La Circolare ministeriale per rilevare gli alunni palestinesi nelle scuole italiane, in assenza di motivazioni, ha suscitato da subito preoccupazione e condanna da parte delle forze democratiche e di opposizione. Con un comunicato stampa il Movimento di Cooperazione Educativa afferma il No a ogni tentativo di discriminazione, ribadendo che “La scuola lavora per educare alla cittadinanza e all’integrazione, è un luogo di inclusione e di diritti, non di schedatura su base nazionale o identitaria ”. L’iniziativa del MIM, secondo il MCE, “appare illegittima, e costituisce un intervento discriminatorio in contrasto con i diritti garantiti dalla nostra Costituzione”.
A fronte delle numerose proteste di Associazioni e Sindacati, il ministro Giuseppe Valditara ha dichiarato che la rilevazione avviata dal MIM riguarda esclusivamente l’acquisizione di dati numerici suddivisi per regione e per ordine di scuola. Secondo il Ministro, l’obiettivo è di conoscere le necessità, per predisporre misure di accoglienza e integrazione nel percorso scolastico degli allievi palestinesi.
D’altra parte, sempre secondo Valditara, l’iniziativa segue il modello già applicato durante il Governo Draghi per supportare la popolazione ucraina dopo l’inizio del conflitto nel 2022. In realtà, allora l’intento era stato ben specificato e non erano stati sollevati dubbi sulla necessità di quella rilevazione. Per cui c’è da ritenere almeno che qualcosa non abbia funzionato nella comunicazione tra Ministero dell’istruzione e mondo della scuola, sempre più scosso da fatti di cronaca e decisioni politiche. Non ultime quelle che hanno interessato Emilia-Romagna, Sardegna, Toscana e Umbria.
Le suddette regioni sono state, infatti, commissariate perché non avevano provveduto al piano di dimensionamento scolastico. Il Ministro Valditara ha difeso il dimensionamento, definendolo un obiettivo obbligatorio del PNRR che non prevede chiusure di plessi né licenziamenti, ma solo accorpamenti giuridici. In realtà, con il dimensionamento si riducono le presidenze e gli uffici amministrativi per creare unità scolastiche più grandi, con più alunni e docenti e una maggiore complessità di gestione.
Secondo il MCE “assistiamo a un crescente impoverimento che produce un peggioramento della qualità dell’offerta formativa e un indebolimento del sistema scolastico pubblico”. I recenti episodi di malessere e di violenza anche tra gli alunni sono il risultato di una scuola sempre più oberata di compiti e responsabilità e che, per questo, non riesce sempre ad assicurare l’attenzione e la cura educativa.
Nunzio Ingiusto
Pubblicato su www.italianotizie24.it/