La Pace sta alla forza militare come la cooperazione al timore: un’equazione discutibile.
Nel suo intervento, del 22 dicembre, la Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana ha affermato, senza se senza ma, che “solo una forza militare credibile allontana la guerra” e che la pace sarebbe “un equilibrio di potenze” Il messaggio trasmesso tramite le vie dell’informazione è inequivocabile: per avere la pace si deve incutere timore. Forse in una comitiva al bar o nelle piazze di paese , con molta superficialità e senza riferimenti storici, queste parole potrebbero essere pronunciate, ma da un MINISTRO NO. Perché un personaggio con una carica pubblica così di rilievo, non può non sapere, che la storia recente mostra come la deterrenza non basti: conflitti come quelli in Ucraina, Medio Oriente o Sahel sono esplosi nonostante la presenza di eserciti imponenti e potenti.
La pace non è solo equilibrio di potenze: è diplomazia, cooperazione, sviluppo, prevenzione dei conflitti, strumenti che spesso costano meno e salvano più vite. Ridurre la pace a un mero rapporto di forza, che in situazioni estreme può essere inevitabile e necessaria, rischia di normalizzare la logica del confronto violento, anziché superarla.
La Presidente ha dichiarato di non accettare la narrazione che contrappone pacifismo alle Forze Armate. In realtà questa contrapposizione è un falso problema, una contrapposizione che non esiste, perché parlare di pacifismo democratico non significa rifiuto dei militari, ma possibilità di limitarne l’uso allo stretto necessario come sancito dalla Costituzione italiana. Le Forze Armate dovrebbero svolgere missioni di peacekeeping, protezione civile, cooperazione internazionale, che incarnano valori pacifici, non violenti.
Se voleva parlare di contrapposizione avrebbe dovuto indicare il confronto tra modelli di sicurezza: uno fondato sulla forza, l’altro sulla prevenzione, che possono convivere serenamente, come dimostrano decenni di missioni ONU, invece il suo discorso a mio dire ha richiamato un antico e celebre motto latino “Si vis pacem, para bellum”
La nostra Presidente del consiglio non ha tenuto conto che l’Italia ha un storia particolare, con una Costituzione che ripudia la guerra come unico mezzo di risoluzione dei conflitti , un paese in cui le missioni italiane all’estero sono state spesso apprezzate per il loro approccio umanitario e di mediazione, la nostra forza è culturale, diplomatica e di cooperazione, postulare solo il rafforzamento delle armi porterebbe allo snaturare la nostra identità.
Tiziana Nesta