Gli Stati Uniti d’America rappresentano, da sempre, nell’immaginario popolare il “grande sogno” (I have a dream di Martin L. King), lo Zio d’America che poteva donare con generosità, il progetto progressista di J. F. Kennedy, una sorta di mamma – nazione dalle braccia larghissime che accoglieva tutti, indiscriminatamente, di ogni provenienza, religione e color di pelle. Ultimamente, invece, tra il primo ed il secondo mandato di Trump assistiamo ad uno scenario immondo: giovani donne ammazzate innocentemente, retate razziali e respingimenti di massa, e quant’altro,  per via di un sovranismo repubblicano che è a dir poco retrogrado, ottuso e bellicoso che sta stravolgendo e facendo perdere la  vecchia, bella faccia democratica ed anche il cuore di una volta.

Ma dov’è finita l’opinione pubblica, “potente” , che influiva tanto sulla scena politica, addirittura internazionale e che costringeva i presidenti a rassegnare le dimissioni? Nell’era social sembra acefala, aggressiva o indifferente ai diritti civili, alle guerre, all’inflazione globale galoppante, alla rottura con l’U. E. e con gli storici alleati NATO! Riscontriamo una quasi totale assenza di etica ed un fanatismo religioso che rasenta la blasfemia, davvero raccapriccianti. Il giornalismo famoso per i dossier documentatissimi dov’è finito? Ed ancora, i pacifisti e gli ambientalisti?!?

A livello istituzionale, oltre a constatare l’inconsistenza del Vicepresidente Vance e del Segretario di Stato Rubio, assistiamo a scene vergognose, inimmaginabili: tre distinte, anzi discordanti versioni nel corso dell’intervista in aereo a Trump, in cui si inserisce improvvidamente un suo assistente, in merito al bombardamento dell’edificio scolastico, nel quale hanno perso la vita 180 bambine iraniane.

Dice bene, benissimo Stefano Massini quando afferma che sui mezzi militari non dovrebbe esser impressa la V come vittoria, bensì la P come pace, poveracci, preoccupazione, petrolio, prrezzi, pigrizia, pianto, passerà … E chissà se passera, ma certamente è assurdo dividerci tra forze politiche di maggioranza e d’opposizione, tra amici degli USA e di Israele o sostenitori del popolo palestinese, tra persone di buona volontà che pregano e aspirano alla pace ad ogni costo e quelli che credono soltanto alla necessità del riarmo, secondo il dettame della presidente Von der Leyen, e parlano ipocritamente di de-escalation.

Michele Marino

About Author