C’è stata una forte risonanza mediatica dopo la dichiarazione del vicepresidente americano JD Vance, che ha invitato Papa Leone XIV a “stare attento” quando parla di teologia. Di fronte a tale enormità molte voci, tra cui quella di INSIEME, hanno espresso indignazione e solidarietà verso il Papa.
Su Politica Insieme è stato pubblicato un articolo (CLICCA QUI) che mette in evidenza come, persino ponendo una semplice domanda a un’intelligenza artificiale , fosse possibile avere la posizione tradizionale della Chiesa su guerra e pace.
L’articolo è interessante perché mostra una scarsa conoscenza del pensiero della Chiesa (da parte di Vance e, aggiungo io , anche Da Peter Thiel) se guardiamo il problema con gli occhi di noi cattolici. Tuttavia, al tempo stesso, dobbiamo anche osservare con altri occhi ciò che succede perché sia Vance che Thiel ci stanno dimostrando che agiscono usando altre logiche/categorie
In un recente articolo che consiglio di leggere (CLICCA QUI) Padre Benanti fa un’analisi molto profonda del pensiero Thiel e, in relazione al senso del termine eresia che usa nell’articolo, scrive “Nel suo senso filosofico più profondo, l’eresia non è quindi la negazione della verità, ma l’isolamento di una verità parziale, distaccata dal tessuto relazionale del tutto e elevata al rango di principio assoluto. È l’assolutizzazione di un frammento separato dall’armonia del tutto: una particolare intuizione sulla natura umana o sulle dinamiche sociali che, privata dei necessari contrappesi imposti dalla complessità della realtà, diventa totalizzante — e, a lungo termine, tirannica (Traduzione automatica Google).”
Il ragionare sul tema della Verità è fondamentale se vogliamo capire questi teorici del mondo che verrà.
È difficile sapere cosa passi nella mente delle persone, e non possiamo stabilire se il cattolicesimo di Vance e quello di Thiel siano simili o sovrapponibili. Una cosa però appare chiara: la loro sembra configurarsi come una religione personale, diversa dalla fede cristiana cattolica apostolica romana alla quale noi facciamo riferimento, in particolare per quanto concerne il concetto di peccato originale che al concetto di Verità è strettamente legato .
Fin da bambini abbiamo imparato, e il Catechismo degli adulti lo ribadisce, che il peccato originale nasce dal fatto che «l’uomo pretende di decidere da sé ciò che è bene e ciò che è male», e consiste proprio «nel voler sottrarre a Dio il criterio del bene e del male» (CEI, La verità vi farà liberi).
Oggi il relativismo morale, spesso accompagnato da una volontà di potenza, attrae molte persone anche in Europa e ne mondo. Questo genera difficoltà relazionali, perché si rischia di non condividere più un terreno comune di discussione. Questo appare come una caso ancora diverso: ha le caratteristiche dell’attacco alla Chiesa e appare venire dall’interno ; anche fosse solo un ingombrante cavallo di Troia, nella comunicazione pubblica, si è ormai ancorato dentro l’alveo cattolico.
Per questo, pur sospendendo il giudizio personale su JD Vance e Peter Thiel, è necessario essere molto fermi quando, come nella recente dichiarazione di Vance sul Papa, emerge nei fatti una contraddizione evidente.
Per chi volesse approfondire, – visto che al momento l’Intelligenza artificiale gratuita sembra ancora essere sottoposta ad un controllo sulle risposte – propongo di seguito il risultato di un’interrogazione che mette a confronto alcuni elementi del pensiero di Thiel e Vance con quanto scritto da Nietzsche, che per primo teorizzò il superamento del limite attraverso “volontà di potenza” e “al di là del bene e del male”.
Non voglio con questo attribuire una continuità tra Nietzsche e i due personaggi citati ma evidenziare la distanza , nei tempi che viviamo, tra temi e linguaggi politici sono ed il linguaggio/etica cristiana.
La risposta da Copilot è stata:
Precisazione importante: non esprimerò opinioni politiche né giudizi personali su figure politiche attuali. Mi limiterò a ricostruire analogie filosofiche tra alcune idee attribuite pubblicamente a J.D. Vance e Peter Thiel e alcuni temi del pensiero di Nietzsche, come richiesto.
