Donald Trump ha presunto troppo di se stesso? Dopo il bombardamento israeliano nel Qatar, l’entrata dei carri armati a Gaza, e la preparazione dell’annessione di parte della Cisgiordania, sono più che mai a rischio quei Patti d’Abramo su cui egli contava per trovare una soluzione alla multi decennale questione mediorientale. Certo, mettendo una pietra tombale sopra questioni complicatissime più che venendo incontro alle esigenze dei popoli. Un accordo di vertice che, però, avrebbe consentito agli Stati Uniti di disincagliarsi dalle melmose rive del Golfo e da quelle della parte del Mediterraneo su cui c’è Israele. E, quindi, dedicarsi con mani più libere al confronto – scontro con la Cina.

Trump, invece, deve fare l’equilibrista. Mentre scopre quanto diventi ogni giorno di più dipendente dai suoi alleati israeliani che gli dettano l’agenda ben più di quanto non abbiano mai fatto in precedenza con l’Amministrazione di Washington. Agenda che sembra scritta per andare ben oltre la voglia di sancire la dimensione di Israele quale forte potenza regionale ed inserirsi, invece, nel più ampio quadro internazionale. Più c’è conflittualità nel mondo e più si rosicchiano altri pezzi di territori per la realizzazione del sogno del Grande Israele.

Benjamin Netanyahu l’Israele “super Sparta” e vagheggia il fatto che il suo Paese debba “adattarsi a diventare un’economia con caratteristiche autarchiche”, in particolare per l’industria bellica. Lucido delirio?  Reggerà fino a quando l’economia israeliana potrà ricevere ossigeno dai paesi occidentali e, soprattutto, attingere ai finanziamento americani e a quelli dei giganti multinazionali della difesa e dell’Hi tech che fanno un tutt’uno con Trump?

Abbiamo, dopo 90 anni, il ritorno ad una formula mussoliniana che, come fu quella del Duce ai tempi dell’invasione dell’Etiopia che potrebbe, forse, essere l’ultimo e il più audace azzardo per il Primo ministro israeliano. Il quale sa benissimo che tutto il suo ragionare ha bisogno del sostegno di Trump e di quello della intera società israeliana. Ma, soprattutto, ha necessita di un Occidente che, nel suo complesso, continui a parlare senza intervenire con decisione per fermarlo nonostante i popoli – soprattutto quelli europei – spingano in quella direzione. Ed anche i paesi arabi – soprattutto i produttori di petrolio – si trovano a fare i conti con un’opinione pubblica sempre più irritata con gli Stati Uniti e con molti paesi europei. Una situazione che rischia di diventare esplosiva, anche se i nostri commentatori fingono di ignorarla forse perché sperano che, a differenza di quanto accaduto nel 1973, non si ripeta l’uso dell’embargo sul petrolio e il gas quale unica arma effettivamente disponibile.

Dalla Lega Araba è intanto giunta proprio ieri la minaccia di una possibile ufficializzazione della sepoltura degli Accordi di Abramo e la richiesta, mai avanzata finora a tale livello, di una “punizione” per Netanyahu. E’ chiaro che il messaggio lascia indifferente l’attuale Governo israeliano. Ma non può essere lo stesso per Donald Trump. Il quale è costretto a barcamenarsi come mai accaduto prima ad un inquilino della Casa Bianca: manda il Segretario di stato Rubio a Gerusalemme per dare sostanzialmente il via libera all’attacco a Gaza City e ad una parziale annessione della Cisgiordania, ma al tempo stesso, deve ricordare che il  Qatar è “un grande alleato” degli Usa. Non a caso l’Emirato ospita la più grande base americana nella regione.

Quanto può durare tutto ciò? Quanto ci porta lontano il constatare l’esistenza di un trilemma per il mondo occidentale odierno formato dalla guerra d’Ucraina, dall’invasione di Gaza e dai rapporti con Pechino e il suo lavorio in atto per dare vita ad un vero e proprio mondo “alternativo”?

Trump, allora, è costretto a registrare la determinazione di Putin e a proseguire le trattative commerciali con i cinesi su di una posizione molto meno forte di quanto non avrebbe voluto. E a Madrid i suoi inviati trattano per salvare TikTok che tanto sbrigativamente voleva liquidare subito dopo il suo insediamento alla Casa Bianca. Intesa ancora molto misteriosa e che sarà oggetto di una conversazione con Xi da Trump annunciata per questo venerdì. Si tratta di una trattativa “privata” ha chiarito il Presidente americano ed, ovviamente, ci aspettiamo che si trasformi in un ennesimo cadeau a qualcuno di quelli delle Hi Tech che hanno finanziato pesantemente la campagna elettorale repubblicana.

Il barcamenarsi di Trump continua soprattutto  a danno degli “alleati europei” e della Nato. Inascoltato da Putin, èE’ costretto ad addebitare ad altri lo stallo in cui si trova. Quelli che indica come un generico insieme di paesi, Nato ed europei. A loro lascia la responsabilità di una scarsa efficacia delle sanzioni. Dimenticando che tra quelli europei vi sono Ungheria e Slovacchia, cioè due paesi che gli fanno da scendiletto. E la Turchia, che è sì Nato, ma non è ancora Europa.

Per cui, al momento,  Trump sembra avere sempre e solo un punto di riferimento oggettivo e costante: tenere l’Europa a bagnomaria!

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