Alla fine l’ha avuta vinta Putin. E non era difficile prevederlo. E’ rientrato da protagonista nella grande partita mondiale, da cui era stato, sostanzialmente, relegato ai margini, dalla scomparsa dell’ URSS.

Non deve cessare il fuoco ed, infatti, continua a bombardare impunemente anche nel giorno del “summit”, di fatto sbeffeggiando il suo interlocutore. Ha evitato nuove sanzioni, in particolare le “secondarie” a carico dei paesi che commerciano con la Russia. Non si è vincolato a nessun calendario per successivi passaggi della trattativa.

Trump scende dal ring come un pugile suonato e gli americani – cominciando da chi lo ha sostenuto e votato – devono preoccuparsi seriamente: è ormai evidente che si sono messi nelle mani di un incapace. Tale è apparso un Presidente impacciato e cerimonioso, a tratti ossequioso piu’ del dovuto e quasi intimidito da Putin. Come se avesse finalmente capito che il gioco è più grande di lui e Putin è in condizione di sgusciargli dalle mani come un’anguilla.

Con la guerra in Ucraina, Putin ha messo a segno due fondamentali obiettivi che valgono molto di più della conquista territoriale del Donbass. Per un verso, ha coagulato attorno a sé – auspice la Cina che ne rappresenta il vero apice – un nuovo sistema di alleanze internazionali.
Per altro verso, ha diviso l’Occidente non una, ma due volte. L’ ha diviso sul piano delle relazioni interatlantiche: insperato regalo offertogli, su un piatto d’argento, dal suo compagno di merenda di Washington, anche per ingraziarsene la simpatia. Ed ha diviso il fronte interno dei singoli paesi europei, sia in ordine ai rapporti politici, sia in ordine alle fratture delle pubbliche opinioni.

Cosa particolarmente evidente in Italia, unico Paese in cui una metastasi putiniana , com’è da noi la Lega, rappresenta addirittura una forza assolutamente centrale per la tenuta della maggioranza di governo. Per giunta, anche il vezzo ideologico trumpiano della Meloni incoraggia la fiducia degli altri paesi europei, nei confronti del nostro, o meglio, del governo in carica “pro tempore”.

Hanno, finalmente, compreso i pacifisti “ad oltranza” che Putin non vuole la pace per il semplicissimo motivo – piu volte ribadito su queste pagine-che ha bisogno della guerra?

Infine – ma su questo torneremo più avanti – Trump non sa far di meglio che passare la patata bollente agli europei ed a Zelensky.

Domenico Galbiati

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