Mercoledi pomeriggio , assieme a tanti altri, abbiamo ascoltato la conversazione  del Professor Stefano Zamagni sul tema : L’economia che verrà.

Condividiamo le analisi fatte , le considerazioni sul peso della Burocrazia e sulle potenzialità del Terzo Settore in un’ottica di reale Sussidiarietà.

Vogliamo dare  il nostro contributo , abbinando ai concetti ed alle considerazioni svolte dal Professore , un poco di numeri per dimostrare che non solo dal punto di vista teorico muoversi attraverso strumenti burocratici porta ad una enorme dissipazione di risorse pubbliche, con conseguente impossibilità di giungere alla soluzione dei problemi e lo spunto per un progetto concreto.

Prendiamo  un tema di grande attualità, l’assistenza alle persone più deboli, gli anziani, parte importante del  Welfare.

L’ esempio sul quale ci soffermiamo riguarda la nostra città, Bologna,  un luogo dove le esperienze amministrative del settore Pubblico , che si esprime attraverso la sua burocrazia , almeno nel passato avevano  fama di grande efficienza.

Nell’anno  2013 , il Comune investiva nel Welfare la cifra  di quasi 96 milioni di euro , una cifra veramente considerevole , un quinto del bilancio annuale.

Ma come era impiegata questa cifra?

Il bilancio comunale nel settore era  così strutturato : un 43,4% di costi diretti ( i costi primi dei servizi  da erogarsi ai cittadini ) e un 56,6% di costi indiretti ( il personale organizzativo , costi specifici di struttura , energia consumi etc)

Entriamo nei dettaglio di un  servizio come prima anticipato , l’assistenza domiciliare agli anziani in difficoltà.

I servizi da erogarsi  venivano acquistati da Comune tramite gara al prezzo medio di 22 euro/ora.

Bene se a questo punto calcolassimo il costo pieno al servizio, applicando cioè ad ogni ora di servizio erogato i costi indiretti, il costo orario sale a 50,69 euro/ora.

Ma non è finito perché ai costi indiretti andrebbero sommati i costi Generali del Comune nel suo insieme pari ad un 22,52% del Bilancio annuale , per cui il costo per il Comune e quindi per il cittadino che con le proprie tasse finanzia il Bilancio del Comune sale a circa 65 euro/ora.

Da notare che l’operatore che materialmente esegue il servizio, aveva una retribuzione netta oraria media di circa 8 euro.

A questo punto fare i conti è facile : dei 65 euro spesi , 8 sono servizi 57 sono burocrazia e varie.

Abbiamo con tutta evidenza semplificato i ragionamenti, nei 57 euro ci sono i contributi , le tasse del lavoratore, i costi diretti dell’erogazione del servizio etc .

E notare che nessuno ruba , la macchina organizzativa lavora, la gente si da da fare

I problemi vengono dalla struttura implicita della burocrazia .

Ma se la Sussidiarietà fosse la guida del servizio, cosa cambierebbe?

Fino a pochi anni prima del 2013, la Fondazione del Monte di cui Zamagni era consigliere, applicando un progetto elaborato e gestito dal Professor Enrico Petazzoni , finanziava per alcuni anni il cosiddetto Progetto Anziani , un progetto che forniva assistenza domiciliare agli anziani in difficoltà soprattutto se indigenti.

I numeri erano i seguenti: il costo per la Fondazione per ora lavorata era di 12,5 euro/ora , i costi indiretti erano del 4% i costi generali del 7% circa, per un costo totale di circa 14 euro/ora  mentre la retribuzione oraria netta degli operatori era mediamente 8,5 euro/ora .

La contrattualistica era particolare , tutto funzionava su supporti informatici per abbattere i costi organizzativi ,  gli aspetti giuslavoristici erano stati studiati dal compianto Professor Marco Biagi per ottimizzare gli aspetti fiscali e contributivi.

Le organizzazioni che erogavano  i servizi erano tutte del TERZO SETTORE e una compressione dei costi derivava anche dal fatto che gli aspetti organizzativi nella fornitura dei servizi era fatta da volontari, mentre gli operatori che operavano direttamente nei servizi erano invece regolarmente  pagati per il servizio svolto.

L’esempio scelto certamente è molto particolare , il rapporto di efficacia non è sempre così ampio ( 14 contro 65) ma è significativo di come, a parità di risorse pubbliche , se venissero scelte vie non burocratiche puntando sul Terzo Settore si migliorerebbero di molto in quantità e qualità i servizi di welfare.

Nell’esempio a parità di spesa , si assisterebbero un numero di ben 4 volte superiore di anziani in difficoltà.

Eccoci quindi alle conclusioni : se il pubblico per il Welfare in generale, nel quale esiste un Terzo Settore organizzato , capace cioè di erogare servizi di qualità, smettesse di pensare a se stesso come burocratico erogatore, ma mantenesse solo il ruolo politico di raccoglitore di risorse economiche dai contribuenti per erogare i servizi finanziando direttamente il Terzo Settore e delegando ad esso l’erogazione dei servizi ed anche la sensibilità di scelta dei beneficiari, i risultati sarebbero immensamente più  significativi.

In questo caso alle parti sociali potrebbe essere affidato il ruolo di controllo.

Altro esempio interessante da studiare potrebbe essere il ruolo del Terzo Settore nell’emergenza Corona virus.

Il Terzo Settore è stato e tuttora è in prima linea nei servizi di assistenza sociale ed umanitaria ai malati di Corona virus. I Volontari delle varie associazioni  Onlus , Ong , si sono fatti carico di vari servizi: dalla consegna della spesa, di farmaci e di altri beni di prima necessità, al sostegno psicologico a distanza, alla guida delle autoambulanze.

Il Terzo Settore si è quindi mobilitato nella lotta contro il Corona virus ; anche negli ospedali le associazioni di volontariato sono state in prima linea.

Il Terzo Settore è stato indispensabile nell’emergenza e può avere lo stesso ruolo anche nella fase successiva di ricostruzione .

Per questo, come dice il Professor Zamagni, va coinvolto nei tavoli nei quali si discutono i piani per il dopo Corona virus.

La progettualità di tante ONG che hanno sempre lavorato per combattere la fame e la povertà nei paesi in via di sviluppo, potrebbe essere applicata anche in Italia.

Le campagne di fund raising , la promozione di forme di micro credito, i progetti nel settore sanitario, agricolo, dell’istruzione potrebbero essere adottati anche nel nostro paese.

Particolarmente interessante potrebbe essere l’esperienza del SAD ( sostegno a distanza ) che potrebbero essere “trasformati” in adozioni di vicinanza.

In Italia si calcola che i bambini in condizione di povertà economica siano oltre un milione e questo numero tenderà purtroppo ad aumentare a seguito della crisi economica .

Perché non finanziare direttamente le associazioni del Terzo Settore affidando a loro il compito di aiutare minori in difficoltà utilizzando meccanismi e procedure collaudate e già sperimentate in altri paesi senza inutili, costose autoreferenziali burocrazie ?

Si otterrebbero rapidità di azione , minori costi, una sensibilità vera a riconoscere i veri disagi .

Stefano Aldrovandi e Maurizio Angellini