Vorrei partire da un’esperienza concreta, da “vita in diretta”.

Gregorio B., 19 anni, terzo di sei figli in una famiglia in cui lavora solo il padre: frequenta con passione il primo anno di Scienze Politiche a Firenze. E’ molto motivato: a sedici anni, ha scelto di frequentare il quarto anno di liceo scientifico fuori dal suo istituto per un’esperienza che travalicava l’orizzonte della sua città. Ha infatti vinto una borsa di studio che gli ha permesso uno scambio con l’estero e, imparando bene il tedesco, ha potuto conoscere il sistema scolastico della Germania, si è fatto molti amici a Frankfurt ed è rientrato in Italia per la quinta liceo con valutazioni internazionali “summa cum laude”. La facoltà di Scienze politiche è stata scelta con discernimento e sofferenza: Gregorio sa che non è l’ideale per trovare lavoro dopo la laurea, ma gli studi sui rapporti internazionali gli sembrano importanti. Gli pare che il futuro suo e di altri sei miliardi e mezzo di uomini si giochi tutto negli scambi ineguali fra le nazioni ricche e povere del mondo, nella gestione illuminata o meno dei flussi migratori, nell’affermarsi o meno del concetto complesso di “fraternità” quale papa Francesco propone nella recentissima enciclica, nella possibilità che avrà o meno, di qui alla laurea, di dire la sua e di dimostrare al mondo che lui, quasi ventenne, ha qualcosa di interessante da proporre al resto dell’umanità. Se poi queste sue parole e azioni potranno anche assicurargli un reddito, non ricco, per carità, ma dignitoso, ecco, allora lo sforzo di questo impegno attuale sarebbe davvero ricompensato. “Se il mondo non mi vuole, allora….”, dice, ma nei suoi occhi questa possibilità pessimistica è remota: sicuramente il mondo avrà bisogno di lui, per essere migliore. Intanto, poiché le riduzioni di tasse da Isee basso non gli bastano a pagarsi gli studi, oltre a studiare, Gregorio fa il cameriere in un ristorante: giovedì, sabato e domenica, pomeriggio e sera.  “Al massimo ‘tiro su’ sette euro l’ora, quando c’è gente e il proprietario incassa”, dice. Ma le passioni sono passioni e Gregorio frequenta anche un gruppo di cittadinanza attiva, un percorso conosciuto in seconda liceo: gli era stato chiesto di interpretare Dossetti, da un docente sognatore, in un testo teatrale sui Padri Costituenti giovani, che nel ’46 scrissero il testo costituzionale italiano. Che incontro quello con Dossetti! Che folle quell’uomo! Gregorio si era commosso nel leggere la lettera che il suo personaggio aveva scritto quando, dopo una vita dedicata alla politica, aveva scelto il saio. Quella lettera è fra i suoi testi appassionanti. Ci sono altre persone del passato e del presente che gli piacciono: quelle che danno gratuitamente, che sono radicali, che pensano in modo altruistico, che agiscono di conseguenza. Il suo futuro però è avvolto nella nebbia, oggi più che mai, in fase di crisi pandemica. Spera che fra cinque, dieci anni, sconfitto il Covid-19, realizzerà cose grandi, in rete con gli altri cittadini attivi, ancora tenuti insieme dal professore sognatore, o magari con i ragazzi tedeschi conosciuti due anni fa. Li sente spesso via social. Il suo migliore amico, qui in Italia, è Hussein, un ragazzo musulmano, suo ex compagno di liceo. Frequenta, come lui, Scienze politiche e i cittadini attivi; anche lui lavora, oltre a studiare. Anche lui scommette sul domani e vuole realizzare i suoi sogni di un mondo più vivibile, voltando le spalle a chi lo chiama illuso, ribattendo a chi propone logiche che difendono privilegi, prendendo posizioni forti verso chi non tiene conto dei delicati equilibri della Terra. Quest’anno Gregorio e Hussein, che è cittadino italiano, hanno votato per la seconda volta alle regionali: scelte non facili. Sperano che, alla prossima”tornata elettorale”, ci sia qualcuno di più credibile, magari loro stessi. “Questi adulti, a parte poche eccezioni, non sono un gran ché…”.

Ho voluto iniziare questa nostra riflessione sulle sfide educative della società attuale in modo provocatorio, con la storia di Gregorio e del suo amico Hussein, che esistono davvero, con altri nomi. Potremmo aggiungere qualche particolare, ma è indubbio che molti under 35 si ritroverebbero in queste parole. Tutti sono d’accordo nell’affermare che oggi non è facile essere bambini, ragazzi e poi giovani. La velocità sia produttivo-economico-finanziaria che comunicativo-mediatica-tecnologica delle nostre società occidentali sembra non offrire spazi sufficienti di riflessione e di conseguente azione riguardanti le nuove generazioni. Tutto è iperconnesso, ma non sempre il processo ingenerato conduce al bene: la politica ha dimenticato spesso la sua natura di principale attrice e guardiana della res publica e sembra tendere all’ isteria, affamata di consensi e di deleghe non ragionate e non contrattate in modo responsabile e continuativo. I gap economici, finanziari, mediatici, sociali fra Nord e Sud del mondo, per usare termini geopolitici non più recenti ma non sostituiti da altri, non diminuiscono, ma sembrano aumentare in modo impazzito. Premettendo che l’attuale pandemia ha complicato ulteriormente le carte, è comunque indubbio che oggi le sfide per un giovane verso un livello di vita soddisfacente sono più numerose e complesse di quelle dei ragazzi delle generazioni precedenti; di conseguenza si complicano le sfide educative:

  • sfida di un mondo globalizzato: la globalizzazione presenta aspetti positivi e negativi, con andamento altalenante. Il mondo globalizzato cambia in fretta, ma la politica risponde spesso in modo isterico: i processi internazionali possono essere compresi e pre-arginati con programmazioni intelligenti nei loro aspetti negativi, co-accompagnati e favoriti in quelli positivi. Il mondo giovanile è un investimento molto importante in tal senso;
  • sfida mediatico-tecnico-informatica: oggi non è possibile progettare il futuro senza competenze digitali. Ogni settore vede un’accelerazione incredibile in tal senso: molto richieste risultano figure quali gli open education manager, i network e mobile learning manager, i media education e digital competence consultant (abbiamo ricavato tali categorie fra le offerte formative in campo pedagogico di una famosa università italiana). Sono esperti impensabili solo un decennio fa. In contemporanea però il mondo digitale presenta ambiguità e negatività quali le dipendenze da internet, il cyberbullismo, il deep web, anch’essi fenomeni nuovissimi che devono essere gestiti. I millennians, tutti nativi digitali e quindi apparentemente padroni dei social, sembrano particolarmente indifesi al riguardo;
  • sfida ambientale: i giovani sanno che gli equilibri ecologici del nostro pianeta sono una delle più importanti priorità del futuro. Gli squilibri ecologici e conseguentemente climatici sono sotto gli occhi di tutti; la pandemia ha ulteriormente complicato il quadro, soprattutto per le correlazioni che sembrano evidenti (ma sono ancora sotto studio) fra inquinamento e diffusione del virus;
  • sfida multiculturale: i gruppi umani, fin dai primi esemplari di ominidi, si sono sempre mossi attraverso le terre e i mari del pianeta; le attuali crisi demografica ed economica (che presentano aspetti diversi nel Nord e nel Sud del mondo) sono oggi incentivi e spinte forti a migrare. Di fatto, tutte le società sono attualmente costituite da melting-pot; i “muri” sia legali che materiali possono illusoriamente essere presentati come sicure difese verso “gli stranieri”; di fatto, la multiculturalità è una realtà incontrovertibile di tutte le città e nazioni del mondo;
  • sfida della governance: da un’idea di governance corrispondente alle strutture gerarchiche che, anche se elette democraticamente, non sono sempre apprezzate, nel periodo del loro incarico politico, dai loro stessi elettori per il venir meno del contatto votante/votato, si sta passando ad un’accezione più ampia, che comprende i processi partecipativi, veri nuovi attori politici e sociali;
  • sfida educativa, che le raccoglie tutte: la sfida educativa può essere definita come il tentativo di fornire risposte (se pure in progress) e metodi alle sfide sopraelencate, anche attraverso il dialogo generazionale. Sempre più viene in rilievo come è tutta una comunità che mutua e costruisce per le nuove generazioni valori e atteggiamenti.

 In tale quadro di riferimento, ci sembra che il primo passo da compiere sia proprio quello della conoscenza di tali sfide, che si definiranno in modo ancora più preciso se si collocano nelle varie fasce d’età e nei vari contesti geografici. Tale processo conoscitivo (definito come “antropologia pedagogica”, cioè studio della situazione da cui si parte) deve accompagnarsi alla presa in carico dei problemi che essa pone, con un atteggiamento di sapiente consapevolezza, disponibilità a mettersi in gioco, attenta e coinvolgente progettualità realizzata in team, concreta capacità di realizzazione e di gestione dell’ action educativa.

La scuola può essere seminatrice di stili di apprendimento e corrispondenti valori, che attiveranno adeguati stili di vita nell’età adulta: attenta alle varie dimensioni del bambino e del ragazzo, deve stimolare quelle che vengono definite le intelligenze complementari (emotiva, visiva, relazionale, razionale, pratica…solo per citare le più conosciute). Da alcuni decenni, gli educatori discutono su come equipaggiare i giovani, con un apprendimento capace di mobilitare tutte queste intelligenze complementari, per giungere ad attivare una “competenza globale”, che coinvolga non solo gli schemi cognitivi, ma tutta la persona. L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) ha proposto lo scorso dicembre 2019 a Parigi, nella relazione OCSE-PISA (acronimo quest’ultimo per Programme for International Students Assessment), una definizione nuova e sfidante di “competenza globale”: la capacità di analizzare criticamente e da molteplici prospettive le questioni interculturali e globali, sviluppando contemporaneamente la volontà di impegnarsi con persone provenienti da diversi contesti culturali, sulla base del comune rispetto dei diritti umani, in interazioni e progetti concreti, necessari per costruire società più inclusive e sostenibili.

Su questa stessa linea, a livello diverso, si muovono due documenti recentissimi riguardanti l’educazione: il Global Compact on Education di Papa Francesco e i “Patti di comunità” del MIUR, proponenti una nuova formula educante, inclusiva delle comunità locali; sono entrambi documenti da studiare approfonditamente, accomunati da un’esigenza comune: ripensare la scuola e l’educazione come sistema globale, a cui dedicare fondi, ricerca ed energie. Ne va del nostro futuro.

Sandra Mugnaioni