Viviamo il tempo di opinioni sommarie, di analisi frettolose, di inevitabili superficialità e di facili ricorsi a giudizi sommari. Per non dire di quanto ci propongono tutte le sere gli infiniti talk shows televisivi o i titoli dei giornali.

Ecco ora un lavoro del professor Vittorio Emanuele Parsi, che insegna relazioni internazionali alla Cattolica, che propone invece una analisi ragionata sulla crisi dell’ordine liberale e democratico nelle sue espressioni politiche, economiche e internazionali.

Il libro (“Titanic: Naufragio o cambio di rotta per l’ordine liberale”, Il Mulino, 2022) avrebbe meritato una veste editoriale di maggiore respiro, considerate le trecento pagine fitte fitte e una bibliografia accurata che ne occupa altre cinquanta.

La lettura è agevolata dallo stesso autore con una introduzione chiara e stimolante che espone la sua tesi di fondo: la crisi dell’ordine internazionale liberale, in pratica la crisi dell’occidente, è una vicenda complessa che consegue alla rottura dell’equilibrio tra democrazia e mercato, al collasso del patto sociale tra capitale e lavoro “sia nella versione americana e liberale quanto in quella europea e socialdemocratica”.

Ne conseguono processi politici illiberali diffusi, segnati sia con l’avvento di potenze ostili come, dentro le stesse istituzioni democratiche, con il ritorno dei populismi.

I primi capitoli del libro offrono uno sguardo ravvicinato alle origini di queste complessità e l’ordine liberale e democratico è intuito come “il Titanic fuori rotta”.

Dopo il compromesso tra democrazia ed economia di mercato, che aveva caratterizzato il dopoguerra fino alla caduta del muro di Berlino, quando l’anticomunismo era ritenuto il principale requisito di ammissione all’ordine internazionale, le leadership occidentali non hanno saputo cogliere i “dividenti della storia”. In particolare quelle americane, fino al “tornado” scatenato da Donald Trump contro l’internazionalismo liberale con il suo atteggiamento nel trattare alleati e partner come rivali.

Ma questo è solo uno degli aspetti delle rotture, tanto più che nel contempo si sono rafforzate potenze autoritarie come Cina e Russia che oggi “cercano di creare un nuovo ordine internazionale spogliato dalle norme liberali”.

Di questo disordine ne hanno approfittato i poteri economici con la transizione dalla “libertà del mercato” alla “dittatura del mercato”, esplosa con la grande crisi finanziaria del 2007-8, con la diffusa recessione mondiale che ne è seguita, e che ha scosso la reputazione dell’occidente.

Le sfaccettature dell’”iceberg” che vede il professor Parsi sono poi delineate ampiamente e con chiarezza: dal terrorismo islamico e la sua polverizzazione in Medio Oriente e in Africa, al caos degli interventi militari in Irak e Afghanistan, al disastro del Mediterraneo con le migrazioni che l’Europa non ha né voluto né saputo governare.

Ora è tempo di “ristabilire la rotta”, rigovernando la crescita e soprattutto riscoprendo il valore delle solidarietà, e quindi superando le ragioni che hanno diffuso nelle società occidentali quel rancore diffuso che nasce dalle disuguaglianze crescenti e che porta al vicolo cieco dei populismi.

Peccato che il libro sia uscito prima dell’invasione russa in Ucraina e della dichiarazione congiunta Cina Russia del 4 febbraio scorso, perché certamente l’autore avrebbe trovato ben ampie conferme delle proprie tesi. Lo ha fatto con una intervista recente che si può trovare sul web (nel sito www.starmag.it ) che vale la pena di riprendere insieme alla lettura del libro.

L’occasione di leggere questo lavoro dal professor Parsi è aria fresca dalle finestre quotidianamente spalancate sul mondo e da dove ormai circola tanto di venefico spacciato per libertà di pensiero.

Guido Puccio