Gli Stati Generali delle Donne accolgono con attenzione le linee guida diffuse dal Ministero del Lavoro in merito al prossimo Decreto 1° Maggio. In un contesto socio-economico dove il lavoro per le donne e i giovani rimane un’emergenza nazionale, le novità annunciate rappresentano un segnale di apertura che deve ora tradursi in azioni concrete e immediate.

Il valore della norma: verso una retribuzione proporzionata

Il provvedimento si pone l’obiettivo di trasformare i dati occupazionali in crescita strutturale, puntando finalmente i riflettori sui segmenti con il più alto potenziale inespresso: donne e giovani. La norma in arrivo punta a rimuovere gli ostacoli che ancora oggi impediscono l’ingresso e la permanenza nel mercato del lavoro, promuovendo un modello più inclusivo.

I punti cardine che definiscono questa nuova visione includono:

  • Salario giusto ed equo: l’attuazione di criteri che garantiscano trattamenti economici minimi basati sui CCNL maggiormente applicati, contrastando finalmente il lavoro sottopagato.
  • Lotta al “Dumping contrattuale”: un impegno deciso contro la concorrenza sleale che riduce il costo del lavoro a scapito delle tutele e della dignità dei lavoratori e lavoratrici.
  • Sicurezza e nuove tutele: estensione delle garanzie anche ai lavoratori della gig economy e misure di contrasto allo sfruttamento lavorativo.
  • Sostegno alle famiglie: un aumento dei fringe benefit per mitigare l’impatto del carovita sulle spese quotidiane dei nuclei familiari.

Oltre la scadenza del 18 aprile: un patto di fiducia

Nonostante il superamento della scadenza del 18 aprile per l’attuazione della delega su stipendi e contratti , gli Stati Generali delle Donne considerano la “promessa” del Ministero per il 1° maggio come l’ultima chiamata per un patto di fiducia tra Stato, parti sociali e cittadini/e.

In un mondo dove il lavoro spesso manca o è precario, il “salario giusto” non deve essere solo una formula tecnica, ma lo strumento per riconoscere il valore sociale e professionale delle donne. Non c’è crescita senza parità, e non c’è parità senza una retribuzione che sia realmente proporzionata e sufficiente alla dignità della persona.

“Il salario minimo basato sul CCNL più rappresentativo deve diventare la bussola per orientare il mercato del lavoro verso l’equità, superando definitivamente la stagione dei contratti pirata e del gap salariale di genere.”

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