Il 12 agosto si è commemorato l’81 esimo anniversario della tragica strage di civili di Sant’Anna di Stazzema, 560 vittime, 130 bambini uccisi. Ricordare l’evento ha suscitato in me una profonda commozione e brividi sono corsi lungo la schiena, e questo perché il fatto che io sia qui a scrivere può essere considerato quasi miracoloso. Casualmente, mi ritrovo a ricordare gli eventi a due passi dai monumenti che ricordano la Linea Gotica che attraverso idealmente tutti i giorni per andare al mare. Scolpita nell’acciaio c’è anche la famosa risposta di Piero Calamandrei al generale Kesserling che arrivò a dire che gli italiani avrebbero dovuto fargli un monumento: “Lo avrai
camerata Kesserling il monumento che pretendi da noi italiani ma con che pietra si costruirà a deciderlo tocca a noi ( a fondo pagina il testo completo di Calamandrei, ndr).
Farò qualche breve riflessione solo per cercare di dare un senso all’orrore, anche con lo spirito di obiettore di coscienza.
Durante i bombardamenti su Firenze, mia madre era sfollata, con i suoi, a Casoli, frazione di Sant’Anna, aveva 15 anni. Mentre si svolgeva il rastrellamento tedesco, preludio dell’eccidio, mia madre camminava lungo un sentiero assieme ad un amico di famiglia, il conte Nardini, quando ad un certo punto avevano incrociato due soldati tedeschi: miracolosamente, i due militari avevano proseguito per la loro strada, come se mia madre e il suo compagno di strada fossero stati invisibili. Si pensò che i due militi avessero voluto risparmiare una giovane (e bella) ragazza, ma qualcuno affermò poi che, forse, l’accaduto poteva essere dovuto alle particolari doti del conte, un mentalista ed ipnotizzatore.
Preferisco credere che si sia trattato di un atto di umanità da parte di appartenenti allo spietato esercito tedesco, anche perché un episodio simile era stato raccontato dal regista Spike Lee nel suo film “Miracolo a Sant’Anna”. La trama del film è abbastanza complessa, ma ci sono alcuni episodi emblematici: uno riguarda appunto il piccolo Angelo, protagonista del film, salvato dalla strage proprio da un soldato tedesco disertore, ucciso poi da un partigiano. Il piccolo Angelo per buona parte del film parla solo con Arturo, lo spirito del fratellino ucciso nella strage, come anche tutta la sua famiglia. Non saprei dire se il regista abbia attinto a qualche fonte storica o se si tratti di pura invenzione: c’è un “buono” tra i cattivi (i tedeschi)e un “cattivo” tra i buoni (i partigiani), il quale per vendetta tradisce i suoi. In pratica, una specie di rappresentazione umana del segno del Tao, a ricordarci di non cadere nel manicheismo. Ed è emblematica anche una sorta di giustizia divina finale che lascia intravedere una luce nel buio abissale.
Tutti ci auguriamo che tanta disumanità, quando anche i neonati vengono giustiziati, non torni a ripetersi mai più, anche se purtroppo l’attualità non ci fornisce dati incoraggianti. Le stragi di civili, utilizzate come deterrenza, sono un’arma spietata. Forse, per non essere solo fatalisti, dovremmo con maggiore vigore e rigore andare alle origini del male che troppo spesso si scatena sul nostro bel Pianeta: ad esempio dovrebbe essere meglio studiato un fatto che forse molti non conoscono, cioè che Hitler fosse un potentissimo medium, in grado di canalizzare entità negative potentissime. Come conseguenza di questo, è importante fare uno sforzo continuo per ricordarci che è necessario imparare a riconoscere i fatti che ci possono portare o verso la luce o verso le tenebre, ed essere desiderosi e capaci di scegliere sempre di rivolgerci verso la luce, affinché questa possa dissolvere le tenebre.
Riporto di seguito l’iscrizione che compare sul cippo che ricorda il limite Ovest della Linea Gotica, a Montignoso; “Non ha un nome questo sangue, né tempo per svanire dalla terra. Non ha altare né gloria, è stella che si alterna nella notte. È un volto sudato di morte”. Luigi Mentasti ANPI Montignoso.
Massimo Brundisini
Ps) Il testo completo della risposta di Calamandrei a Kesserling
Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio del torturati
più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA