Da venerdì scorso, gli Stati Uniti hanno sospeso l’esenzione doganale per i pacchi importati di valore pari o inferiore a 800 dollari. Questo accordo, concepito per facilitare e avvantaggiare i consumatori statunitensi, è stato bruscamente interrotto dopo che le poste di oltre 20 paesi hanno interrotto le spedizioni di pacchi diretti negli Stati Uniti. 

Il limite degli 800 dollari esenti dalla tassazione venne introdotto nel 1938 portando grandi benefici  ad innumerevoli piccole imprese facilitate così negli scambi commerciali. Una vasta gamma di beni di consumo a prezzi accessibili ha letteralmente inondato il mercato statunitense e favorito milioni di famiglie comuni. Se nel 2015 il volume dei pacchi esentati dalla tassazione era di 139 milioni , nel 2024 è stato di 1,36 miliardi. La decisione di queste ore è destinata a scaricarsi su famiglie e piccole imprese con il rischio di fare rinunciare loro a numerosi beni il cui acquisto era diventato per loro scontato. Le conseguenze saranno sentite anche da una parte di coloro che formano la immensa rete di vendita interna agli Stati Uniti.

Il provvedimento avrà anche un impatto sociale perché va a fare aumentare i costi del consumo delle fasce più povere della popolazione che godeva di questa che poteva essere considerata una “piccola” esenzione fiscale. Così come colpirà quel settore delle piccole imprese che negli ultimi anni ha creato due terzi di tutti i nuovi posti di lavoro negli Usa.

Un altro colpo alla globalizzazione si può dire che si è anche sviluppata proprio grazie all’enorme aumento del trasferimento di prodotti da un continente all’altro. Vedremo quanto Trump ci metterà a capire che quella che poteva sembrare una “furbata” per incassare più soldi potrebbe rivelarsi un altro dei suoi “suicidi” di immagine e di sostanza agli occhi, e per le tasche, dei consumatori americani.

 

 

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