Anche l’Italia è stata, all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, tra i 144 paesi votanti a favore del riconoscimento dello Stato della Palestina e della soluzione dei “due stati”.
Una scelta, finalmente, in sintonia con un largo sentire popolare, nazionale ed internazionale. Una presa di posizione tanto ampia come mai prima e che dobbiamo considerare sollecitata dalla mostruosità della violenza in atto a Gaza e in Cisgiordania. Tanto largo il consenso sulla mozione presentata da Francia ed Arabia Saudita – solo dieci i contrari e 12 gli astenuti – da eliminare ogni dubbio, come ha invece sempre sostenuto il Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, che si trattasse di un voto di sostegno ad Hamas ed antisemita.
Eppure, erano mesi che dagli esponenti del Governo Meloni si sentiva un tam tam diverso. Ripreso ed amplificato costantemente dai giornalisti e commentatori loro portavoce su giornali e televisioni. Non ci sarebbero state le condizioni per un passo del genere. Si sarebbe allontanata ogni ipotesi di pace. Una pace che, comunque, Netanyahu ed i suoi più estremisti ministri, fanno di tutto per sabotare. Soprattutto, fanno di tutto per rendere impossibile la creazione dello Stato palestinese. E dall’altro lato, Hamas continua a tenersi gli ostaggi ancora in vita e i corpi di quelli morti.
Ha comunque colpito il “silenziatore” messo alla scelta del Governo. Al punto che non si trova traccia di quel voto all’Onu né sul sito di palazzo Chigi né su quello della Farnesina. Anche i telegiornali ” di regime” hanno quasi sorvolato. Come si volesse stendere un velo di pudore su di una scelta fatta che non dev’essere stata né facile né indolore per una maggioranza che, con una parte del cuore, è tutta con Netanyahu e Trump, senza il cui sostegno Israele non si azzarderebbe a proseguire con una guerra di distruzione tanto ampia e sanguinosa.
D’altro canto, il Governo italiano – come altri europei – non può ignorare il diffuso orrore tra la pubblica opinione e tanto meno la forte dipendenza dalle risorse energetiche provenienti dai paesi arabi del Golfo e da quelli musulmani del Nord Africa, tra cui il gas dal Qatar. Oltre che la maturazione europea di una linea che, almeno a parole, è diventata più marcata e ferma nei confronti di Israele. ![]()