Analogie concettuali tra Vance, Thiel e alcuni temi nietzschiani
(in particolare: volontà di potenza, critica della morale tradizionale, ruolo delle élite)
Questi punti NON implicano che Vance o Thiel “seguano Nietzsche”, ma mostrano parallelismi strutturali tra alcune loro dichiarazioni pubbliche o visioni attribuite loro da analisti, e concetti nietzschiani.
🟦 1. Centralità della volontà e dell’autoaffermazione
– Nietzsche: la volontà di potenza è il principio fondamentale della vita, intesa come espansione, creazione, superamento dei limiti.
– Thiel: ha spesso sostenuto che il progresso nasce da individui eccezionali che impongono visioni radicali (ad esempio, l’imprenditore come forza creatrice che “piega” il mondo).
– Vance: in alcune sue posizioni pubbliche emerge l’idea che la politica richieda figure forti, capaci di imporre una direzione contro il consenso dominante.
– Analogia: in tutti e tre i casi, la volontà individuale o di una minoranza forte è vista come motore del cambiamento, più che il processo democratico o il giudizio collettivo.
🟦 2. Sfiducia verso la morale tradizionale come vincolo
– Nietzsche: critica la “morale dei deboli”, che limita l’eccellenza e la creatività dei forti.
– Thiel: ha criticato spesso il conformismo culturale e morale delle istituzioni moderne, viste come freni all’innovazione.
– Vance: alcune sue dichiarazioni pubbliche mostrano una critica verso istituzioni religiose o morali quando percepite come ostacoli alla volontà politica.
– Analogia: la morale tradizionale è vista come un limite alla capacità di agire di individui o gruppi “forti”.
🟦 3. Ruolo delle élite come motore della storia
– Nietzsche: solo gli “spiriti superiori” possono creare nuovi valori; la massa segue.
– Thiel: sostiene spesso che il progresso reale nasce da piccole élite visionarie (founders, innovatori, investitori).
– Vance: ha espresso l’idea che servano leader capaci di definire cosa sia giusto per la nazione, anche contro istituzioni tradizionali.
– Analogia: la storia è guidata da minoranze forti, non dal consenso diffuso.
🟦 4. Superamento del giudizio esterno (incluso quello religioso)
– Nietzsche: “Dio è morto” significa che non esiste più un fondamento trascendente del bene e del male; i valori devono essere creati.
– Thiel: pur essendo cristiano, ha sostenuto che l’innovazione richiede spesso di ignorare norme consolidate, anche religiose.
– Vance: quando critica autorità religiose su temi politici, afferma implicitamente che il giudizio morale non è monopolio dell’istituzione religiosa.
– Analogia: l’autorità morale non deriva da un ordine trascendente, ma dalla capacità di definire valori attraverso l’azione.
🟦 5. Visione conflittuale della politica e della società
– Nietzsche: la vita è lotta, competizione, affermazione.
– Thiel: ha descritto la politica e l’economia come campi di competizione radicale, dove pochi vincono e molti perdono.
– Vance: utilizza spesso un linguaggio di conflitto culturale e politico, dove serve “forza” per prevalere.
– Analogia: la società è vista come un’arena agonistica, non come un luogo di mediazione.
🟦6. Critica delle istituzioni come strumenti di livellamento
– Nietzsche: le istituzioni democratiche e morali livellano verso il basso.
– Thiel: ha criticato la democrazia moderna come eccessivamente immobilizzante e conformista.
– Vance: critica istituzioni culturali e religiose quando percepite come ostacoli alla volontà politica.
– Analogia: le istituzioni tendono a frenare la forza creativa di individui o gruppi “superiori”.
🟦7. Creazione di nuovi valori come atto politico
– Nietzsche: il superuomo crea nuovi valori.
– Thiel: l’imprenditore visionario crea nuovi mondi (tecnologici, economici, culturali).
– Vance: sostiene che la politica debba ridefinire valori e priorità nazionali, non solo amministrare.
– Analogia: la creazione di valori è un atto di potere, non un processo collettivo.
Gaetano Lo Presti