Si è chiuso il 2025 con il consueto messaggio augurale del nostro Presidente Mattarella, ispirato al “desiderio alto” di una pace giusta e duratura ed alle istanze dei giovani, dei meno abbienti e dei lavoratori. Quindi, il diritto al lavoro, alla sicurezza sui luoghi di lavoro – su cui si è speso tanto, ma invano – e alla parità dei diritti uomo/donna sono stati un argomento centrale e nevralgico; proprio come l’ultimo convegno di studi, svolto da fondazione Buozzi e consorzio pro Ofanto, a Roma, il 13 dicembre scorso sul tema “G. Di Vittorio: padre del sindacato, della Costituzione e della patria” con relazioni di G. Benvenuto, G. Prosperetti, N. Galantino e del sottoscritto, e intervento introduttivo del D. G.Antonacci in rappresentanza della Regione Puglia.
Ma il dibattito politico, nazionale, andrà fatalmente a spostarsi molto sul Referendum confermativo, previsto per il 29 marzo, che sarà, piuttosto che un pronunciamento effettivo sulla Riforma costituzionale della magistratura e del CSM, un sondaggio preselettorale, antagonistico, tra maggioranza e opposizione: filomeloniani e antigovernativi.
Si continua cosi, ipocritamente e irresponsabilmente, a scherzare con la Democrazia. In questo caso, con uno degli strumenti giuridici voluti dai padri costituenti a salvaguardia dei diritti civici, fondamentali,del cittadino, chiamato alle urne per valutare, discernere, e poi decidere, se una determinata legge, approvata dal Parlamento a seguito di un doppio esame, e quindi un iter legislativo lungo e complesso che già ne rafforza la serietà e la competenza di merito.
Tuttavia, sotto questo ultimo aspetto non possono non sorgere dubbi, dato che il dibattito sia in sede di commissioni, sia assembleare, è stato in realtà molto scarno e scarso di qualità rispetto alle singole disposizioni normative.
Evidentemente è proprio, questa, una valida occasione per restituire giustizia e serietà all’istituto referendario che non deve, assolutamente, esser svilito ad una sorta di gioco del monopoli, per cui da destra o sinistra si cerca di valorizzarlo o invitare, invece, ad andare al mare o in montagna, a fasi alterne ed a proprio piacimento.
E addirittura dobbiamo auspicare che le più alte cariche dello Stato si astengano di scendere nello squallido terreno di scontro di parte e conservino il necessario ritegno e rispetto per un diritto all’istituto referendario che, quest’anno, compie 80 anni, come esattamente ricordato dal Presidente Mattarella.
Michele Marino