Sessantasette anni fa moriva don Luigi Sturzo. La sua lezione: il Magistero sociale non è un’appendice devozionale del Vangelo, ma un pensiero spirituale dell’ordine sociale che si verifica nelle opere
Luigi Sturzo fu ordinato sacerdote nel 1894, tre anni dopo la Rerum Novarum, e morì nel 1959, alla vigilia della stagione conciliare. La sua vicenda sta tutta dentro la parabola della Dottrina sociale della Chiesa e la illumina meglio di molti trattati: non perché ne fosse un espositore, ma perché la prese sul serio fino alle conseguenze pratiche.
Conviene ribadirlo, perché l’equivoco è duro a morire: la Dottrina sociale non è un’appendice devozionale del Vangelo, né un galateo per credenti che si occupano di cose pubbliche. È un pensiero spirituale dell’ordine sociale. La dignità della persona, il bene comune, la destinazione universale dei beni, la sussidiarietà, la solidarietà sono princìpi, non ricette; e proprio per questo capaci di attraversare epoche diversissime, senza invecchiare.
Il punto è che quei princìpi non restano tali se non vengono trafficati, se non si incarnano nella vita di una comunità, se non generano opere: chiedono, pertanto, di diventare istituzioni, imprese, scuole, cooperative, servizi. Opere. È il criterio di verifica, e vale nei due sensi: una dottrina che non genera opere è ideologia; un’opera che non nasce da una dottrina è filantropia asettica. Sturzo non fondò soltanto un partito; mise in piedi ciò che serviva perché la gente potesse stare in piedi. E non è un dettaglio sentimentale che il Casale del Fondo Sturzo, nell’agro di Caltagirone, sia oggi un Polo di Eccellenza della solidarietà e della promozione umana: è la dottrina fatta pietra, terra e lavoro. Sabato 8 agosto, in quel Casale, la casa estiva di famiglia, sarà celebrato l’anniversario della morte dello statista e sacerdote siciliano.
Perché tornarci sopra adesso? Perché nel «cambiamento d’epoca» diagnosticato da Papa Francesco le domande sociali si sono fatte più radicali e le risposte più corte. Su ciascuna di queste soglie la Dottrina sociale della Chiesa ha ancora qualcosa di preciso da dire e ridire.
Leone XIV ha scelto di rimetterla al centro. La Magnifica Humanitas prosegue e aggiorna il Magistero sociale e ne offre una definizione che vale un programma: «Un corpus vivo di verità». Vivo: non un archivio da citare, ma un corpo che cresce e cammina. E aggiunge: «Non bisogna temere di difendere e di proporre con convinzione questa dottrina, perché è dottrina di salvezza per società pacifiche, prospere e riconciliate».
Difenderla vuol dire praticarla. Per questo oltre venti realtà italiane — università cattoliche, fondazioni di scopo, movimenti di ispirazione cristiana, centri studi — e varie Personalità hanno scelto di lavorare insieme in una rete che si chiama AnimAzione: perché all’azione va restituita un’anima e alle molte anime di questo Paese la possibilità di agire. In modo corale, perché la stagione dei solisti ha stancato; in modo plurale, perché nessuna sigla basta più a se stessa; e in dialogo, perché le differenze che non si parlano diventano fazioni.
A settembre, a Caltagirone, nei giorni 12 e 13 settembre, AnimAzione propone un Forum sulle “Opere della Dottrina sociale e l’Umanesimo contemporaneo”. La scelta del luogo non è incidentale: Caltagirone custodisce il genius loci di democrazia, di società, di comunità, di economia che hanno attraversato e ancora possono fecondare l’Italia e l’Europa. Senza remore vorremmo inaugurare una tradizione: una volta l’anno, ogni anno, far sì che a Caltagirone il Paese si misuri non intorno al prodotto interno lordo, bensì intorno all’uomo e alla sua dignità, sotto l’ispirazione della Dottrina Sociale della Chiesa; una sorta di “Cernobbio del sociale”, in cui incontrarsi, aggiornarsi, stabilire collaborazioni.
Il rischio, per la Dottrina sociale, non è di essere contestata, è di restare ignorata proprio da chi la professa. Essa non è una concessione, è un dovere. E i doveri, a differenza delle idee, si esercitano.
I Promotori del Forum AnimAzione
Salvatore Martinez, Francesco Bonini, Claudio Gentili, Angelino Alfano, Domenico Airoma. P. Pedro Barrajón, Don Renzo Beghini, Angelo Deiana, Benedetto Delle Site, Luigi Di Santo, Flavio Felice, Paolo Maria Floris, Laura Frattari, Alberto Gambino, Flaminia Giovanelli, Mons. Rosario Gisana, Marco Invernizzi, Gaetano Mancini, Emiliano Manfredonia, Giovanni Mantovani, Luca Marconi, Cesare Mirabelli, Lorenzo Ornaghi, Mons. Michele Pennisi, Mons. Calogero Peri, Francesco Pignataro, Fabio Roccuzzo, Mons. Antonio Staglianò.