Le parole grevi, inaccettabili , perfino sconce ed indegne con cui tale Soloviev, per conto del “cerchio magico” putiniano, si rivolge a Giorgia Meloni, vanno respinte al mittente e forse non basta. Offendono una donna – e nessuna lo merita, tanto meno con questi epiteti – ed offendono il nostro Paese. Interpellano e mettono sull’avviso i tanti “putiniani d’ Italia”, a cominciare da quelli che si annidano nella maggioranza di governo. Ci dicono – per quanto appartengano ad un giornalista e non ad una presa di posizione ufficiale – quale sia il livello di degrado morale del potere criminale che siede al Cremlino e dintorni.
Si tratta, peraltro, di parole apparentemente sparse proditoriamente al vento da un idiota, ma, in effetti, espressive di un significato politico da non sottovalutare. Il fatto che a Mosca si facciano carico di un presunto tradimento nei confronti di Washington è una cosa talmente risibile da costringerci a pensare che la “guerra fredda “, quella sì sia stata una cosa seria. Ci segnalano che tra i due compagni di merenda che si sono incontrati ad Anchorage lo scorso 15 agosto , c’è una sintonia che va oltre la reciproca simpatia, fondata sulla condivisione dell’arroganza quale struttura portante e condizione necessaria all’ esercizio del potere.
Un modo di porsi che creerebbe tendini perfino in una riunione di condominio, eretto a regola dei comportamenti da assumere su scala mondiale. La consonanza concerne – come su queste pagine, a suo tempo, è già stato detto chiaramente ed in tempi non sospetti – un disegno relativo al complessivo quadro delle relazioni internazionali che, se non addirittura comune, presenta forti e preoccupanti analogie. Detto sinteticamente, avvalorano il sospetto che nella cornice del progetto di Trump – dato che un progetto organico e pensato c’è o c’è stato, almeno fino ad un certo punto – l’Europa è stata concessa, si potrebbe dire, in “comodato d’ uso” a Putin, che ne faccia quel che vuole. Purché sappia – pia illusione – da che parte stare nella “triangolazione” tra le maggiori potenze.
Argomenti su cui torneremo per constatare, purtroppo, come sostanzialmente nulla sia cambiato nelle intenzioni di fondo dei due, per quante cose e quante guerre si siano verificate nel frattempo.
Domenico Galbiati