Il Presidente Macron, in viaggio verso il G7 del Canada, ha visitato la Groenlandia. Nel gesto, tutti vi hanno letto un segnale per Donald Trump e l’ennesima occasione in cui il Presidente francese gioca il ruolo dell’Alfiere dell’Europa.
Quelli della Groenlandia sono stati felici per la prima visita da parte di un presidente straniero. Sono appena 56 mila 865, di cui 20 mila scarsi nella piccola capitale di Nuuk. Vivono con una autonomia speciale, dotati di passaporto danese. E la loro storia politica è anche stata caratterizzata dai rapporti non sempre facili con la madre patria che li ha fatti diventare pure europei.
Quei poco più di 56 mila – greonlandesi o, in lingua locale, chiamati inuit- sono stati costretti a capire come quella loro gelida ed isolata sia finita, addirittura, per trasformarsi in uno degli avamposti più inusuali del confronto mondiale. Fanno parte di quel Circolo polare artico il cui controllo è ambito da Russia, America, che qui confinano, dalla Cina e, tramite la loro presenza, anche dall’Europa. Sono finiti, insomma, in un gioco molto più grande di loro.
Macron è giunto in Groenlandia poche ore dopo che il Segretario alla difesa Usa, Pete Hegseth, aveva dichiarato che i piani d’invasione di quella che è l’isola più grande del mondo e a Panama sono stati definiti. Non si saranno sentiti rassicurati, i groenlandesi, dalla successiva precisazione di Hegseth che il Pentagono dev’essere pronto ad ogni scenario possibile.
I 56 mila così, più che mai, si sentono europei. E Macron vi ha portato lo stendardo delle stelle in campo blu. Come al solito, anticipando gli altri europei che anche al G7 canadese, da bravi vecchi compagni, vanno su varie questioni tenendo un coltello sotto il tavolo (CLICCA QUI). Del resto, la questione del controllo dell’Artico è spinosa e si aggiunge al contenzioso aperto con gli americani sui dazi.
La Danimarca ha declinato tempo fa il sostegno militare francese che Macron aveva già prospettato. Ma anche i suoi governanti, per fare come Hegseth, si preparano ad ogni scenario possibile. Ed è probabile che stiano approfondendo l’articolo 42, paragrafo 7 del Trattato sull’Unione europea (TUE) che prevede la Clausola di difesa mutua secondo cui se uno stato membro è oggetto di un’aggressione armata nel suo territorio, gli altri stati membri hanno l’obbligo di prestare aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro potere. Solidarietà e cooperazione, insomma. Ma dev’essere lo stato eventualmente aggredito a chiedere l’attivazione della clausola di difesa mutua e, in ogni caso, è necessaria l’unanimità di tutti gli stati membri.