Secondo un’indagine condotta dall’International Consortium of Investigative Journalists , dal New York Times e da altre 36 organizzazioni giornalistiche in tutto il mondo, il denaro “sporco” che ruota attorno alle criptovalute raggiunge il volume d’affari di circa 28 miliardi di dollari.

Denaro che proviene da hacker, ladri ed estorsori. Riconducibile soprattutto a criminali informatici della Corea del Nord i cui schemi si estendono dal Minnesota al Myanmar. Ripetutamente questi gruppi hanno trasferito denaro sui più grandi mercati online dove gli utenti possono convertire dollari statunitensi o euro in Bitcoin, Ether e altre monete digitali.

Tra i destinatari di questo “denaro sporco” c’era Binance , il più grande exchange di criptovalute al mondo, che a maggio ha partecipato a un accordo commerciale da due miliardi di dollari con la società di criptovalute di Trump.

Non appena rieletto alla Casa Bianca, Trump ha avviato la propria attività nel settore delle criptovalute. Così sono aumentate le aziende  che si sono messe a sperimentare le monete digitali. Trump ha fatto delle criptovalute un pilastro dell’azienda di famiglia e ha posto fine alle misure di controllo sul settore. Poco prima delle elezioni del 2024, lui e i suoi figli hanno fondato World Liberty Financial, una startup cripto che si appresta a generare decine di milioni di dollari all’anno dall’accordo commerciale con Binance . E proprio il mese scorso, Trump ha concesso la grazia a Changpeng Zhao, fondatore di Binance, che aveva scontato una pena detentiva di quattro mesi dopo il patteggiamento dell’azienda.

Ad aprile, il Dipartimento di Giustizia Usa ha smantellato una squadra di polizia incaricata di contrastare specificatamente le bande criminali che operano con le criptovalute.

 

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