In molti non hanno dubbi  e lo dicono sempre più esplicitamente: la Brexit è la principale responsabile degli attuali mali dell’economia britannica. E’ accusata soprattutto dell’impennata dei prezzi dei prodotti alimentari. L’ultimo ad intervenire apertamente è stata Swati Dhingra, della London School of Economics e componente il Comitato di politica monetaria della Banca d’Inghilterra.

A suo avviso può rivelarsi sbagliata la politica dell’innalzamento dei tassi d’interesse, che qualcuno prevede salire al 4,5% dall’attuale 3%, proprio mentre si è in attesa della decisione che dev’essere presa il prossimo 15 dicembre da parte del Comitato di cui la Dhingra è componente.

Secondo l’esperta, che già a suo tempo aveva avvertito sui rischi legati alla Brexit, ci sono evidenti segnali dell’influenza negativa sulle condizioni economiche del Regno Unito comportata dalla decisione di uscire dall’Unione europea. Influenza negativa cui si sono poi aggiunte quelle conseguenti agli oltre due anni di pandemia e allo scoppio della guerra in Ucraina.

Altri ricercatori sostengono che la Brexit ha comportato un aumento del costo della spesa alimentare dei britannici per oltre sei miliardi di sterline e ad aumenti medi del costo del cibo di almeno il 3%, visto che almeno tre quarti delle importazioni nel settore venivano dai paesi dell’Unione europea.

La scorsa settimana The Observer ha condotto un sondaggio secondo il quale il 66% dei britannici valutano negativamente le conseguenze dell’abbandono dell’Unione europea e solo il 22% la pensa al contrario. Interessante che tra i conservatori, quelli che maggiormente si sono battuti per la Brexit il rapporto sia di 51 a 39. Lo stesso sondaggio registra il desiderio del 34 per cento degli intervistati di rientrare nell’Unione e del 25 di riallacciare più strette relazioni con gli altri paesi del continente per riottenere, almeno, l’accesso al mercato unico europeo.

Anche tra i laburisti non manca chi chiede al Segretario, Keir Starmer , di definire una serie di politiche pratiche per affrontare quello che un ex ministro socialista e membro della Camera dei Lords, Peter Hain, ha definito il “disastro” economico della Brexit e fare così in modo d’impedire che Scozia, Galles ed Irlanda del Nord possano coltivare l’idea della propria indipendenza.

Secondo Peter Hain, le crisi causate dal cambiamento climatico, la guerra in Ucraina, la mancanza di crescita economica e l’aumento dei prezzi dell’energia possono essere affrontati solo attraverso una più stretta cooperazione con la UE vicini andando oltre i limiti previsti dagli attuali accordi sulla Brexit.

Hain sostiene che l’uscita dall’UE costituisca la ragione principale per cui il Regno Unito è l’unico paese del G7 a ritrovarsi un’economia ancora al di sotto delle sue dimensioni pre-pandemia.

CV