Trump dice che il suo potere di “comandante in capo” è limitato solo dalla sua “moralità”. Non ha bisogno del diritto internazionale. Decide lui quali sono i vincoli che possono essere applicati agli Stati Uniti. Reclama la libertà di utilizzare qualsiasi strumento di potere militare, economico o politico per consolidare la supremazia americana. Tutte cose che avevamo già ben capiti da soli, ma che lui ha verbalizzato nel corso di una intervista a The New York Times.

Il Presidente americano, del resto, è convinto che né Xi Jinping né Vladimir Putin possano seguire una logica simile a scapito degli Stati Uniti perché la potenza è il fattore determinante. I presidenti precedenti sono stati troppo cauti nell’utilizzarla per la supremazia politica o il profitto nazionale. Insomma, con Trump, siamo davvero, in grande, al Marchese del Grillo. Quello del “io sono io, e voi non siete …”. Peccato che la vita e il mondo sono un po’ più complessi di come la mette.

A ben riflettere, c’è da chiedersi se in cuor suo si senta davvero così sicuro e tutto questo suo modo di fare e di parlare – anche alla luce dei risultati importanti mancati, nel mondo e negli Usa – non sia invece una prova di debolezza.

La sua intervista a The New York Times ha coinciso con il voto del Senato, che è in mano ai suoi repubblicani, ha votato contro di lui la legge che gli impedirebbe di compiere altre azioni militari in Venezuela senza il via libera del Congresso. E così tra le sue fila cresce la divisione in vista delle elezioni di “midterm”. Certo, può sempre far organizzare cose alla 6 gennaio a Capitol Hill nel caso gli andassero male, ma le sue certezze potrebbero essere molto meno salde di quel che vuole fare apparire.

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