;

b)individuano, con un criterio obiettivo, il punto di equilibrio tra le esigenze di responsabilità degli amministratori e quelle di solidarietà;

c) bilanciano le tendenze contrapposte alla spesa eccessiva o, viceversa, troppo scarsa evitando, cosi, l’impoverimento dei territori regionali nel loro complesso.

Antonio Troisi

 

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